Epifani: manovra sbagliata, per il Paese sarà un anno pesante

11/10/2004


            domenica 10 ottobre 2004

            Pezzotta smonta l’ottimismo del presidente: se non ci sono minori spese dove va a prendere i soldi? Per la Cgia di Mestre con gli studi di settore penalizzate soprattutto le piccole imprese del Sud
            Epifani: manovra sbagliata, per il Paese sarà un anno pesante

            Roberto Rossi

            MILANO «Secondo me i tagli ci sono. Perché altrimenti dove prendono i soldi?». A Savino Pezzotta, segretario della Cisl, sono bastate poche parole e un ragionamento semplice e lineare per smontare l’ottimismo di Silvio Berlusconi. Poche parole pronunciate a margine di un convegno in corso a Bologna per rigettare quanto sostenuto dal premier poche ore prima a Genova. E cioè che nella Finanziaria 2005 non è contenuta alcuna stangata.

            «Continuiamo a ritenere che questa sia una manovra che non guarda allo sviluppo – ha spiegato ancora Pezzotta – è necessario un ulteriore confronto che andrà ad approfondire la questione. Ma il nostro continua a rimanere un giudizio critico».

            Critico come quello espresso dalla Cgil. «La Finanziaria del governo ancora una volta è sbagliata perché non affronta correttamente i problemi del Paese» ha detto ieri il segretario Guglielmo Epifani, spiegando che «tutto questo si trasferirà sulle condizioni delle persone». Il leader della Cgil, intervenendo ad una manifestazione sindacale a Siracusa, ha previsto «un anno pesante per il Paese, e soprattutto per i pensionati e i lavoratori dipendenti».

            I nodi più importanti, secondo Epifani, sono: «l’economia che è ferma, le crisi produttive che aumentano, il Mezzogiorno che perde occupazione e non crea posti di lavoro, una finanziaria che non va bene, e i contratti che non si rinnovano, a partire da quelli del pubblico impiego». «Le prospettive del sindacato – annuncia Epifani – sono quelle di cercare di fare bene per il futuro del Paese. Se però di fronte a questa prospettiva si faranno le scelte sbagliate, il sindacato risponderà».

            Scelte sbagliate come quella di una riduzione fiscale. «La riduzione fiscale annunciata dal governo è un imbroglio contabile. Un Paese che è sulla bancarotta finanziaria non può permettersi una riduzione generalizzata». Il leader della Cgil ha così spiegato «l’imbroglio»: «la finanziaria – ha detto – prevede una riduzione fiscale di 6 miliardi di euro e un nuovo prestito tributario di 7,5 miliardi. Questo significa che dici al centro che riduci le tasse e poi le aumenti in periferia». Dopo 4 anni, questo governo ha azzerato l’avanzo reale, è come se fossimo tornati agli inizi degli anni ‘90». Epifani ha anche respinto la tesi secondo la quale le difficoltà di questi ultimi anni siano da attribuire all’11 settembre, «la colpa è delle scelte di questo governo».
            Ma anche sul Mezzogiorno Epifani si è voluto soffermare. «Io credo che questo, senza polemica, sia il governo più contro il Mezzogiorno che ci sia mai stato. È chiaro – ha detto Epifani – che il Mezzogiorno sarà ancora una volta penalizzato, perché si riducono gli investimenti produttivi e quelli in infrastrutture. E questa non è la prima volta».

            Il sostegno contabile a quanto detto da Epifani a Siracusa è arrivato da Mestre. In base a uno studio effettuato dalla Già, l’associazione di artigiani e piccole imprese, l’aggiornamento degli studi di settore, previsto dalla manovra 2005, colpirà soprattutto i lavoratori autonomi e le piccole imprese del Sud. Una bella mazzata, inoltre, visto che l’aggravio calcolato dovrebbe aggirarsi intorno ai 3.500 euro a contribuente.
            «Una vera penalizzazione soprattutto per il popolo delle partite Iva più povero del paese che si trova nel Sud – è stato il commento del segretario Giuseppe Bortolussi – che ha livelli di reddito anche meno della metà dei colleghi del Nord». Con la revisione degli studi, anche se va ricordato che questi ultimi tengono in parte conto delle differenze economiche territoriali, si chiederà agli autonomi di pagare più tasse colpendo in particolare quelli con i redditi più bassi. «Se teniamo conto che oltre il 75% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo – ha aggiunto ancora Bortolussi – è molto probabile che questa misura, che apporterà un aggravio di imposta molto oneroso, spingerà molte aziende meridionali a scivolare nel sommerso».