Epifani: «Non ci fermeremo qui»

27/10/2003



  Sciopero




25.10.2003
Epifani: «Non ci fermeremo qui»
In 70mila sotto la pioggia in Piazza Maggiore: non accettiamo lo scippo del governo
di 
Adriana Comaschi

BOLOGNA Alle nove la città è pronta: strade deserte, serrande abbassate e tante persone in cammino verso i punti di partenza dei cortei. I più previdenti sono usciti con l’ombrello, la pioggia cadrà a più riprese per tutta la mattina. Nonostante questo alla fine si conteranno ben 70 mila persone in piazza Maggiore a Bologna. E oltre 200 mila, secondo gli organizzatori, tra tutte le 11 manifestazioni in Emilia Romagna.
Ma la soddisfazione dei sindacati – la cui unità, promette il segretario
nazionale della Cgil Epifani dal palco a Bologna, «è destinata a durare» – è legata anche alle adesioni allo sciopero in tutte le realtà produttive della regione. Solo nel settore metalmeccanici, a Bologna l’astensione dal lavoro è stata del 100% all’Acma, alla Breda
Menarinibus e alla Bonfiglioli l’azienda che ha chiamato i carabinieri,
nei giorni scorsi, contro i picchetti della Fiom; del 95% a Reggio Emilia per Landini e Smeg. Mentre per l’alimentare si sono fermate
al 100% Barilla, Parmalat e Nestlè.
Un mondo, quello delle grandi industrie, che nel capoluogo si è dato appuntamento in porta San Felice, mentre l’altro raduno “storico” è quello in piazza dell’Unità, nel quartiere della Bolognina. Qui si trovano i dipendenti della scuola, i pensionati, i lavoratori dei call center, in testa lo striscione unitario di Cgil, Cisl e Uil per «un grande
movimento di lotta per pace, sviluppo, equità e diritti». Appena dietro
Epifani ma anche Sergio Cofferati, candidato sindaco per il centrosinistra a Bologna. Tra i due un saluto lungo e affettuoso, mentre si mischiano ai tanti sindaci – sono 43 in tutto – che hanno deciso di manifestare con la fascia tricolore. Una presenza significativa, nel giorno della contestazione alla «controriforma»
delle pensioni ma anche alla manovra finanziaria del governo
«del tutto inadatta a sostenere lo sviluppo», attacca Epifani in piazza. Sfilano i politici – c’è tutto il centrosinistra locale, molti i parlamentari – tra cui il presidente della provincia, Vittorio Prodi e quello della Regione, Vasco Errani, che si fa tutto il corteo al fianco di Epifani. Alla fine dirà di averne «molto apprezzato il discorso serio e
responsabile, in particolare il passaggio in cui ricorda la pari dignità, nella nostra Costituzione, di governo ed Enti locali»: parità disattesa quando il governo, spiega Epifani, «salva se stesso scaricando tutto su di loro». Da parte sua il segretario Cgil già lungo il corteo chiarisce il senso della giornata: davanti a «una controriforma delle pensioni ingiusta e di cui non c’era bisogno» il governo «ritiri il rovvedimento».
L’unico modo, aggiunge, per avviare un dialogo con i sindacati,
«dialogo che il governo dice di volere dopo aver deciso tutto da solo. C’è spazio anche per una replica alle critiche di Guidalberto Guidi, vicepresidente di Confindustria, alla Fiom: «Se si firma un accordo senza la più grande organizzazione sindacale di categoria del settore, non si può poi chiedere alla Fiom di abbassare la testa, di restare umiliata e impotente». Sfilano anche gli studenti medi, universitari e i ragazzi del Social Forum, un migliaio di persone che danno vita a un mini corteo dalla zona universitaria. A Berlusconi dedicano un pupazzo dalla faccia di maiale, ma la creatività della protesta individuale si sfoga lungo tutta la manifestazione. I toni sono velenosi – «Maroni riforma il tuo cervello» – ma soprattutto angosciati: «Povera gente, poveri Stati che fanno i conti addosso ai disperati»,
«Governanti fate pagare gli evasori», «Tassate i patrimoni fiscali, non i poveri». Perché è di questo che si discute, l’improvvisa
possibilità di trovarsi poveri, poveri veramente, pur dopo una
vita passata a lavorare. Come ricorda un ex dipendente della
Fochi, gruppo felsineo di impiantistica industriale fallito nel ’95, a
comizio ormai finito: «Sono un ingegnere nucleare, ho girato il mondo e ora dopo 32 anni di attività mi trovo in mobilità a 600 euro al mese. Oggi siamo troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per tornare a lavorare, siamo abbandonati da tutti, Epifani ricordati
di noi». Che Bologna non sia più un’isola felice anche dal punto di vista economico lo sottolinea nel suo intervento il segretario locale della Cisl, Alessandro Alberani: citando «le esportazioni e i consumi in calo, le difficoltà nei settori meccanico, della chimica e della moda con il ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali». Ma anche «i tagli alla scuola, con i nostri figli che ogni giorno si trovano con meno insegnanti; e il dramma degli anziani non autosufficienti, che il governo pensa di risolvere solo con assicurazioni private».