Epifani replica a Scalfari: «Ricostruzione menzognera»

09/07/2007
    lunedì 9 luglio 2007

    Pagina 4 – Economia

    «Sindacato d’accordo con Maroni». «Falsità»

      Un articolo di Scalfari contro la Cgil. Epifani replica: «Ricostruzione menzognera»

        di Felicia Masocco

        CUI PRODEST? A chi giova? Dentro e fuori la Cgil ieri non sono stati pochi a chiedersi perché Eugenio Scalfari ce l’abbia tanto con il sindacato confederale, «lobby» e «corporazione», e ce l’abbia in particolare con Guglielmo Epifani «esponente del sindacato più forte» e per questo più responsabile di altri per le riforme mancate, pensioni in primis. Dopo il fondo (e l’affondo) di domenica 24 giugno «Una scossa alla sinistra dal sindaco d’Italia» in cui si denunciava «l’inedito collateralismo tra Cgil e Rifondazione comunista», dopo quello di domenica primo luglio «Sinistra e Cgil di fronte al bivio», ieri le ultime sciabolate. Sotto il titolo «Quando il sindacato si accordò con Maroni», il fondatore di Repubblica offre una ricostruzione, questa sì inedita, della nascita dello scalone, che sarebbe stato oggetto di un patto tra Cgil, Cisl e Uil e Roberto Maroni, allora ministro del Lavoro: i sindacati avrebbero accettato l’innalzamento dell’età pensionabile da 56 a 60 anni «a condizione che la sua entrata in vigore fosse stata posticipata di tre anni».

        Accuse pesanti che avrebbero messo in imbarazzo anche la direzione di Repubblica oltre che mandato su tutte le furie il numero uno di Corso d’Italia. Considerato il rapporto a dir poco ostile tra il governo di Berlusconi e la Cgil di Cofferati ed Epifani, se Scalfari avesse ragione gli scioperi, le proteste della Cgil da sola o in compagnia erano finzione, un riuscito gioco delle parti. «Epifani ricorda certamente quel patto» scrive Scalfari. Il segretario della Cgil non solo non ricorda, ma accusa: «Sono falsità gravi ed evidenti che respingo nel modo più netto, riservandomi di valutare tutte le possibili iniziative per riaffermare la verità», scrive in una nota. «Analogamente falso – si legge ancora – è l’accordo per un rinvio della revisione dei coefficienti». Anche questo differimento sarebbe stato oggetto di un’intesa stretta dai sindacati confederali e il governo di destra. Una cosa sono le valutazioni sulle scelte del sindacato, un’altra – per Epifani – «le palesi falsità nella ricostruzione della vicenda, offensive e lesive del ruolo e della reputazione del sindacato». Da quali fonti, mi chiedo, Scalfari attinge le sue informazioni? Perché – conclude il segretario della Cgil – insiste in una ricostruzione menzognera ed equivoca della vicenda».

        Chiamato in causa, Roberto Maroni esprime «sorpresa» per l’editoriale e dà ragione (forse per la prima volta) al segretario Cgil. «Non ci fu nessun accordo, come dimostrano gli scioperi e le manifestazioni soprattutto dalla Cgil». Quanto al «collateralismo molto inquietante (con il sindacato, ndr) che induce a sospettare sulla buona fede dell’allora ministro», Maroni lo trova «incomprensibile» e si riserva azioni a tutela della sua persona e del suo operato. Protagonista oggi e allora, anche Luigi Angeletti definisce la ricostruzione «palesemente falsa».

        Collaterale a Rifondazione di cui teme il sorpasso sulla via del massimalismo, irresponsabile perché si mette di traverso ai processi di riforma indispensabili al paese, la Cgil è il sindacato che dice sempre no, è l’ostaggio della Fiom, la palla al piede della altre confederazioni. Già sentito. Di nuovo ci sono le recenti critiche mosse da Guglielmo Epifani al ministro Tommaso Padoa-Schioppa, evidentemente capaci di suscitare molta irritazione, e uno scenario politico in cui si vorrebbe «spostare al centro l’asse di governo». È la lettura che prevale in Corso d’Italia: «Per farlo si cerca di dare un’immagine fuorviante della Cgil, di screditare una struttura di massa come il sindacato inventando intese o divisioni secondo le convenienze», è il commento di Betty Leone, segretaria generale dello Spi, i pensionati. Dello stesso parere Titti Di Salvo, che quando lo scalone venne costruito era nella segreteria di Epifani e oggi è capogruppo alla Camera di Sinistra Democratica. Anche lei parla di una «ricostruzione falsa» che giova «al tentativo di cambiare il profilo del governo Prodi e la sua direzione di marcia». Insomma, si farebbe ricadere sulla Cgil e sulla sinistra «la responsabilità delle difficoltà del governo per spostare al centro l’asse della politica italiana».