Epifani: manovra di galleggiamento «Caro Tremonti, fai come Obama»

10/12/2009

«Meglio galleggiare che affondare». Il primo commento del governo alle critiche fatte alla finanziaria da Guglielmo Epifani è quello del ministro Scajola. Parole che in realtà accreditano quelle del leader della Cgil, che contesta l’immobilismo dell’esecutivo di fronte alla crisi. Perché galleggiare vuol dire fare niente, restare in balia degli eventi. «Questo – ha detto ieri Epifani all’incontro organizzato dalla Cgil-Lombardia e Milano in vista del congresso Cgil – sarà il governo che passerà alla storia per non aver fatto nulla di fronte alla più grossa crisi economica dopo quella del 1929. Nessuno in Europa si è comportato come l’Italia». Insomma, «non ci siamo – argomenta il sindacalista – nel rapporto tra la durezza della crisi e i provvedimenti presi dal governo».
Manca una politica industriale, ci sono solo briciole per la formazione e l’istruzione, così come per i lavoratori e i pensionati, che quest’anno pagheranno più di tutti. «Una vergogna» non alleggerire il carico fiscale di queste categorie, considerato che a chi non ha pagato le tasse è stato concesso il salvagente dello scudo fiscale. E poco si sta facendo anche sul fronte degli stimoli ai consumi. Gli stessi incentivi alla rottamazione – sottolinea il segretario Cgil – verranno inseriti in un decreto ad hoc, «come se gli aiuti all’occupazione e alle imprese fossero qualcosa di scollegato dalla Finanziaria». Epifani entra poi nel merito di alcune scelte di cui si dibatte in queste ore. In primo luogo l’ipotesi di utilizzare i fondi del tfr delle imprese con più di 49 dipendenti attualmente accantonati presso l’Inps. Il governo li vorrebbe prendere per coprire circa un terzo della manovra 2010. «È un’occasione mancata. Utilizzare quei soldi per la spesa corrente non serve. Usiamoli per sostenere l’economia». A questo proposito, il sindacalista ha ricordato che un’operazione simile venne fatta dal governo Prodi, ma con una differenza: «In quell’occasione, le imprese chiesero che fosse destinato alle infrastrutture e allo sviluppo, e avevano ragione». Stavolta, ha aggiunto affondando il colpo contro il mondo industriale, «non ho sentito nessuna voce da parte di Confindustria e delle imprese che due anni fa avevano protestato e parlato di scippo. C’è qualcuno che usa un linguaggio con il centrosinistra e un altro con il centrodestra. Noi, invece – ha proseguito – usiamo lo stesso linguaggio di due anni fa. Confindustria finisce per essere molto forte con alcuni governi e molto debole con altri. Ma così si mette in discussione la credibilità della rappresentanza e l’autonomia delle imprese dal governo. E visto che loro fanno lezioni di autonomia – ha aggiunto Epifani – sarà bene che anche noi cominciamo a dargliene».
Prima di chiudere il capitolo Finanziaria, il segretario Cgil si è rivolto al ministro Tremonti, suggerendogli di fare come Obama, che dopo aver salvato le banche ha predisposto un piano straordinario a tutela dell’occupazione. «Caro ministro dell’economia, visto che i tuoi Tremonti bond non hanno avuto molto successo con le banche, perché non hai pensato di destinare quello che e stava all’occupazione? Non ci sono olo le banche da salvare».