Epifani: ora le regole sulla democrazia sindacale

11/05/2004


        sezione: ECONOMIA ITALIANA

        data: 2004-05-11 – pag: 15
        autore: LINA PALMERINI
        Il 13 la proposta del segretario Cgil all’assemblea di Chianciano – Anche sul Fisco si delinea un fronte comune
        Epifani: ora le regole sulla democrazia sindacale
        ROMA • Dopodomani, all’assemblea programmatica della Cgil, Guglielmo Epifani si presenterà con due vittorie importanti e recentissime. L’accordo su Alitalia e sulla Fiat di Melfi. Due vertenze complicate che sono state accompagnate — passo dopo passo — dai tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. L’unità tiene, è quello che potrebbe dire Epifani, le due prove sono state difficili ma c’è stata la volontà politica di superarle insieme. E a perdere è stata quella parte del Governo che ci vuole divisi e marginali. Ora, invece, possiamo dire di essere determinanti e uniti. Certo, sull’Alitalia non è ancora finita. E forse Melfi non basta a ricomporre quello che allo stabilimento lucano si è ricomposto: dal ’96 i meccanici non firmavano insieme un integrativo Fiat, dal ’99 non firmavano un contratto unitario.
        E ora, c’è il congresso anticipato della Fiom e il prossimo biennio economico del settore metalmeccanico che scade a fine anno: facile prevedere che il pezzo di strada è ancora in salita. Ma da Melfi e da Alitalia parte il ragionamento di Epifani.
        Innanzitutto, una riflessione sugli ultimi conflitti. Nati spontaneamente, molto diffusi, ampiamente condivisi, segno di un malessere che deve essere un elemento di riflessione sia per il sindacato sia per le imprese. E sono proprio le caratteristiche di questi conflitti a richiamare il tema della democrazia sindacale. Da Chianciano, dove si svolgerà l’assemblea Cgil, Guglielmo Epifani farà una proposta sulle regole — necessarie — di democrazia sindacale come una chiave utile per stemperare i nuovi conflitti. A Melfi, l’ultima parola sull’ipotesi di accordo tra sindacati e Fiat spetta ai lavoratori: partendo da qui Epifani farà una sua proposta sulle nuove regole.
        Sul breve periodo — se la proposta passerà — l’effetto che si vede, è quello sul rinnovo contrattuale dei meccanici di fine dicembre.
        In questo scenario, c’è anche la riforma degli assetti contrattuali. Dunque, due passaggi — democrazia sindacale e nuovi contratti — che potrebbero cambiare le confederazioni sia nell’organizzazione ma forse anche nella sostanza. Le depurerebbe, cioè, dalle tentazioni politiche. I contenuti sindacali diventano centrali perchè alla fine sono i lavoratori a esprimersi e perchè si contratta di più sui luoghi di lavoro.
        Non si ridurrebbe, per questo, la rappresentanza sindacale sui temi di interesse generale. E una dimostrazione sarà la prossima battaglia che Cgil, Cisl e Uil faranno sul fisco.
        Il primo affondo arriverà da Guglielmo Epifani, a Chianciano. Il piano del Governo non convince la Cgil che boccia il taglio delle tasse su più fronti: primo, azzera la progressività con un danno per le fasce deboli; secondo, ridurrà i servizi dei cittadini perchè inciderà sui trasferimenti agli enti locali; terzo, è un errore comprimere la spesa per gli incentivi alle imprese. In questa battaglia, il sindacato è alleato delle aziende. Non solo Epifani ma anche Savino Pezzotta e Luigi Angeletti ritengono sia un errore gravissimo mettere in discussione gli sgravi alle imprese perchè si compromette il rilancio dell’economia. Se un vero problema c’è — dicono — è sugli investimenti pubblici e privati: dare una sforbiciata ai trasferimenti alle imprese mette su un crinale ancora più rischioso la possibile ripresa.
        Sarà una battaglia impopolare: dire ai cittadini e ai lavoratori che i sindacati sono contro lo slogan «meno tasse per tutti» non sarà facile. Ma Pezzotta è convinto del contrario: «L’ultimo atto, elettorale, del Governo di centro-sinistra fu ridurre le tasse. Persero». Dunque, anche su fisco si sta fianco a fianco. Se solo si pensa a un anno fa, si vede con più chiarezza la strada fatta dalla Cgil. Un anno fa il sindacato di Epifani andava al referendum sull’articolo 18 predicando il «sì». Fu l’ultimo atto di quello strappo che portò la Cgil lontana da Confindustria, dalla Cisl e dalla Uil firmatarie del Patto per l’Italia. Ora, dopo la vicenda delle pensioni, dopo la piattaforma unitaria sulla politica economica, si riducono le distanze con tutti. Anche con i nuovi vertici di Confindustria. L’accordo di Melfi non chiude il capitoloFiom ma è il segnale che c’è una via d’uscita da costruire. Anche con le nuove regole sindacali. Ieri, il futuro vicepresidente degli industriali, Alberto Bombassei ha commentato così l’accordo di Melfi: «È un buon accordo. Credo sia la strada giusta, un cambio di aspettative e di approccio ai problemi sindacali e industriali secondo i nuovi auspici del programma di Montezemolo».