Epifani: scatta il patto con Mussi e i 150

08/06/2007
    venerdì 8 giugno 2007

    Pagina 9 – Primo Piano

      A SINISTRA

        Epifani: basta con questo ritornello
        E scatta il patto con Mussi e i 150

          Enrico Marro

            ROMA — Le sinistre estreme non scavalcheranno a sinistra il sindacato sulle pensioni. È questa la rassicurazione che hanno ricevuto ieri mattina i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil nell’incontro con i leader di Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. Un vertice che si è tenuto non a caso prima dell’assemblea dei 150 parlamentari che fanno capo alle quattro sigle, ieri pomeriggio al cinema Capranica. Nelle parole dei leader che si sono avvicendati al microfono c’è stata così da un lato la riaffermazione della necessità di attenersi al programma elettorale, che prevede l’abolizione dello «scalone Maroni», e dall’altro la garanzia che le sinistre staranno comunque dalla parte del sindacato: sia nel caso di scontro col governo sia — ed è questa la cosa più importante — nel caso di accordo.

            Il messaggio politico è questo: un’eventuale intesa tra Cgil, Cisl, Uil ed esecutivo non verrebbe attaccata da sinistra. Il gioco di sponda conviene a entrambi. Al sindacato, in particolare alla Cgil, che teme contestazioni da sinistra (la Fiom già vuole fare lo sciopero generale a difesa delle pensioni). Alle sinistre perché un eventuale cedimento rispetto alla richiesta di abolizione pura e semplice dello scalone potrebbe essere giustificato addossandone la responsabilità ai sindacati. Di qui il patto di non belligeranza.

            Il confronto tra sindacati e sinistre è propedeutico al vertice di maggioranza di giovedì prossimo, dove, come dicono da un lato Fabio Mussi (Sinistra democratica) e dall’altro Paolo Ferrero (Rifondazione), lo schieramento a sinistra del nascente Partito democratico intende presentarsi forte del peso dei suoi 150 parlamentari per condizionare la fattura del Dpef, il documento di programmazione nel quale il governo dovrebbe indicare, tra l’altro, le sue intenzioni in materia di pensioni e Welfare. E tutti hanno commentato positivamente la mancata firma del governo al rapporto Ocse sulle pensioni. Ma l’appuntamento di ieri è stato propedeutico anche all’incontro che i sindacati avranno a Palazzo Chigi con Romano Prodi e mezzo governo, venerdì prossimo. Da lì dovrebbe partire una trattativa serrata per arrivare in un paio di settimane all’accordo.

            Epifani ha subito voluto rassicurare gli interlocutori delle sinistre estreme che la Cgil non ha affatto aperto sugli «scalini», cioè sul piano del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, di attenuare anziché abolire lo scalone, prevedendo un aumento graduale dell’età pensionabile (da 57 a 58 anni nel 2008 invece dei 60 previsti dalla Maroni). E ha invece insistito sulla necessità di garantire che i 57 anni verranno mantenuti per tutti i lavori usuranti. Ma il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, si è mostrato scettico sulla possibilità di individuare quest’area (non ci si è riusciti dal ’95 a oggi) e, come Oliviero Diliberto (Pdci), ha insistito sulla strada dell’aumento volontario e incentivato dell’età pensionabile. Tutti hanno concordato sulla necessità di portare a casa l’aumento delle pensioni basse e il blocco del taglio dei coefficienti. Priorità per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha ripetuto: se per ottenere la rimozione dello scalone — una cosa che sta più a cuore alle sinistre e che comunque andrebbe a beneficio di un numero limitato di lavoratori — bisogna trovare le risorse tagliando le pensioni di tutti, allora è meglio tenersi lo scalone.

            Considerando che il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ha detto che la cosa più importante è come gestire la comunicazione nella trattativa e che Diliberto ha manifestato allarme per la sconfitta subita dalla maggioranza nelle amministrative, si capisce meglio che, a questo punto, il pallino della trattativa con il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, sta più in mano a Epifani, Bonanni e Angeletti che a Mussi, Ferrero e Giordano.