Epifani: “Pronti a più turni di lavoro ma solo per difendere l´occupazione”

23/04/2010

ROMA – «Siamo pronti a trattare con Marchionne ma non sotto minaccia perché la Cgil non ha mai detto di no all´aumento dei turni di lavoro se serve a difendere l´occupazione». Guglielmo Epifani, leader della Cgil, accetta la sfida lanciata dall´amministratore delegato della Fiat. Nessun tabù ma neanche un sì acritico alle proposte del Lingotto.
Epifani, si è sentito il "convitato di pietra" all´assemblea degli azionisti, visto che secondo Marchionne il futuro degli stabilimenti italiani dipenderà dalla disponibilità del sindacato sulla flessibilità?
«No. Ho pensato, piuttosto, che l´insistenza di Marchionne sugli investimenti in Italia e sul raddoppio della produzione nelle nostre fabbriche fosse una risposta proprio alle preoccupazioni della Cgil».
Preoccupazioni che rimangono?
«Dico che siamo di fronte a una svolta potenziale. L´auto che si stacca dal resto del gruppo è una novità».
Una novità positiva?
«Sì, vuol dire che ogni settore industriale dovrà contare sulle proprie forze. Negli ultimi dieci anni, prima della grande crisi, i trattori e il comparto degli autoveicoli industriali hanno subìto le difficoltà dell´auto. Ora ciascuno punta sul proprio core business. È una scelta giusta che responsabilizza prima di tutto le imprese. Le costringe a investire sulla qualità. Ma qui c´è anche il vero punto interrogativo, almeno per quel che riguarda l´auto: riuscirà Marchionne a fare di due debolezze, Fiat e Chrysler, un forte player globale? Credo che ci vorrà una strategia di alleanze per rafforzare la massa critica in Europa e per penetrare nei mercati asiatici».
Marchionne vi chiede di uscire dalle vecchie liturgie, di definire un accordo che consenta l´applicazione del piano. La Cgil dice sì o no?
«Io dico che il sindacato deve saper raccogliere questa sfida, ma anche che questa sfida non va subita. Per questo non mi piace il "lato B" di Marchionne».
In realtà è il "piano B" che vuol dire trasferimento delle produzioni all´estero in mancanza di un accordo con i sindacati. Lo considera un ricatto?
«Ho parlato di minaccia. Comunque preferisco il "lato A", ma la flessibilità va contrattata. Finora Marchionne ci ha spiegato come sia stata dura e lunga la trattativa con il sindacato americano. Ci ha detto che alla fine è stato raggiunto un accordo che non è stato più messo in discussione. Ecco, noi vogliamo fare esattamente come loro: una trattativa dura nella quale siano in gioco i diversi interessi».
Maggiore flessibilità significa più turni di lavoro, meno pause, ritmi più elevati. La Cgil, con la Fiom, è disponibile ad aprire un negoziato su questo?
«Sono materie di competenza dei metalmeccanici. In ogni caso non abbiamo mai detto no all´aumento dei turni per difendere l´occupazione. Bisogna trovare un equilibrio tra l´utilizzo degli impianti e le condizioni di lavoro. È un terreno delicato perché più turni, checché se ne pensi, significa anche più rigidità nell´organizzazione del lavoro».
Dunque Pomigliano potrebbe raggiungere tassi di produttività pari a quelli dello stabilimento polacco di Tichy?
«Non dobbiamo assumere riferimenti di altri, abbiamo i nostri. Ripeto: la sfida va raccolta ma non sotto la minaccia di delocalizzazioni. Marchionne ha trattato con i sindacati americani, ha trattato con la General Motors. Bene: deve trattare anche con noi».
Ritiene superato il rischio di esuberi?
«Restano diverse incertezze che riguardano la componentistica e Termini Imerese, per il quale va trovata una soluzione coinvolgendo la Fiat. Poi c´è ancora tanta cassa integrazione. Il futuro partirà solo dal 2014. In mezzo c´è un mare da attraversare per riconquistare un mercato niente affatto facile. Infine manca una politica industriale».
Cosa potrebbe fare il governo?
«Almeno un piano di sostegno per l´innovazione e la ricerca sui motori a basso impatto ambientale».