Epifani: qui il Pil cresce ma i salari sono bassi

12/03/2010

BOLZANO— «Anche l’Alto Adige è stato colpito dalla crisi, con l’aggravante che negli anni passati le ottime performance di Pil e la ricchezza diffusa non hanno portato all’aumento di salari e pensioni». Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, ha ascoltato attentamente la relazione del segretario provinciale Sola, gli interventi dei politici altoatesini e dei segretari di Cisl e Uil prima di illustrare le sue riflessioni. Che partono dallo sciopero generale odierno della Cgil sulla politica fiscale. Critico Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil
La Cgil sciopera ma i media non vi danno grande spazio. Perché?
«Si parla poco in generale dei problemi del lavoro. C’è una sottovalutazione voluta delle condizioni del lavoro e della crisi. Quasi che non parlare della crisi serva a risolvere i problemi».
Crisi anche in Alto Adige. Ma con effetti minori rispetto al resto d’Italia…
« Stiamo parlando di un’area che negli ultimi dieci anni ha avuto una dinamica migliore di tutti gli indicatori: Pil, reddito e occupazione sono cresciuti più della media nazionale. Questo non vuol dire, però, che la crisi non colpisca anche questa regione, in particolare nella piccola e piccolissima impresa artigianale, nell’edilizia e nel suo indotto. Il tutto aggravato dal fatto che la crescita del Pil non ha avuto come corrispettivo una parallela crescita di retribuzioni e pensioni, anzi sono rimasti indietro e il potere d’acquisto adesso ne soffre. E il fisco continua a vessare dipendenti e pensionati».
Fisco problema clou. Ma la Cgil oggi sciopera da sola: perché?
«Me lo chiedo anch’io tutti i giorni. Si sciopera in Francia, Gran Bretagna, Portogallo. In Italia si fanno iniziative unitarie a livello territoriale: Mezzogiorno, Sardegna, Veneto, Lombardia. Appena arriviamo a Roma, ci dividiamo. Secondo la Cgil la crisi c’è a Bolzano come a Roma, dove sta il governo; per gli altri la recessione si ferma in periferia».
L’Alto Adige è l’unica regione senza misuratore di reddito per l’accesso alle prestazioni. Un errore?
«Il redditometro è uno strumento utile. Si chiami Ise o Isee, ci consente nei territori di avere al tempo reale la vera condizione di reddito di persone e famiglie. È il criterio più giusto perché chi ha meno riceva di più».
Cosa si attende dal governo?
«Una strategia vera per affrontare la crisi. C’è un problema di debito pubblico e di vincoli europei che nessuno mette in discussione. Eppure altri Paesi hanno investito in ricerca, ridotto le tasse, incentivato i consumi. Hanno strategie industriali e decidono cosa difendere e cosa no. Paghiamo con una ripresa che non decolla, con un crollo del Pil pauroso, con consumi sempre più ridotti e con un divario enorme tra Nord e Sud». Che Italia vede oggi? «Qui siamo vicini al confine, chiediamo agli austriaci come vedono il nostro Paese. Tutti a chiedersi com’è possibile che ci sia tutta questa rassegnazione. Oggi abbiamo un’immagine compromessa. Abbiamo perso la stima degli stranieri per ciò che si produce e si vende. Il sindacato? Dall’inizio diciamo che questa è una crisi difficile, non eravamo catastrofisti ma solo realisti. Dicevamo che il 2010 sarebbe stato l’anno più pensate per l’occupazione. Nessuno ci ha risposto per tempo».
Perché avete dubbi sulle grandi opere come il ponte sullo Stretto e il tunnel del Brennero?
«Non è contrarietà ideologia, ma perplessità pratica: quanto costano, che problemi creano, quando verranno finiti e che vantaggi daranno? Pensiamo al ponte: se ad ogni frana crolla un pezzo di Messina, conviene spendere 15 miliardi per il ponte o con la metà di quei soldi risaniamo il territorio e dotiamo Calabria e Sicilia di infrastrutture necessarie? La Tav, invece, serve».
Nell’intervenmto a chiusura del congresso, Epifani si è soffermato sull’accordo firmato al ministero del Welfare da Cisl e Uil. Doveva esser un uincontro interlocutorio sulla rimodulazione degli orari di lavoro, è diventata occasione per una dichiarazione comune sull’arbitrato che dà il via ad un tavolo negoziale che si concluderà entro un anno. Epifani ha parlato di «imboscata» e ribadito il no della Cgil.