Epifani: il Parlamento non peggiori il protocollo

04/10/2007
    giovedì 4 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Il timore di Epifani: il Parlamento
      non peggiori il protocollo

        Il segretario della Cgil interviene alla Gd di Bologna. I lavoratori critici, ma alla fine approvano

          di Andrea Bonzi/ Bologna

          ALLA FINE ognuno resta della propria idea. Ma il leader nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, raccoglie anche un lungo applauso al termine dell’illustrazione del protocollo welfare davanti ai metalmeccanici della Gd di Bologna. Non sarà Mirafiori, ma è una platea niente affatto facile: la Fiom è di gran lunga il sindacato più rappresentativo tra le tute blu del colosso del packaging emiliano, con 1.200 dipendenti. Alla vigilia dell’incontro, i sindacati avevano assicurato compostezza, ma anche che non sarebbe stata una passeggiata per Epifani. Così è stato: il suo ingresso nella grande sala mensa della fabbrica – insieme ai vertici locali di Cgil e Fiom – viene accolto con una certa freddezza, ma con solo un paio di fischi isolati. Il segretario della Cgil non nasconde la «preoccupazione» per eventuali modifiche peggiorative dell’intesa in Parlamento, ricorda che «se vincono i “sì” avremo più forza per migliorarla», e illustra i punti del protocollo. Si sofferma sugli aumenti delle pensioni minime («300 o 500 euro l’anno non cambieranno la vita, ma sono una specie di quattordicesima») e sui giovani («La totalizzazione dei contributi permetterà un montante pensioni più alto»). Senza evitare il passaggio dallo “scalone” agli “scalini”: «Non era il risultato che avremmo preferito – ammette Epifani -, ma un miglioramento è stato ottenuto». Insomma, «malgrado le critiche e i limiti che si possono riconoscere all’accordo – aggiunge Epifani -, non vedo ragioni per votare “no”». Ragioni che, invece, vedono alcuni dei dipendenti Gd che prendono il microfono per parlare. Punto primo: i precari. «Io ho un collega che ha iniziato a lavorare da 13 anni e non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato – insiste Luca Petrucci, da 22 anni iscritto alla Fiom -. L’unico che ha fatto è stato accompagnato da una lettera di dimissioni anticipata. Per gli assunti, come me, il protocollo è buono, ma se lo guardo con gli occhi del precario non va bene. Voterò no».

          C’è poi chi, come l’operaio Ugo Liberi, rivendica «con fierezza il “no” della Fiom a questo accordo con Confindustria», chi, come Paolo Tantini, se la prende coi politici («I parlamentari vanno in pensione dopo due legislature. Sarà un lavoro usurante?», ironizza) e ancora una dipendente che solleva il problema delle discriminazioni per i sieropositivi. Molte critiche anche all’intesa sul Tfr: «Se passo ai fondi pensione, poi non posso più tornare indietro. Perché?» si chiede Domenico, detto «Piccolo». Ma, tra i lavoratori Gd, che in queste settimane hanno accumulato 16 ore di sciopero per rinnovare un contratto aziendale che non arriva (la sala è cosparsa di volantini che lo ricordano), c’è anche chi vede i lati positivi. Iorio Fioravanti, «da 37 anni tesserato Fiom», mette subito in chiaro le cose: «Voterò sì al protocollo, ed è la prima volta che mi capita di essere in disaccordo con il mio sindacato». Per spiegare il suo “strappo” personale, Fioravanti fa un esempio: «Pensate a tre bicchieri. Il primo ricolmo di cioccolata dolce, il secondo con il cacao amaro, il terzo pieno…lascio a voi immaginare di cosa, non è cioccolata ma è dello stesso colore (risate, ndr). Per cinque anni ho bevuto quest’ultimo. Stavolta proviamo almeno ad arrivare a bere il secondo. Sarebbe un passo avanti».