Epifani non vuol fare regali a Bertinotti

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

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      Protocollo 1 – Nel giorno di Mirafiori, Palazzo Chigi lo blinda

        Epifani non vuol fare regali a Bertinotti

          di Tonia Mastrobuoni

            Ai piani alti della Cgil c’è anche un po’ di malumore nei confronti di Romano Prodi. La decisione del governo di separare il Protocollo dalla finanziaria, rimandandone l’approvazione di due settimane, al 12 ottobre, ha messo in agitazione la segreteria e lo stesso Guglielmo Epifani. Sembra quasi, malignava qualcuno ieri in Corso d’Italia, un regalo a Rifondazione, che da qui a quella data avrà più margini per conquistarsi spazio sui giornali e aumentare la pressione in vista dell’appuntamento del 20 ottobre. Proprio mentre ai tre sindacati confederali spetta il delicato compito di convincere cinquantamila assemblee di lavoratori in giro per il paese della bontà dell’intesa. Il paradosso è che una bocciatura dell’accordo – del tutto improbabile – metterebbe a rischio la sopravvivenza del governo, ragiona un segretario confederale Cgil: «e questa è proprio l’ultima cosa che vuole Rifondazione».

            Prodi, evidentemente, lo sa. Tanto che fonti di Palazzo Chigi assicuravano ieri che «da qui al 12 ottobre il protocollo sarà blindato» e che le parole di Prodi di ieri vanno interpretate esattamente in questo senso: «trovare la sintesi», come ha detto il Prof, significa che conta di replicare il copione della finanziaria. Fino all’ultimo giorno c’era chi scommetteva sul no di Ferrero alla manovra, alla fine il ministro ha votato sì. Da qui a dieci giorni Prodi conta di convincerlo anche ad approvare il Protocollo, senza cambiarne una virgola.
            Nel frattempo, all’interno della Cgil (ma anche di Cisl e Uil), costretta a subire le beghe di Palazzo Chigi e irritata per il rinvio di due settimane del Protocollo, si sta diffondendo la volontà di dare una riposta al governo. Formalmente, slegata dalla vexata quaestio dell’accordo su pensioni e welfare, ma in realtà non potrà che essere percepita come uno schiaffo all’esecutivo. Una grande mobilitazione, c’è chi parla addirittura di una manifestazione, sul peso del fisco sul lavoro dipendente, già denunciato nei giorni scorsi da Epifani e Bonanni come il vero tema dimenticato della finanziaria. Sull’ipotesi, a Corso d’Italia le bocche sono cucite, anche la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci, non conferma. Ma annuncia ad ogni modo che il sindacato guidato da Guglielmo Epifani «chiederà di aprire un tavolo specifico che affronti il problema delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti attraverso un intervento sulla politica dei redditi. Dobbiamo affrontare tre grandi nodi: il fisco, le politiche contrattuali e il controllo delle tariffe».
            Come se non bastassero la guerriglia di Rifondazione e le ambiguità di Prodi, a rendere più pesante la giornata di ieri a Guglielmo Epifani ha contribuito un’intervista a Repubblica che la sua portavoce ha dovuto smentire in mattinata nei passaggi essenziali. Passaggi che collegavano l’eventuale bocciatura dell’accordo tout court alla caduta del governo, con cui Epifani in sostanza assumeva su di sé la croce di un esecutivo traballante. Ma il segretario della Cgil non aveva detto che il no al protocollo avrebbe fatto saltare il governo, ma che perfino i più aspri contestatori dell’intesa speravano in un’affermazione del sì perché altrimenti sarebbe «saltato il banco». Un’intervista che rischiava di creare un vero e proprio terremoto nella confederazione e di rendere il compito impossibile, a chi sta spiegando l’accordo nei luoghi di lavoro. Uscita oltretutto il giorno delle assemblee della prima e più simbolica fabbrica italiana, Mirafiori. Che invece non sono andate male, nonostante le contestazioni delle tute blu. Dalla Fiom raccontano che «più che i fischi al sì, si sentivano gli applausi al no all’accordo. Ma da qui alla bocciatura, c’è un abisso».