Epifani: “L’azienda proceda ma cerchi il dialogo. Noi non faremo boicottaggi”

24/06/2010

Epifani, sorpreso del risultato uscito da Pomigliano?
«La partecipazione è stata plebiscitaria come ci si aspettava, non c’è stato assenteismo nel voto. Hanno prevalso i sì, come era ampiamente previsto, un sì che per noi era riferito al lavoro, agli investimenti. Però c’è stata una quota di “no” molto forte, che tra gli operai ha superato il 40%. È andata oltre a quello che si poteva immaginare: se si vuole essere onesti questa è la vera sorpresa».
Come giudica la reazione della Fiat?
«Rilevo un dato positivo: l’azienda dopo il voto ha deciso di confermare il proprio impegno su Pomigliano. E questo è un punto che ci stava particolarmente a cuore, era la nostra prima preoccupazione. Perché non si può scherzare su 15 mila posti di lavoro, in questa situazione, a Napoli. Perché è importante che ritorni una produzione da fuori, perché è un segno per tutto il Paese. E perché si riconferma un investimento nel Mezzogiorno, tanto più importante dopo il disimpegno da Termini Imerese le cui prospettive non sono ancora chiare».
Quel 36% di “no” porta acqua alle ragioni della Fiom…
«Questo di Pomigliano è un voto molto interessante, perché conferma che non si possono contrapporre lavoro e diritti: è una cosa che non viene apprezzata dai lavoratori. Il voto, poi, dà anche torto alla prima dichiarazione del ministro Sacconi che ha puntato a fare di questa intesa un esempio di nuove relazioni e di attacco ai diritti. Questa è la vera lettura del voto, altre interpretazioni non hanno senso».
Adesso come si procede? Fiat si aspettava un consenso più forte…
«Vedo due strade di fronte a noi, due scenari possibili. Il primo è che l’azienda vada avanti con i suoi piani, ovviamente non modificando nulla nella prima fase, ma avendo ben presente che c’è tutto il tempo di qui a quando parte l’investimento per riprendere in mano quei due o tre punti più controversi dell’accordo e provare a condividerli con tutti, compresa la Fiom. Questa è la strategia che andrebbe perseguita: lo dico anche nell’interesse dell’azienda perché un investimento di 700 milioni di euro merita di avere tutte le componenti a favore».
Al Lingotto temono possibili boicottaggi futuri…
«No, questo non è nella cultura della Fiom né della Cgil. Non esiste proprio. Però, secondo me, sarebbe saggio non escluderci. I recenti dati di Melfi, dove la Fiom ha vinto, suggeriscono di non escludere uno dei sindacati più grandi dagli accordi, dalle mediazioni e dai compromessi. E’ una cosa che non va bene per l’impresa e che non va bene nemmeno per la Fiom».
La seconda strada?
«E’ quella di blindare gli accordi senza la Fiom, partendo da Pomigliano per estenderli poi agli altri stabilimenti. Ma credo creerebbe non pochi problemi: sarebbe una strada del tutto illogica, per tutti».
Chiede a Marchionne di non chiudervi la porta in faccia?
«Io che ho pure apprezzato la scelta, l’investimento e non ho mai usato toni forti, ora con franchezza voglio dire alla Fiat di non sbagliare. Di non fare un errore, di non pensare che la polemica di questi giorni, che è inevitabile per come è montato il caso di Pomigliano, possa determinare un prolungamento di una rottura. Secondo me non conviene, né al futuro dei lavoratori, né alla Fiat, né alla Fiom».
Ora bisogna riaprire la trattativa?
«Si tratta di trovare le modalità ed affrontare assieme le questioni poste dall’azienda, dal problema dell’assenteismo, che ha tante cause e si può affrontare senza colpire nel mucchio, alle questioni dei permessi elettorali e dei distacchi sindacali, tutti punti che vanno affrontati per quello che sono. Poi c’è il tema di come si fa a rispettare gli accordi, che si affronta trovando il modo di corresponsabilizzare tutti, senza intervenire sulla sfera dei diritti e togliendo alla gente la possibilità di esercitarli. Idem per il demansionamento dei lavoratori, cosa comprensibile nelle fasi di ristrutturazione, ma che non può certo essere un metodo».
E alla Fiom cosa chiede?
«Di stare in campo con un ruolo propositivo e non solo antagonista. Siccome ci sono già tanti che vogliono mettere la Fiom e la Cgil in una riserva indiana, bisogna saper contrapporre una capacità di proposta».

«Ora la Fiat senza tentennamenti ribadisca l’investimento su Pomigliano», dice il segretario Pd Pierluigi Bersani. Sempre nel Pd, il deputato Sergio D’Antoni auspica che, davanti alla «netta affermazione del sì, Fiom si decida a firmare l’accordo». Parla di «netta vittoria del sì» anche Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera, che invita azienda e sindacati ad evere lo «stesso senso di responsabilità degli operai» e a rispettarne la volontà. Interviene pure il leader dell’Api Francesco Rutelli: «Una volta convocato un referendum, pur su basi discutibili, l’esito non può che essere accettato e rispettato». Antonio Di Pietro esorta Marchionne «a non fare il furbo, rimangiandosi quanto detto alla vigilia del referendum».