Epifani: inevitabile lo sciopero statali

04/10/2007
    giovedì 4 ottobre 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

      Sciopero degli statali
      contro la Finanziaria
      Epifani: è inevitabile

        ALESSANDRO BARBERA

        ROMA
        I soldi, nella Finanziaria, ci sono: circa due miliardi e mezzo di euro. Peccato che serviranno in gran parte a pagare il rinnovo del biennio già scaduto, il 2006-2007. Il prossimo contratto degli statali – grazie all’accordo che ne ha permesso l’allungamento «sperimentale» a tre anni – durerà fino al 2010. Ma proprio per questo i sindacati si aspettavano dal governo un segnale che non è arrivato: nella manovra le risorse non ci sono. Risultato: sciopero generale del pubblico impiego il 26 ottobre. A differenza di quanto accaduto a primavera, questa volta la convocazione non ha ragioni tattiche. Lo sciopero ci sarà davvero. «La proclamazione era inevitabile», ha commentato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. I ministri Damiano e Nicolais promettono che «le risorse si troveranno», Palazzo Chigi fa sapere di essere «impegnato ad affrontare le questioni legate ai rinnovi futuri», ma è difficile che il governo, già alle prese con la coperta corta della Finanziaria, trovi i cinque miliardi necessari a spegnere subito la protesta.

        Insomma, come promesso Cgil, Cisl e Uil alzano il livello dello scontro con il governo mescolando rivendicazioni strettamente contrattuali ad altre più inconfessabili e «politiche». Le prime per ora restano legate alla vicenda statali: durante la trattativa per la Finanziaria i sindacati di categoria avevano chiesto che le poche risorse che sarebbero state stanziate permettessero la copertura piena della cosiddetta «indennità di vacanza contrattuale», ovvero del lieve aumento di salario che scatta nel momento in cui il biennio inizia senza il rinnovo.

        Invece la norma inserita in manovra prevede che la «vacanza» venga spalmata su due anni – 2008 e 2009 – invece che su uno solo: scatterà un aumento dello 0,30% nei primi sei mesi e dello 0,50% nei sei successivi. I sindacati hanno interpretato la decisione con la volontà di firmare il prossimo rinnovo solo a partire dal 2010, dunque facendo saltare 2008 e 2009. I sindacati contestano inoltre l’introduzione del divieto nei Comuni sopra i cinquemila abitanti di assumere lavoratori socialmente utili e la norma che limita l’assunzione a tempo indeterminato dei soli dipendenti pubblici che hanno maturato tre anni di lavoro a tempo determinato al 30 settembre. «Che razza di norma è?», si inalbera il leader della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda. «Perché prima sì e dopo no?»

        Benché i leader sindacali fatichino ad ammetterlo, nella decisione di organizzare il primo sciopero generale contro il governo Prodi ci sono però anche ragioni più squisitamente «politiche». Non solo incombe il referendum fra i lavoratori che dovrà dire sì al protocollo sulla riforma delle pensioni e del mercato del lavoro (fra il 10 e il 12 ottobre), ma presto (fra il 19 e il 22 novembre) ci saranno le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze del pubblico impiego, settore nel quale Cobas e autonomi sono sempre più forti.

        Inoltre Cgil, Cisl e Uil sono irritate per il modo in cui Prodi e il ministro del Lavoro Damiano hanno deciso di rispondere alle richieste di Rifondazione sulla modifica del protocollo firmato a luglio. «Che senso ha – dice un’autorevole fonte sindacale che preferisce non essere citata – accettare di ritoccare un protocollo che ci si era impegnati a non modificare più?». Inutile dire che così la triplice si senta scavalcata a sinistra, e accusata di essere «complice» di un governo amico. Ciò costringe i leader ad alzare il tono della protesta e a preannunciare una «battaglia d’autunno» che a novembre sfocerà anche in una manifestazione sulla «questione fiscale».

        Negli incontri in fabbrica di questi giorni i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti toccato con mano quello che loro definiscono il «disagio dei lavoratori» e la volontà di sollevare una «questione salariale» che riguarda anzitutto il mondo delle imprese private. Prima della trattativa del rinnovo per i pubblici – che probabilmente slitterà all’anno prossimo – il banco di prova per la triplice resta la firma del contratto dei metalmeccanici.