Epifani: “Non si puo’ stringere ancora la cinghia”

18/11/2008

L’Unità – 16 novembre 2008

Confindustria – Peggiorate le stime per il 2009: pil a meno 1%
Il leader CGIL ribatte: non devono pagare sempre i lavoratori

EPIFANI: “NON SI PUO’ STRINGERE ANCORA LA CINGHIA”

Tutti i dati confermano la situazione di grave crisi in cui si trascina il nostro paese. Anche le previsioni degli industriali per il 2009 sono nere. Il segretario della Cgil: basta sotterfugi, il governo dica che cosa non vuol fare.

Anche la Confindustria vede nero e rivede al ribasso le sue previsioni: segno meno per il Pil quest’anno (-0.4%), segno meno nel prossimo anno, quando il calo sarà dell’uno per cento. Peggio rispetto alle stime di un mese fa, quando la riduzione era rispettivamente dello 0.2 e dello 0.5%. Che cosa propone Confindustria? Intanto chiede alla Banca centrale europea di ridurre sensibilmente il costo del lavoro, lasciando correre un filo l’inflazione per non deprimere troppi consumi. Al governo italiano chiede investimenti pubblici, riduzione delle imposte sui redditi bassi, agevolazioni e credito per le imprese, soprattutto quelle medie e quelle piccole. Ma quelle percentuali che cosa rappresentano? Confindustria lo dice con chiarezza: produzione tagliata, crisi del settore manifatturiero e quindi nuovi colpi all’occupazione. Come si vede analisi, ben più che preoccupate, e proposte confindustriali non si discostano molto dai giudizi e dalle richieste della Cgil, che Guglielmo Epifani ha ricordato e confermato ieri a Roma, durante la forte manifestazione dei lavoratori del commercio, conclusa in piazza Navona. Il “commercio” rappresenta un altro caso che scotta: il contratto è stato firmato, l’estate scorsa, solo da Cisl e Uil. “Mi dicono che non lo abbiamo firmato per le domeniche e gli apprendisti. Ci ho pensato, forse è anche vero, ma sono Cisl e Uil che non hanno voluto la mediazione che ci avrebbe portati alla firma. Mi sembra che sia stato costruito tutto apposta per poter poi dire, di contratto separato in contratto separato, che è la Cgil che si isola”, ha detto il leader della Cgil ribadendo: “le cose non trasparenti non ci piacciono: non ci piace né la cena a casa di Berlusconi né quando si firmano accordi separati”.
Altro che polemiche, altro che isolamento della Cgil, ha sottolineato Epifani: “Non ci stiamo a passare per gli estremisti messi all’angolo: lasciamo a lor signori questa caricatura. Come si fa a dire che siamo isolati se rappresentiamo sei milioni di persone che aderiscono alla Cgil liberamente”. Di fronte agli orizzonti neri che anche Confindustria ha descritto, Epifani ha chiesto impegno, chiarezza, precise assunzioni di responsabilità. Anche a Emma Marcegaglia: “A Marcegaglia voglio dire: non è giusto in tempi buoni fare utili e profitti e quando arriva la crisi i primi tagli sono per i lavoratori”. E ha dato un esempio: ”Cedendo i titoli la Gabetti si solleverà mentre i lavoratori continueranno a perdere il lavoro. Così non va bene: non è questa la responsabilità sociale delle imprese di cui spesso sento parlare”. Al corteo c’erano anche i dipendenti della Gabetti, cinquecento senza lavoro con la chiusura delle agenzie (salvo riapertura in franchising).
A proposito di “incontri” Epifani ha sollecitato il governo a convocare le parti sociali, nessuna esclusa e far sapere che cosa ha da proporre. “La Cgil – ha rivendicato Epifani – ha delle proposte che servono ad aiutare il paese ad uscire dalla crisi. Non so cosa il governo vorrà fare ma penso che un governo che ha delle idee non ha bisogno di sotterfugi per farlo sapere. Nei momenti di crisi si deve cercare di rimanere uniti ma il nostro presidente del Consiglio fa l’esatto contrario: dividere”. E ha spiegato: “La Cgil è una grande forza radicata nel paese che non si rassegna a portare il cervello all’ammasso ed ha una sua autonomia…Le nostre proposte per uscire dalla crisi sono mosse dall’idea di rappresentare una speranza. Un’altra strada non solo non avrà il consenso nostro e della gente ma renderà più difficile la condizione di milioni di cittadini”. C’è un punto, ha concluso, in cui la cinghia non si può più stringere perché non ci sono più buchi: “Se c’è da tirare la cinghia la tiri qualcun altro: per questo abbiamo proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre”.

Marco Tedeschi – Milano