Epifani propone a Cisl e Uil un’intesa

21/05/2003

              mercoledì 21 maggio 2003

              Un tavolo su Sud, ricerca e innovazione
              Epifani propone a Cisl e Uil
              un’intesa per salvare
              le piccole e medie imprese
              Pezzotta rilancia il patto per lo sviluppo
              Fassino: si torni alla concertazione

              ROMA Il Paese si ferma e manca poco che indietreggi, il governo si
              cela dietro il suo ottimismo e non interviene, alle parti sociali, sindacati
              e imprese, il compito di «indicargli con forza la strada da seguire
              e le necessità di cosa c’è bisogno per vincere la sfida». In un convegno
              promosso da Ds sulla competitività delle imprese minori e sui diritti
              di quanti vi lavorano, Guglielmo Epifani ieri ha proposto di estendere
              alle piccole e medie imprese quel che Cgil, Cisl e Uil stanno
              facendo con Confindustria, ovvero ricercare un’intesa sul da farsi per
              migliorare lo lo stato dolente dell’industria italiana, sul Sud, sulla
              ricerca e l’innovazione. Quando questa intesa sarà raggiunta e «se
              Cisl e Uil sono d’accordo» si può proseguire con un tavolo analogo
              con l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la cooperazione «poi il
              governo deciderà se fare e cosa fare», visto che finora «ha dimostrato
              con le proprie scelte di non essere in condizione di governare una
              diversa politica economica», ha detto Epifani.
              È un atto di sfiducia verso l’esecutivo e allo stesso tempo un
              invito a non sottrarsi alle proprie responsabilità» ai rappresentanti
              dei sindacati e del mondo delle imprese che ieri erano presenti ai
              vertici con Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, oltre che Epifani, con Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, Ivan Malavasi
              (Cna) Marco Venturi (Confesercenti), Giuliano Poletti (Legacoop),
              Luciano Petracchi (Confartigianato).
              Il convegno si è tenuto mentre arrivavano i dati sull’industria, ordini
              e fatturato a picco in marzo, senza contare la crescita che non c’è, l’inflazione, l’assenza di investimenti privati, ma anche pubblici questi particolarmente reclamati da Angeletti e da Piero Fassino per il quale vanno previsti nel Dpef.
              Insomma, l’economia è malata: la negoziazione tra le parti sociali e la
              concertazione tra queste e il governo può avere un ruolo essenziale.
              E dopo Epifani, Pezzotta ha rilanciato il suo «patto per lo sviluppo»,
              «un patto – ha spiegato – che sia un’intesa politica a largo raggio con
              al centro la competitività del Paese». Due proposte che si richiamano
              alla necessità del fare contro l’inattività del governo e che sono state
              accolte con interesse da Piero Fassino. Chiudendo i lavori il leader
              della Quercia citando Epifani si è soffermato sull’esigenza di una
              «concertazione diffusa» e visto che la concertazione si fa a tre Fassino
              si è augurato che «il governo colga questa occasione».
              Insieme alla necessità di sostenere il tessuto delle imprese minori
              e allo stesso tempo estendere le tutele per i loro addetti attraverso le
              proposte di legge presentate in Parlamento, come ha ricordato il
              responsabile Lavoro Cesare Damiano – i Ds propongono che allo
              stato dell’economia italiana venga dedicata una sessione parlamentare,
              ne aveva parlato aprendo i lavori il responsabile economico
              Pierluigi Bersani e Fassino ha aggiunto che sulla base di un confronto
              che non finisca in rissa possibilmente «si può definire il Dpef,in un
              mese e mezzo si può fare». Una sorta di sfida, dunque, «tutti dicono
              che bisogna abbassare i toni – ha detto fassino – allora convochiamo
              questa sessione non per fare una gigantesca rissa, ma per discutere
              pacatamente e sulla base di questo confronto e di un rapporto vero
              tra le parti sociali definire un Dpef adeguato allo stato di crisi».
              fe.m.