Epifani prova a convincere il Nuovo Pignone

25/09/2007
    martedì 25 settembre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Epifani prova
    a convincere
    il Nuovo Pignone

      Assemblea nella fabbrica di Firenze in vista del voto sul protocollo Welfare

        di Francesco Sangermano/ Firenze

        NON SONO i tempi in cui in discussione c’erano i turni del sabato e il nuovo orario di lavoro. All’epoca (ed era solo qualche anno fa) dentro a quello stanzone che funge da mensa gli operai si alzavano in piedi, urlavano, sbattevano i pugni sul tavolo. Ieri no. Niente di tutto questo. Un migliaio, seduti, composti. Più di tutto, attenti. Davanti a Guglielmo Epifani, i lavoratori del Nuovo Pignone (l’azienda metalmeccanica più grande di Firenze, la seconda della Toscana coi suoi oltre 3mila addetti) hanno ascoltato ogni parola con cui il segretario nazionale della Cgil ha spiegato l’accordo del 23 luglio su welfare, lavoro e pensioni. Uno scenario che si è poi ripetuto al pomeriggio quando Epifani ha partecipato all’assemblea della Baraclit, azienda edile da circa 150 addetti a Bibbiena, nell’Aretino.

        SICUREZZA Un «buon clima» e «una buona risposta» da parte dei lavoratori. Sono queste le parole con cui il leader della Cgil ha commentato l’incontro del mattino al Pignone. Quattro interventi (due a favore dell’accordo, due che hanno invece avanzato dubbi e perplessità seppur con toni piuttosto pacati) dopo la lettura di un documento unitario della Rsu favorevole all’intesa. Nella fabbrica fiorentina la netta sensazione è che la componente del sì sia maggioritaria. «Ho 39 anni, due figli e un mutuo per il quale faccio fatica ad arrivare in fondo al mese – dice Fabio Signorini nell’ultimo intervento prima che il segretario riprendesse la parola – Ma se guardo alla mia situazione di oggi e a quella che ci sarà domani se questo accordo passasse, sono convinto che dire sì sia la scelta più responsabile». Epifani ha ascoltato con attenzione ed ha quindi chiuso l’assemblea prima di incontrare i vertici aziendali. «Ho visto – ha quindi spiegato – una grande attenzione nel voler capire ed essere informati sui contenuti dell’accordo». Una “missione” che sa bene essere lunga e difficile. «Abbiamo soltanto un paio di settimane di tempo prima del voto dell’8, 9 e 10 ottobre – ha proseguito – e sarà fondamentale informare capillarmente quanti più lavoratori e pensionati possibile». In tutta Italia sono previste decine di migliaia di assemblee, 3500 nella sola Toscana.

          DOMANDE I temi della previdenza, il superamento parziale dello “Scalone”, il riscatto della laurea e la gestione dei contratti a tempo determinato. La maggior parte dei dubbi e delle domande rivolte ad Epifani sono ruotate intorno a questi temi. «Su temi come la previdenza, la contrattazione e, in generale, il mercato del lavoro – ha spiegato ancora – i lavoratori pretendono certezze ed io ho cercato di fugare punto per punto tutti i loro dubbi». «Quello che i lavoratori devono capire – ha quindi aggiunto Claudio Giardi, delegato Cgil della Rsu – è che chi ha firmato questo accordo ha giocato la sua partita su un campo non sgombro ma già occupato dalla legge Maroni. E allora domando: è meglio guardare avanti o fermarsi lì?».

            FIBRILLAZIONI Sull’esito del referendum Epifani non si è sbilanciato. Si è limitato a dirsi «curioso» per l’esito della consultazione (che arriva a 12 anni di distanza dall’ultima volta in cui i lavoratori furono interpellati) ma, soprattutto, ha voluto rimarcare la grande importanza che avrebbe un sì convinto da parte di lavoratori e pensionati. «Il voto – ha concluso Epifani – non è indifferente rispetto all’iter parlamentare. Si dà infatti per scontato che l’iter sia tranquillo ma così non è perché il governo è attraversato da fibrillazioni continue e, con questi numeri, ci vuole poco a peggiorarlo. Questa è una realtà che non può essere sottaciuta. E in questo senso un sì molto convinto servirebbe a difendere l’impianto dell’accordo».

              LA POLEMICA Nessuna preoccupazione, invece, è parsa emergere per la manifestazione del 29 settembre organizzata a Firenze e a cui prenderanno parte anche i delegati appartenenti all’area Lavoro&Società della Cgil stessa. «Non ne comprendo assolutamente il senso» si è limitato a dire Epifani. Salvo poi esplicitare ulteriormente il concetto. «Che senso ha organizzare un qualcosa che divide mentre i lavoratori stanno per esprimersi in una forma che è la più democratica possibile? Tutto quello che determina giudizi a priori, a mio avviso, è sbagliato. Nella Cgil il pluralismo è sempre stato salvaguardato, ma ci sono anche regole e limiti precisi. Con questa manifestazione, obbiettivamente, sono stati superati».