Epifani: la riforma non è decisiva

15/09/2004


            mercoledì 15 settembre 2004

            Pagina 25 – Economia
            La proposta di Pezzotta alle categorie. Il leader Cgil: potere d´acquisto perso non per colpa del modello
            La Cisl: più contratti decentrati
            Epifani: la riforma non è decisiva
            Al livello nazionale solo la tutela del salario in base all´inflazione prevista
            Il piano prevede l´allungamento della parte economica a tre-quattro anni


            RICCARDO DE GENNARO

            ROMA – La Cisl tira dritto: la riforma del modello contrattuale si deve fare. Così, il giorno dopo l´incontro tra Epifani, Pezzotta e Angeletti, che – su questo tema – ha registrato un´altra fumata nera, il sindacato d´ispirazione cattolica formalizza la sua proposta di riassetto contrattuale in una riunione della segreteria nazionale con tutte le categorie. Ora non resta che trovare l´accordo con la Cgil sui tempi di apertura del confronto con la Confindustria. Non sarà facile: Epifani ieri, durante la riunione del correntone Ds, ha lanciato una frecciata a Pezzotta: «Pensare che la perdita di potere d´acquisto di questi anni sia dovuto al sistema contrattuale è francamente inaccettabile. È il governo che ha scelto scientificamente di penalizzare i redditi da lavoro e le pensioni».

            Pezzotta dice di essere disponibile ad avviare il dialogo con Confindustria dal primo gennaio per permettere ai metalmeccanici di presentare la loro piattaforma. Il problema, tuttavia, è decidere se i contratti scaduti verranno poi rinnovati con le vecchie regole o dovranno attendere le nuove. A questo proposito, Giorgio Santini – che ieri ha delineato la proposta di riforma degli assetti contrattuali – ricorda il caso del lodo Scotti dell´83, che dettò i contenuti dei contratti in via di rinnovo. La Cisl è favorevole alla salvaguardia del doppio livello di contrattazione, ma punta soprattutto al rafforzamento della contrattazione integrativa, che oggi coinvolge il 30% dei lavoratori.

            La proposta è di abolire il biennio economico, aumentando la durata del contratto nazionale a tre o quattro anni (com´è oggi per la parte normativa). Dal punto di vista salariale, il contratto nazionale avrebbe solo la funzione di «tutela del salario in base all´inflazione prevista». A metà del suo corso scatterebbe, invece, la contrattazione integrativa per la distribuzione della produttività. Nella relazione di Santini, tuttavia, si dice che la contrattazione decentrata potrebbe anche servire per recuperare «lo scostamento tra inflazione prevista e reale». Ovviamente, la contrattazione decentrata dovrà essere resa pienamente legittima ed esigibile.

            L´accordo tra Cgil, Cisl e Uil è lontano. Le tre confederazioni hanno messo in piedi, prima dell´estate, una commissione ad hoc per la revisione del modello contrattuale formata da tre segretari Cgil (Cantone, Rocchi, Patta), tre Cisl (Giorgio Santini, Sorgi, Bellini) e tre Uil (Pirani, Foccillo, Lamberto Santini). I quali, però, non si sono mai riuniti. A questo punto i contrasti dovranno essere risolti dai tre leader, che si rivedranno presumibilmente dopo il direttivo Cgil, in programma a fine mese. Santini sottolinea che la proposta Cisl non fa altro che recepire le linee della riforma suggerite nel ´97 dalla commissione Giugni, di cui facevano parte D´Antona e Biagi: «Nel ´98, in occasione del Patto di Natale con il governo D´Alema – ricorda Santini – i testi erano pronti e contenevano le indicazioni della commissione. Ma la cosa saltò perché la Confindustria non volle la contrattazione decentrata e la Cgil temette per il contratto nazionale». Sarà lo stesso film?

            la cisl
            Per il sindacato di via Po guidato da Savino Pezzotta è necessario avviare subito il confronto con la Confindustria per arrivare ad una completa riforma degli assetti contrattuali

            la uil
            Il sindacato timonato da Luigi Angeletti è favorevole ad una rapida riforma degli assetti contrattuali e si spinge a chiedere anche la disdetta dell’accordo sulla politica dei redditi del ’93

            la cgil
            Il sindacato di Corso Italia invece non considera prioritaria la riforma degli assetti contrattuali. Per la Cgil prima di ogni cosa è necessario rinnovare i contratti "sospesi"