Epifani: non tagliare incentivi alle imprese per fare cassa

17/05/2004

        sezione: ITALIA-POLITICA
        data: 2004-05-15 – pag: 12
        autore: DAL NOSTRO INVIATO MASSIMO MASCINI

          Epifani: non tagliare incentivi alle imprese per fare cassa
          CHIANCIANO • Un confronto ravvicinato tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria per mettere nero su bianco alcune idee su come fronteggiare la grave crisi industriale che si è creata nel Paese. È questa la proposta di Guglielmo Epifani che, chiudendo l’assemblea della Cgil, ha confermato le aperture nei confronti del nuovo vertice di Confindustria e indicato il campo nel quale sarà opportuno verificare le possibili convergenze. «Questo e non un altro argomento — ha spiegato il leader della Cgil — perché se il problema preminente del Paese è il declino industriale, da lì occorre partire».

          Se si troverà un’idea condivisa, questa, ha aggiunto Epifani, «può essere un terreno di lavoro comune. Il resto verrà dopo». Non la prossima settimana, perché la Cgil intende aspettare l’assemblea di Confindustria il 27: sarà interessante verificare, ha sottolineato Epifani, se le aperture prospettate «troveranno un riscontro in una sede solenne come l’assemblea».

          Un confronto che parte da un dato positivo, perché Epifani ieri ha avuto parole durissime contro l’ipotesi prospettata dal Governo di tagliare gli incentivi alle imprese per finanziare la riforma fiscale trasformandoli in prestiti di lunga durata. Il segretario generale della Cgil ha detto un no tondo a questa idea perché, ha spiegato, si rischia in questo modo di bloccare gli investimenti delle imprese. «Non esiste — ha affermato — che si cambino da un giorno all’altro le regole su cui l’impresa fa affidamento, perché questo crea incertezza. Può essere un trucco contabile con cui presentarsi a Bruxelles, ma non funziona».

          Epifani ha ricordato cosa è successo quando questo Governo ha cambiato d’un colpo le leggi su cui erano costruite le politiche di sviluppo del Mezzogiorno. «Per un anno e mezzo — ha detto — non si sono fatti investimenti nel Sud e tutte le imprese hanno avuto problemi». E più in generale il segretario generale della Cgil ha irriso nei confronti del Governo «che parla sempre di mercato — ha rilevato — e poi contradditoriamente mette sempre ostacoli alle scelte che le imprese devono fare e genera così conseguenze negative per il loro sviluppo».

          Ma anche senza il conforto di alleanze sociali il sindacato è intenzionato a procedere contro la riforma fiscale. «Se il Governo confermerà la sua linea — ha affermato Epifani — dovremo riprendere la mobilitazione e la lotta fino allo sciopero». Ogni decisione verrà presa nei prossimi giorni in una nuova riunione delle segreterie delle tre confederazioni, a testimonianza del nuovo clima che la «svolta di Chianciano», se così si può chiamare, ha determinato nei rapporti tra le tre confederazioni. Per rispondere a chi aveva fatto obiezioni al procedere del cammino unitario, ricordando come Savino Pezzotta preferisca per sua ammissione parlare di convergenze unitarie, come prima la Cisl parlava di unità competitiva, Epifani ha affermato che comunque resta il fatto che «una cosa è la competizione, un’altra la convergenza».

          Ma che di nuova unità e di svolta si possa parlare lo testimonia in generale l’andamento di questa assemblea, dove Epifani, oltre a rilanciare l’importanza del processo unitario, ha proposto una linea di strategia sindacale che riprende le migliori tradizioni, parlando appunto di unità con Cisl e Uil e confronto tra parti sociali, di concertazione e politica dei redditi, di riforme istituzionali e nuova politica economica e industriale, dettando indicazioni precise per lo svolgersi della contrattazione e in generale della vita interna della confederazione.

          Non ha scomunicato nessuno, ma nessuno se lo aspettava. È stato sufficiente per molti che dettasse le cose da fare piuttosto di quelle da non fare. E Gianni Rinaldini, il segretario della Fiom, pur non rinunciando alle sue idee, non collimanti con quelle della confederazione, ha stemperato nel discorso che ha tenuto in mattinata alcune sue posizioni. Ma al di là delle parole, quello che conta sono i fatti. E tutti, più che al prossimo congresso della Fiom, in programma a Livorno all’inizio di giugno, guardano già all’appuntamento contrattuale dei meccanici di fine anno.