Epifani propone un nuovo patto fiscale e sfida la Confindustria

20/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

    Economia pagina 15

    Epifani propone un nuovo patto fiscale
    e sfida la Confindustria

      Il segretario della Cgil presenta il congresso di Rimini che sarà unitario. Il più grande sindacato parla al Paese per uscire dalla crisi

        di Felicia Masocco/ Roma

          IL PATTO DELLA CGIL. No alla logica dei due tempi, risanamento e redistribuzione devono marciare insieme per il sindacato di Epifani che pone il binomio a premessa del suo «patto fiscale».

            È una «necessità» indicata al paese, o meglio al governo che uscirà dalle prossime elezioni, «quale sarà». Il «patto» è il cuore della strategia che Corso d’Italia intende darsi con il quindicesimo congresso che si terrà a Rimini dal primo al 4 marzo 2006. È una piattaforma politica vera e propria che il termine «fiscale» non rappresenta nella sua complessità. Non c’è infatti solo il fisco e la sfida sull’equità a «correzione» della politica portata avanti da questo governo. La Cgil chiede che non siano ancora lavoratori e pensionati a pagare, anzi dice in esplicito che questi redditi devono crescere. «Si sono formati nuclei di ricchezza e contestualmente sono nate nuove povertà», ha detto Guglielmo Epifani illustrando il documento congressuale, dunque va cercato «un equilibrio della tassazione fra rendite, patrimoni e redditi da lavoro». Ma il fisco è la leva, lo strumento (le risorse) per quello che il documento approvato dal direttivo (con due sole astensioni) definisce «progetto alto» per portare il paese fuori dalla crisi.

              L’Italia è a un bivio serve un «progetto di cambiamento» radicale, non bastano «aggiustamenti delle scelte compiute dal governo di centrodestra». Il progetto della Cgil individua alcuni punti fondamentali. La centralità del lavoro (la lotta alla precarietà è il primo obiettivo); uno sviluppo basato sulla conoscenza, formazione, innovazione; il rafforzamento del welfare; rilancio del Mezzogiorno; un nuovo e forte ruolo dei soggetti di rappresentanza sociale. «Siamo davvero convinti che il paese sia arrivato ad un punto di non ritorno e che se ne possa uscire solo con un progetto che parta dalla centralità del lavoro, dei saperi, dei diritti e delle libertà», spiega Epifani. Il «patto fiscale» serve a «consolidare il legame di cittadinanza e quello di uguaglianza fra cittadino e cittadino e fra cittadino e istituzioni». La «nuova politica redistributiva tra tutti i redditi deve sostenere le politiche contrattuali e va affiancata, in un unico tempo, ad una politica del risanamento».

                Verso questo governo il documento della Cgil (venti pagine di «premesse» e altre quaranta di tesi) ha parole severe. Non è un interlocutore. Si guarda al prossimo. Ma la sponda politica e istituzionale non è la sola per il sindacato. Viene chiamata in causa Confindustria. Il «vecchio corso» viene stroncato, si guarda al nuovo. La Cgil mostra interesse per la parte del mondo imprenditoriale «che chiede rispetto delle regole e della trasparenza del mercato» e che «pone il passaggio da una cultura legata alla rendita ad una legata agli investimenti». «Con queste imprese è possibile un confronto su obiettivi di cambiamento e di diversa politica economica». A Luca di Montezemolo Epifani riconosce «un tentativo di uscire da un bilancio fallimentare e da un clima di scontro». Lo «sfida» ad «individuare un modello di sviluppo fondato sulla qualità», per «una strategia alternativa alla competitività fondata sulla riduzione dei costi e dei diritti del lavoro».

                  Infine il rapporto con Cisl e Uil. Per la Cgil il «pluralismo» è «un valore da cui partire per ricercare sintesi e approdi unitari e ridurre l’area dei dissensi esistenti». Ma da sempre per la Cgil è l’unità ad essere «strategica». Epifani propone a Cisl e Uil una sorta di compromesso: lavorare a una «carta programmatica dei valori del sindacato confederale» che «oltre le differenze e aldilà dei pluralismi rappresenti il segno distintivo del ruolo e della funzione del sindacato confederale».

                    Il consenso «bulgaro» del direttivo Cgil al documento preparato da Epifani dice che il congresso sarà unitario. Resta però l’incognita del leader della rete di sinistra «28 aprile», Giorgio Cremaschi. Potrebbe presentare un documento alternativo, ha tempo fino al primo agosto. Sono attese anche tesi alternative sui punti della democrazia sindacale (annunciate, distintamente, da Giampaolo Patta e da Gianni Rinaldini) e sulle politiche contrattuali (sempre dal leader della Fiom).