Epifani: «Le Br? Preoccupa la presenza dei giovani»

12/04/2007
    giovedì 12 aprile 2007

    Pagina 15 – Politica e società

    Terrorismo – L’allarme di Cgil, Cisl e Uil: «La guardia resta alta»

      Epifani: «Le Br? Preoccupa
      la presenza dei giovani»

        di Domenico Ravenna

        Ogni sforzo va fatto in direzione dei giovani. Confrontarsi, parlare con loro. Spiegare la vera storia degli anni di piombo. Epifani, Bonanni e Angeletti sono a Genova per testimoniare l’impegno del sindacato contro il terrorismo. Nella città che ha subito i colpi più duri dalle Brigate Rosse. E dove sono state appena cancellate dai muri le stelle a cinque punte e le P38 che hanno firmato le minacce al presidente della Cei, Angelo Bagnasco. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil sono venuti a commemorare Guido Rossa, gambizzato dalle Br nel ’77, e, insieme a Giancarlo Caselli e a Carlo Castellano, hanno partecipato a un’assemblea di quadri.

        Nel rigurgito brigatista, a inquitare Guglielmo Epifani non sono tanto le vecchie seconde o terze linee, che rialzano la testa («questo è un problema che devono affrontare le forze dell’ordine»), quanto la presenza dei giovani. «Se con i vecchi – dice – non possiamo fare niente, con i giovani possiamo fare molto creando occasioni di incontro e di confronto. Senza mai dare per assodato ciò che per noi è sempre stato chiaro: oggi, come allora, il terrorismo è il nemico del sindacato e della democrazia; i suoi mezzi e i suoi fini sono inconciliabili con tutto ciò in cui crediamo».

        Ai giovani che possono essere suggestionati dal riaffaciarsi della logica brigatista, guarda con preoccupazione Raffaele Bonanni. «Rispetto agli anni Settanta – sottolinea il leader della Cisl – siamo in presenza di un fenomeno assai più ridotto che, tuttavia, può trovare alimento nell’afasia del quadro politico in Italia e nell’accentuarsi dei livelli di ingiustizia, fattori che possono favorire la presa dei cattivi maestri sui giovani e riaccendere vulcani oggi spenti. Il nostro compito – aggiunge Bonanni – è rendere più vera la nostra azione sul piano politico e sociale».

        Per Luigi Angeletti bisogna ripudiare e smascherare qualsiasi tesi «giustificazionista». «Oggi – sostiene il leader della Uil – obiettivo del terrorismo non è più lo Stato, ma la società civile. Il sindacato – comntinua Angeletti – deve spiegare e ricordare che l’Italia è l’unico paese in Europa in cui esiste una criminalità politica che spara e intimidisce e che considera il riformismo il suo peggior nemico. Dobbiamo dire che è, sì, una minoranza, ma che esiste. Che c’è un problema e un pericolo che non siamo riusciti ad eliminare». Giancarlo Caselli ritiene necessario far conoscere ai giovani la vera storia degli anni di piombo piuttosto che «concedere con generosità tribune a condannati per terrorismo impegnati a rieducare i loro concittadini». Carlo Castellano mette in guardia da «una sinistra radicale che, come un fiume carsico, è pronta a uscire allo scoperto e fare proselitismo fra i giovani».