Epifani: «Se salta l’accordo, sarà peggio per tutti»

03/10/2007
    mercoledì 3 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      «Se salta l’accordo, sarà peggio per tutti»

        Epifani all’assemblea di Wind: non abbiamo governi amici, pensiamo a lavoratori e pensionati

          di Felicia Masocco/ Roma

          QUALCOSA IN PIÙ L’accordo è meglio di niente, «se salta tutto lavoratori e pensionati non stanno meglio, stanno peggio». È un punto di partenza, per Guglielmo Epifani, assicura «qualche diritto in più» e il problema «non è se cade o non cade il governo ma se la maggioranza in Parlamento sostiene il protocollo» e non mandi tutto all’aria. Il segretario della Cgil parla al termine dell’assemblea con i dipendenti di Wind, età media poco sopra i trenta anni, moltissimi in forza al call center luogo-paradigma del lavoro “moderno”, palestra di anni di precarietà. La sua replica arriva dopo una quindicina di interventi per lo più orientati verso il “no” e la platea lo applaude in modo convinto, come pure aveva applaudito i colleghi, quelli favorevoli e quelli che non hanno taciuto critiche e dubbi, specie sulla legge 30 che nella cittadella telecomunicazioni, ai confini di Roma, ha più presa dell’abolizione dello scalone.

          Nessun fischio, nessuna interruzione, un clima disteso e molta attenzione. In Wind la Cgil è il primo sindacato con 12 delegati, ma chi si aspettava un’assemblea “pilotata” ha dovuto assistere a un confronto franco, spontaneo, con i sostenitori del no – anche tra i cigiellini – che si sono iscritti a parlare uno dietro l’altro, determinati a dare battaglia nonostante la convinzione che l’accordo passerà a larghissima maggioranza.

          Non solo alla Wind. È opinione diffusa che alla fine il referendum non verrà bocciato, «il protocollo è un passo avanti rilevante» afferma il ministro del Lavoro Cesare Damiano, fiducioso che «verrà apprezzato dai lavoratori». In ogni caso «il sindacato non sottopone ai lavoratori un giudizio su un governo, ma sui contenuti del protocollo». Anche il segretario Ds Piero Fassino è convinto che «ci siano tutte le condizioni per un largo consenso perché l’intesa introduce notevoli miglioramenti sia per la per previdenziale che nella lotta alla precarietà e per la certezza lavoro». Spera, al contrario, che i «no» saranno molti il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. «Più ce ne saranno, più saremo forti in Parlamento. Vorrei evitare la crisi di governo, ma vorrei anche che il governo recuperasse il consenso perduto». Prodi «non deve tapparsi le orecchie», i fischi di Mirafiori «sono segno di malessere molto forte».

          Tra i lavoratori Wind, il malessere si chiama esternalizzazione, cessione di rami d’azienda, mancanza di servizi per le lavoratrici madri, argomenti che ricorrono negli interventi e che rafforzano le ragioni del «no», si aggiungono alla legge 30, alla previdenza, alla detassazione degli straordinari in un tutt’uno che prevalica i contenuti del protocollo. «Il sindacato ha riposto fiducia nel governo amico e ora deve risvegliarsi da un sogno», è la critica ricorrente anche tra iscritti e simpatizzanti Cgil. «Magari fosse stato un governo amico», ha ribattuto Epifani raccontando che l’esecutivo non ha certo reso più facile la trattativa. Ma questo è stato, una trattativa con tanti interlocutori, ognuno per sé, «avessi fatto un accordo con me stesso lo avrei fatto strepitoso». «Anch’io sulla legge 30 volevo di più, ma quello che c’è è un passo in avanti o no?». Il protocollo è un compromesso che tuttavia «dove più, dove meno, segna avanzamenti». Ed è necessario «stare attenti», conclude Epifani, «quello che è stato fatto potrebbe non valere nulla. Deve diventare legge», «è un accordo che ci rende più forti, più sereni e con qualche diritto in più».