Epifani: questo governo sa solo tagliare

19/09/2005

    sabato 17 settembre 2005

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    Epifani: questo governo sa solo tagliare, tagliare, tagliare… Non staremo fermi

      Le preoccupazioni del sindacato per l’assenza di risorse e di politiche di sviluppo dell’economia e dell’occupazione

        di Valentino Avon /Bologna

        «Se queste saranno le misure, non potremo che rispondere». Guglielmo Epifani reagisce così ai primi annunci sulla prossima finanziaria. Il segretario della Cgil non nomina lo sciopero generale, ma non c’è n’è bisogno: la proposta già circola all’assemblea dei delegati dell’Emilia Romagna, riuniti ieri a Bologna per l’apertura della campagna congressuale (l’assise della Cgil nazionale sarà a Rimini dall’1 al 4 marzo 2006). Non serve la finanziaria per indignarsi: la situazione attuale è già più che sufficiente. Il segretario regionale Danilo Barbi ha già descritto «il grido di dolore che la nostra base sociale ci sta mandando, preoccupata dai già annunciati aumenti delle tariffe e dalle conseguenze dell’ulteriore aumento del prezzo del petrolio», ha già proposto aprendo i lavori «una mobilitazione sociale che arrivi allo sciopero generale». A margine dell’assemblea, Epifani commenta con i giornalisti: «Queste sulla finanziaria sono solo indiscrezioni di stampa su una riunione privata.

        Mancano due settimane ma nessuno ancora sa nulla di certo: non i sindacati, non gli enti locali, credo che anche i tre quarti della stessa maggioranza non sappia nulla». Nulla di certo si sa, ma qualcosa già si capisce: che la manovra «è ancora peggiore di come io, che certo non mi facevo illusioni, potessi immaginare», che «non hanno idee se non quella di tagliare, tagliare, tagliare», che «un Paese che già sta male con una Finanziaria così finisce per stare peggio», che il Governo «non prevedendo alcuno strumento a sostegno di redditi e investimenti, ancora una volta conferma la propria autoreferenzialità, la propria distanza dal Paese». La preoccupazione di Epifani diventa inquietudine per il futuro nella relazione di chiusura dell’appuntamento congressuale: «Non solo il Governo non è in grado di fare scelte giuste: fa scelte sbagliate, caricando il futuro di una serie di problemi che andranno a pregiudicare la governabilità. A occhio, ci sono 7 miliardi che non possono essere definiti copertura, che andranno a pesare sulla finanziaria del 2006, ci ritroveremo con un Paese ulteriormente indebitato (tanto, non poco), in cui i redditi sono redistribuiti in maniera sempre più diseguale. Sento parlare di una riduzione di 2 miliardi dell’Irap, e poi di un contributo alle famiglie di 200 milioni, nulla, un’elemosina, che la cultura populista di questo Governo presenterà come chissà che: il Governo non comprende e non affronta i problemi, se non i propri, ha completamente perso la bussola». La platea applaude, Epifani insiste: «Le risorse si prendono da coloro che in questi anni si sono arricchiti, e si lasciano in pace quelli che sono andati indietro». Esorta a sconfiggere la cultura imprenditoriale che trasferisce il rischio dall’impresa ai lavoratori, auspica «un nuovo patto fiscale, nuove politiche di redistribuzione del reddito», cita i provvedimenti dei primi 100 giorni di Berlusconi, l’abolizione della tassa di successione: «pericoloso per la sua iniquità, ma anche perché promette al Paese di proteggere i patrimoni, le rendite, contro altri interessi, di tutelare l’esistente e non di investire sul futuro. E’ una cultura sbagliata, regressiva». Il segretario ancora non nomina lo sciopero, ma la platea lo capisce al volo quando afferma che «dobbiamo far crescere la mobilitazione, stare in campo con la forza necessaria a contrastare questo disegno».