Epifani: la battaglia della Cgil comincia a dare frutti

07/02/2005

    domenica 6 febbraio 2005

      Epifani: la battaglia della Cgil comincia a dare frutti
      «Quel che noi dicevamo a Pesaro ora si ritrova nelle parole di Fassino e D’Alema. Attenzione alla solitudine degli operai»

        Andrea Carugati

          ROMA L’aveva detto Cofferati venerdì, l’ha ribadito ieri mattina il suo successore Guglielmo Epifani: «La battaglia che la Cgil ha combattuto al congresso di Pesaro comincia a produrre qualche risultato». Epifani, parlando ieri dal palco, ha citato la relazione di Fassino e l’intervento di Massimo D’Alema e ha detto che le critiche sono state raccolte. Che molta strada è stata fatta rispetto a tre anni fa. Ora, dice il segretario della Cgil, il prossimo obiettivo è «il programma, il percorso verso la vittoria del 2006».

            Attenzione, però, avverte Epifani: «Non bisogna farsi illusioni perché oggi i problemi del Paese sono più gravi e difficili rispetto al 2001; e nel 2006 saranno ancora più gravi». Gli esempi non mancano: nel 2003, quando la Cgil da sola proclamò lo sciopero generale contro il declino industriale del Paese, «non c’erano le crisi Alitalia, Fiat, Terni, Parmalat». E ancora: le difficoltà dei settori tessile, dell’abbigliamento, delle calzature. «E questa è solo la punta dell’iceberg», commenta Epifani.

            Dunque la lunga stagione elettorale che si apre «è decisiva per scrivere il futuro, l’Italia è a un bivio e questo è il tempo delle scelte». Che farà la Cgil? Nella «distinzione dei ruoli», contribuirà a costruire il programma del centrosinistra. A partire dalle questioni discusse al congresso: il tema di un aumento dei salari avanzato da D’Alema, assai gradito al sindacato («Deve diventare elemento del programma di Prodi», dice Epifani), il welfare «che mostra ogni giorno le sue crepe» (dai bambini, agli anziani agli immigrati), una “riforma” fiscale che, insieme alla finanziaria, «ha allargato le distanze tra ricchi e poveri», le pensioni. «Fassino ha avuto il coraggio di dire, per la prima volta, che la spesa sociale italiana è nella media europea», ha detto Epifani. Spiegando che la grande questione generazionale che rischia di dividere padri e figli non sono le pensioni, ma il reddito: «Solo un decimo della ricchezza del Paese si genera di anno in anno; il resto è legato alla rendita, alle generazioni passate». È qui, in questa scarsa propensione al rischio, nella «solitudine» che coinvolge imprenditori e operai che Epifani vede i segni del declino italiano, il nodo da sciogliere. Oltre alle crisi industriali, il leader della Cgil sottolinea le illusioni svanite: sul rilancio del Mezzogiorno e sulle infrastrutture. La Salerno Reggio-Calabria, tanto per cominciare: «In 7 anni ne sono stati costruiti solo 49 chilometri: questo è l’emblema di uno scandalo nazionale». E poi la ferrovia Bologna-Verona, perfetto esempio di come sia difficile, e rischioso, pensare alla «liberalizzazione dei vettori» quando «la rete è così obsoleta».

              Epifani lancia anche un messaggio al ministro dell’Interno Pisanu, che venerdì aveva parlato di «assenza di confini» tra sinistra ed eversione. E cita il caso di un giovane vigile del fuoco morto sul lavoro a Genova, al disperazione dei suoi colleghi: «Caro ministro, visto che ha cominciato a esternare forse è meglio che si preoccupi di dare condizioni di sicurezza a questi lavoratori. In Italia infortuni e morti sul lavoro sono troppi per un paese civile». Scatta l’applauso, uno degli undici tributati al numero uno della Cgil.