Epifani propone alla Cgil un congresso a tesi

12/04/2005

    martedì 12 aprile 2005

      Epifani propone alla Cgil un congresso a tesi
      Un seminario di due giorni per preparare la discussione, tra «nuova» concertazione, sviluppo e autonomia

        Felicia Masocco

        ROMA Con un seminario in un albergo romano la Cgil avvia oggi il suo percorso congressuale. Due giorni di approfondimento che saranno l’occasione per cominciare ad affrontare alcune questioni, di merito innanzitutto, e poi – ad esso strettamente collegato – come procedere, se per tesi puntando ad un congresso unitario, o se per mozioni alternative come accaduto in tutti i congressi dal ‘91 all’ultimo, quello di Rimini, che tuttavia si concluse unitariamente. Il seminario va inoltre a cadere mentre impazza il dibattito sulle elezioni anticipate: se dovessero esserci, al sindacato di Corso d’Italia si porrebbe un problema aggiuntivo, quello della data del congresso per ora fissato per la primavera 2006, alla sua scadenza naturale, ma che potrebbe slittare di qualche mese. Alla platea dei segretari delle categorie, delle Camere del lavoro e regionali, Guglielmo Epifani proporrà oggi un congresso a tesi, la maggioranza dell’organizzazione è d’accordo, le tesi permetterebbero di raccogliere e rappresentare il dissenso se circoscritto ad uno, due punti, e questo non comprometterebbe l’esito unitario. Inoltre non ci sarebbe il calcolo dei delegati che invece si avrebbe se i documenti fossero più di uno. Si propone quindi una battaglia che, sul modello «trentiniano», inizia e finisce al congresso anche sui punti di dissenso.

          Al segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi però non basta. «Sono formule sindacalesi: se c’è una tesi che dice sì alla concertazione e una che dice no, nei fatti sono due mozioni alternative», afferma. «Io non voglio tornare alla concertazione, una parte rilevante della Cgil vuole tornarci sia pure in modo rinnovato, penso che su questo il congresso debba decidere». Il congresso, per Cremaschi, «non deve essere blindato» quindi non esclude di presentare una mozione alternativa. «Per me conta il merito, una discussione che inizia dicendo “facciamo un documento unitario“ un po’ a prescindere, non inizia bene. Se nella Fiom, dove pure abbiamo vissuto anni di esperienze e lotte drammatiche tutti assieme, abbiamo avuto un congresso con due mozioni non vedo perché non si possa farlo in Cgil, dove questioni come la concertazione, la politica dei redditi, e la democrazia sindacale sono ancora tutte aperte».

          Il congresso della Fiom si concluse unitariamente, Cremaschi lo ricorda e aggiunge che «le sintesi unitarie è meglio trovarle alla fine anziché all’inizio». Ovviamente si tratta di un punto di partenza, siamo agli albori del confronto. Inoltre la variabile delle elezioni anticipate – e il sindacalista della Fiom lo fa notare – potrebbe mutare più di uno scenario. La discussione quindi è più che mai aperta.

            Lo è anche per la minoranza di «Lavoro e società-Cambiare rotta» il cui leader, Giampaolo Patta, se pure la reputerebbe «negativa» non considera «scongiurata» l’ipotesi di documenti alternativi, uno della sua componente. «Nell’ottobre scorso -spiega- abbiamo formalmente proposto a tutta la Cgil di continuare con la linea di questi ultimi tre anni, una linea autonoma, anche se dovesse cambiare quadro politico.

            Insistiamo su questo e su un governo unitario della Cgil: se c’è pieno riconoscimento della minoranza, a tutti i livelli dei gruppi dirigenti, ci sono le condizioni per discutere e per provare a costruire un documento unitario». «Abbiamo fatto questa proposta – continua Patta – ma ancora non è stata accolta, non c’è un’intesa». Ed è quello che Patta dirà questa mattina intervenendo subito dopo Epifani.

              Pienamente convinto dell’utilità di un congresso unitario è il segretario confederale Paolo Nerozzi, ma anche lui reclama «coerenza» con quanto fatto finora: «Se oggi assistiamo alla sconfitta delle politiche del centrodestra e alla ripresa di un rapporto positivo con Cisl e Uil e Confindustria, questo è merito delle lotte – afferma Nerozzi – penso a quelle per i diritti, al 23 marzo, con cui bisogna essere coerenti anche in futuro, perché paga. Il declino industriale, l’impoverimento delle persone, la precarietà impongono delle scelte coerenti». Anche dall’ala più riformista si lavora per un congresso unitario «a maggior ragione dopo gli ultimi risultati elettorali» afferma il presidente dell’Ires Agostino Megale. «Dopo il congresso dei Ds, abbiamo ritenuto ci fossero le condizioni per superare quell’esperienza (il gruppo dei 49, ndr) con l’obiettivo di liberare la discussione in Cgil puntando ad un congresso unitario. Rimane la necessità di una discussione di merito rigorosa per alzare il profilo programmatico del sindacalismo confederale italiano. E anche quella di costruire una filiera riformista più larga che nella mia tesi arriva fino a Guglielmo Epifani». Per il segretario confederale Achille Passoni, un congresso unitario «sarebbe ragionevole», «dopodiché è il merito che conta». «Inviterei Giorgio (Cremaschi, ndr) a una discussione di contenuto e a provare a fare uno sforzo per un’intesa. Peraltro in questi anni abbiamo quasi sempre votato insieme, qualche condizione oggettiva c’è».