Epifani rilancia la politica dei redditi. E lo sciopero

17/02/2004



   
17 Febbraio 2004

 

Epifani rilancia la politica dei redditi.
E lo sciopero
Il direttivo Cgil discute di potere d’acquisto e di riforma delle pensioni. Maroni: giovedì chiudiamo

PAOLO ANDRUCCIOLI
Cgil a una prova difficile. Il sindacato di corso d’Italia deve fare un bilancio delle sue scelte e degli equilibri politici interni e deve mettere a punto una linea chiara per affrontare i prossimi appuntamenti di cui il primo è la convocazione a palazzo Chigi (formalizzata solo ieri) di tutte le parti sociali sulle pensioni. La riunione – confermata appunto ieri dal ministro Maroni che l’aveva annunciata già dalla scorsa settimana – si terrà nel pomeriggio di giovedì e il governo, oltre la Cgil, ha convocato 37 sigle. Ieri lo stesso ministro del welfare ha voluto lanciare un messaggio distensivo nei confronti dei sindacati, sostenendo che il governo si è convinto ad accettare il silenzio-assenso per il passaggio del Tfr ai fondi pensione. Cade così l’obbligatorietà che sarebbe stata tra l’altro oggetto di possibile incostituzionalità. Ma nelle intenzioni del governo rimangono gli obiettivi di fondo che hanno caratterizzato sin dall’inizio la delega: lancio della previdenza complementare, taglio della spesa previdenziale dello 0,7% rispetto al Pil, ridiscussione del sistema di finanziamento della previdenza pubblica. La Cgil deve perciò mettere a punto con attenzione le sue prossime mosse, pensando anche alle reali possibilità di unità sindacale con Cisl e Uil. Sulle pensioni, nonostante le tante manovre diplomatiche che sono state realizzate nell’ultimo periodo, quello che si profila non sembra però un accordo, ma una nuova probabile rottura con il governo. Se il governo confermasse tutte le sue intenzioni sulla riforma (seppure emendata), la Cgil si dichiara già pronta a un nuovo sciopero generale. Giovedì si chiarirà definitivamente il quadro e si chiariranno anche le posizioni di Cisl e Uil. Ieri Maroni ha parlato di giovedì come dell’appuntamento finale.

La Cgil non discute però ovviamente solo di pensioni. Troppi sono infatti i nodi che si devono chiarire e tante le questioni che rischiano di creare tensioni interne. Ieri, dopo la riunione della segreteria nazionale, il dirittivo si è aperto con la relazione del segretario generale, Guglielmo Epifani, che ha esordito ricordando che proprio un anno fa la Cgil organizzava uno sciopero generale da sola. Quello sciopero – che nonostante le critiche, ebbe un grande successo – era dedicato a un tema particolare: il declino industriale del paese. Per prima, da sola, attaccata o inascoltata, la Cgil lanciava il tema del declino industriale del paese e della mancanza assoluta di una politica di sviluppo da parted el governo. Un tema che poi nel corso dei mesi è diventato perfino una moda.

La situazione reale ci ha dato purtroppo ragione, ha ricordato ieri Epifani parlando delle tante crisi industriali che si sono susseguite in un anno. Oggi la crisi industriale è generalizzata e la stessa forza dell’euro diventa paradossalmente un problema per un industria così fragile.

Stesso discorso sul fronte dei salari e della poltica dei redditi. Crolla il Pil e crollano di coseguenza tutti i redditi da lavoro. Come se ne esce? Si chiede Epifani. «Ci vuole una nuova politica dei redditi?». E quale modello di relazioni industriali è possibile rilanciare con un governo che ha perso l’abitudine della concertazione. Il problema vero, per il segretario generale, è che cosa chiedere alla politica dei redditi. Quattro i punti indicati ieri: tenere sotto controllo l’inflazione e farla scendere; innalzare la quota di reddito prodotto verso i redditi da lavoro; orientare scelte fiscali e contributive per sostenere i redditi da lavoro, le pensioni e i lavoro «poveri»; una politica sociale (casa, scuola, sanità, assistenza) che sia coerente con il segno di euità che si chiede alla politica dei redditi.

Il quadro che emerge dalla relazione di Epifani è insomma un quadro di rilancio della politica dei redditi,che è stata praticamente abbandonata negli anni di governo della destra. Un nodo politico vero da sogliere riguarda però anche il contesto in cui si collocherebbe questa nuova politica dei redditi. Epifani pensa alla concertazione stile anni `90? Ma come si concilia quel modello con un governo che non ama neppure «il dialogo sociale»? Un’altra posizione presente nel dibattito della Cgil è il rilancio del conflitto salariale. E’ la posizione per esempio della Fiom, ma non solo. Nel direttivo le due posizioni si confronteranno, facendo i conti anche con la legge 30 e con i relativi accordi che la Cgil ha la tentazione di firmare.