Epifani: ora subito il voto. Dividere è stato irresponsabile

16/10/2009

«Come era prevedibile si è scelta la strada che era meglio non imboccare ». Dividere i sindacati è stato «irresponsabile» per Guglielmo Epifani, ma una via d’uscita ancora c’è ed è il referendum. Sul contratto separato, firmato ieri da Fim-Cisl, Uilm-Uil e Federmeccanica e non dalla Fiom-Cgil, si facciano votare i lavoratori metalmeccanici. «Anche per ripristinare un rapporto corretto tra democrazia e contratto», chiosa il leader della Cgil. È una richiesta caparbia, che viene da Epifani, dal segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, da quello della Funzione Pubblica, Carlo Podda e da tutta la Cgil e da chi, fuori dall’organizzazione di Corso d’Italia, ha a cuore i diritti dei lavoratori oltre che la sorte del movimento sindacale.
La richiesta finora è caduta nel vuoto. Di andare alla conta Cisl e Uil non ne vogliono sapere. «Faremo votare solo i nostri iscritti» annuncia Giuseppe Farina, segretario della Fim. La pensa come lui Tonino Regazzi, segretario Uilm. È la linea di Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti che, giusto un anno fa, si rimangiarono la firma messa con Epifani sotto la proposta unitaria sui nuovi contratti, che conteneva anche un capitolo sulla democrazia sindacale. Due mesi dopo
Cisl e Uil firmarono con il governo e le imprese il nuovo modello contrattuale. La Cgil no. Quel modello è la madre della divisione di ieri.
Il sindacato del Duemila è un sindacato diviso, soprattutto quando al governo c’è il centrodestra. I più importanti accordi separati, hanno avuto l’abile regia del ministro Maurizio Sacconi e la forte collaborazione della Uil,ma soprattutto della Cisl di Raffaele Bonanni che inseguendo – legittimamente – il progetto della grande Cisl e dell’egemonia sindacale, appare sempre più vicina al governo. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti difendono il contratto separato, «fa crescere i salari», afferma il leader Uil. «Segna anche una svolta nelle relazioni
sindacali», aggiunge il leader Cisl. E spiega: «Si rafforza il sistema partecipativo e bilaterale, e si applicano le nuove regole della contrattazione che daranno più protagonismo ai lavoratori nelle scelte aziendali». Ecco, quella che Bonanni chiama «partecipazione» diventa «complicità» nel lessico di Sacconi. Quanto alla bilateralità, cioè alla gestione di ampie fette di stato sociale da parte di sindacati e imprese, le indiscrezioni dicono che il testo del contratto sarebbe stato visionato e approvato dallo stesso Sacconi. A riprova di quanto sia importante essere inclusi o esclusi dalla gestione ad esempio, del fondo di sostegno al reddito (3 euro per ogni lavoratore, quindi 4 milioni e mezzo di euro almeno fino al 2012,) c’è stata la mancata firma (poi recuperata) di Fismic e Ugl che dalla gestione erano state escluse.
La rottura è gravissima, difficilmente verrà sanata. Gli occhi sono ora puntati sugli altri contratti: vinta la battaglia per quella che a torto o a ragione viene considerata la madre di tutte le trattative, sul tavolo dei chimici, degli elettrici, delle telecomunicazioni, perfino degli edili soluzioni unitarie possono essere ancora possibili. Altrimenti restano valide le parole di Epifani: «Ci sono stati altri accordi separati, ma oggi è ancora più grave perché la crisi e i problemi dell’occupazione vanno affrontati non dividendo ma unendo gli sforzi. Quello che è accaduto è la conseguenza di non aver voluto ragionare sulla via d’uscita proposta dalla Fiom».