Epifani scrive a Prodi: così non va

26/07/2007
    giovedì 26 luglio 2007

    Pagina 9 – Economia

    Epifani scrive a Prodi: così non va

      «Testo sconosciuto e problema di merito sul mercato del lavoro». Si vota l’accordo a punti?

        di Giampiero Rossi/ Milano

          PROBLEMI Le scelte del governo sul mercato del lavoro aprono un «evidente problema di merito». Così il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani scrive in una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio, Romano Prodi, nella quale chiede se sia possibile firmare l’accordo sul welfare «solo per parti» e non per intero. Il problema è serio, perché all’interno della Cgil ribollono malumori che il leader, oltre a dover gestire, condivide almeno in parte e lo ha detto subito, a chiare lettere, appena uscito da palazzo Chigi con in mano il testo definitivo del protocollo proposto dall’esecutivo.

          Nella sua missiva a Prodi, infatti, Epifani sottolinea che il Comitato Direttivo della Cgil «ha approvato la scelta di sottoscrivere il Protocollo sul Welfare» ma che questa decisione «si accompagna ad una contrarietà sulla parte dell’accordo relativa al mercato del lavoro e alla decisione di azzerare ogni contribuzione aggiuntiva sullo straordinario. La scelta da parte del governo di presentare su tali punti un testo non visto in precedenza nella sua stesura definitiva, se non pochi minuti prima dell’incontro – aggiunge il dirigente sindacale – apre, per quello che riguarda la Cgil, un evidente problema di merito, trattandosi di materie strettamente attinenti alla dimensione contrattuale del sindacato dove, ad esempio, la cancellazione di un aggettivo determina il rovesciamento di un significato».

          E non è tutto. Perché «c’è infine – scrive ancora il leader Cgil che conclude la lettera “con stima” – l’esigenza di un ultimo chiarimento: ferma restando la scelta della Cgil, il governo ritiene che l’accordo possa essere sottoscritto anche solo per parti o vada sottoscritto per intero? Si tratta ovviamente di due scelte non uguali». Non è soltanto una questione di forma, in gioco ci sono nodi che stanno a cuore al sindacato e sui quali si è giocata buona parte della campagna nei luoghi di lavoro quando si è trattato di sostenere il voto in favore del centrosinistra, dopo i cinque lunghi anni berlusconiani. E alle critiche del sindacato si aggiungono, con toni decisamente più aspri, quelle di Rifondazione comunista e Pdci che minacciano battaglia contro il protocollo.

          Ma dalla maggioranza, e dai Ds in particolare, arrivano messaggi, rivolti più apertamente all’alla sinistra della coalizione, che sembrano voler respingere qualsiasi tentativo di rimettere mano all’accordo: secondo il leader della Quercia, Piero Fassino, infatti, l’accordo su welfare e pensioni siglato dal governo è «importante», di «grande valore sociale» e sono incomprensibili le critiche di alcuni partiti della maggioranza e di una parte del sindacato. «È la prima volta – spiega Fassino – che c’è un pacchetto di misure previdenziali che non contrappone padri e figli. È la più grande e significativa manovra sul mercato del lavoro e sulla previdenza degli ultimi anni», un intesa quindi che garantisce l’equilibrio dei conti, che si occupa del problema delle pensioni basse, che affronta la questione della previdenza per chi oggi è giovane, che implementa la previdenza integrativa. Un risultato che è merito in particolare del lavoro «paziente di mediazione del ministro Damiano» e anche della disponibilità di Tommaso Padoa-Schioppa «che ha messo in campo le risorse finanziarie disponibili». Per questo, secondo Fassino, le critiche devono essere lette come un «riflesso istintivo di conservazione». Il Pd, avverte, «sosterrà in Parlamento e nel paese» questo accordo «che rappresenta un fatto di innovazione e di riforma».

          E a ribadire la linea di difesa totale all’operato di Damiano, interviene anche il responsabile delle politiche per il lavoro dei Ds, Pietro Gasperoni: «Gli aspetti giudicati insufficienti sul mercato del lavoro non possono oscurare la positività complessiva di un negoziato e del suo risultato finale che rappresenta un passo avanti molto importante per i lavoratori i giovani e i pensionati. Toccherà ora al parlamento – prosegue – fare la propria parte, valutandolo nel merito in ogni sua parte e trasformarlo in legge, sapendo che in caso contrario, ne subirebbero un danno proprio i lavoratori i pensionati e i giovani. Sono totalmente ingiuste – aggiunge il dirigente della Quercia – le accuse di incoerenza rivolte al ministro del lavoro, che si è invece distinto per l’equilibrio e la pazienza con cui ha tessuto la trama di un accordo con le parti sociali che solo pochi giorni fa sembrava impossibile».