Epifani rilancia: diritto di voto per gli immigrati

19/05/2003

              sabato 17 maggio 2003

              Treviso, la Cgil riunisce i lavoratori stranieri nella patria della xenofobia leghista. Le testimonianze di chi deve ogni giorno battersi per far valere i propri diritti
              Epifani rilancia: diritto di voto per gli immigrati

              MicheleSartori

              TREVISO Sergio Bellato, presidente di Unindustria, ha una richiesta per il futuro sindaco: restituire alla città un’immagine decente: «Ovunque, ormai, Treviso è la città che per definizione respinge
              l’immigrato. È un’etichetta pesante, negativa; anche economicamente». Don Canuto Toso, responsabile della fondazione
              Migrantes, ha in bocca una mezza scomunica per certi trevigiani: «Tenere le case inutilizzate pur di non darle in affitto agli immigrati, è un peccato sociale: dobbiamo gridarlo forte». E Maria Luisa Campagner, candidata dell’Ulivo, ha un impegno prioritario: «Rimetterò al loro posto le panchine tolte da Gentilini»:
              quelle estirpate per impedire agli extracomunitari di sedersi.
              Mah. Tre sogni, sembrano: battere la Lega, avviare politiche responsabili, rassicurare la gente. Per ora, paura per paura, il marocchino Boukadid Taoufik è preparato a convivere ancora un bel pò con la sua: «Io non temo di essere scippato per strada: io temo di essere scippato dei miei diritti e della mia dignità». Racconta: «La casa in affitto l’ha finalmente trovata la mia ragazza, ed io ho dovuto spacciarmi per spagnolo». Annota: «La Bossi-Fini ha introdotto il reato di disoccupazione». Conclude: «In tanti anni
              che sono in Italia, non ho mai visto una campagna elettorale che si apra con una emergenza-diritti. C’è sempre l’emergenza-violenza». Taoufik è indignato. Invece Zoubida Ghezali, giovane algerina, è
              una natura ironica. Difende le tante colte extracomunitarie costrette a metamorfizzarsi in badanti per evitare l’espulsione: «Sfruttateci pure. Però sfruttate anche i nostri talenti». Chiude uno scoppiettante
              intervento così: «Grazie a Treviso per l’ospitalità. Comunque presu-
              mo che questo cinema non sia di gestione comunale, vero?».
              Il cinema è l’Embassy. Lo ha scelto la Cgil del Veneto per presentare pubblicamente le sue proposte sull’immigrazione. Presenze istituzionali sottozero: nonostante l’argomento e la presenza di
              Guglielmo Epifani. O forse, proprio per questo. Eppure è un convegno ricco di stimoli. Si può ascoltare, intervistata e tradotta, la timida «badante» rumena che una «ottima famiglia» ha tenuto letteralmente sequestrata in casa per un lungo periodo, alla paga di centocinquanta euro mensili. Viceversa, l’esperienza di Edgar Serrano, quarantunenne venezuelano che, a Piazzola sul Brenta,
              è stato nominato assessore «per la partecipazione». A Piazzola c’è anche un «Consiglio comunale delle comunità straniere», di fresca rielezione, e che discute tutti i problemi del comune, non solo quelli riguardanti l’immigrazione. Un miracolo, l’inserimento, garantisce
              Serrano: «Siamo l’unico comune della provincia totalmente privo di episodi di criminalità che coinvolgano gli immigrati».
              A proposito della facile equazione criminalità-stranieri: Gian Antonio Stella, autore de L’Orda, presenta gli ultimi risultati della sua personale campagna «Smontare gli stereotipi». Adesso ha preso
              di mira quelli che «ma i nostri vèci no i xera cusì», i nostri vecchi emigranti non erano come quelli cattivissimi di oggi. Enumera statistiche Istat: «Nel Veneto di cent’anni fa, quando emigravamo,
              c’era annualmente un omicidio ogni 16.727 abitanti. Oggi in Sicilia c’è un omicidio ogni 61.910 abitanti, in Campania uno ogni 45.529. Il Veneto di allora era tre volte più violento della Campania oggi, quattro volte più violento della Sicilia, e otto volte più violento
              del Veneto di adesso».
              Altre cifre? Quelle di Bruno Anastasia, uno dei tre-quattro economisti iperspecializzati nel fotografare il Nordest. In Veneto (quasi 200.000 immigrati ufficiali, 16.000 dei quali hanno già fondato proprie imprese; 60.000 domande di sanatoria) la quota di lavoratori si regge solo grazie al costante afflusso da fuori:
              «Se immaginassimo di chiudere le frontiere, la popolazione in età 20-49 anni diminuirebbe di 200.000 unità in meno di dieci anni». Nonostante le difficoltà dell’economia, precisa il presidente degli
              industriali trevigiani Sergio Bellato, «oggi come oggi un altro migliaio di immigrati troverebbe facile lavoro». Ne impiega
              anche lui: «Cinque, su venticinque operai. Un magazziniere, un conduttore di muletto, tre cablatori, e ne sono molto soddisfatto.
              Ho trovato la casa a tutti, fornendo la mia personale garanzia».
              E che dice Bellato della Bossi-Fini? «Per ora ha prodotto una forte sanatoria, ed ha premiato chi lavorava da clandestino.
              Già questo fatto impedisce nuovi flussi, frena la ricerca delle figure professionali di cui abbiamo bisogno. In ogni caso, quello delle quote annuali è un meccanismo troppo rigido: bisognerebbe
              programmarle territorialmente».
              Epifani va oltre. «Non siamo contro le flessibilità: siamo contro le flessibilità cattive. L’aspetto più inaccettabile della Bossi-Fini sono proprio i flussi regolati». E poi: «Non possiamo ritardare il diritto
              di voto». A questi due punti si accompagnano le proposte della Cgil regionale: accordi sindacati-imprenditori-regione per uffici di collocamento all’estero; prestiti agevolati per comprar casa; 150 ore
              retribuite per studiare italiano e diritti-doveri sociali; un osservatorio regionale per la parità.
              Eh, che sogni. Serrano il venezuelano si ricorda bene quel leghista d’alto rango istituzionale che in Regione, quando si discuteva di fondi per extracomunitari, sbottò: «I sé massa schèi par i negri».
              Una meraviglia, essere integrati e capire il dialetto.