Epifani: «Il Paese si sta impantanando»

08/09/2005
    giovedì 8 settembre 2005

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      Epifani: «Il Paese si sta impantanando»

        «Un governo che non decide, un Parlamento che non legifera. E Ciampi è giustamente preoccupato»

          di Simone Collini/ Milano

            «IL PAESE SI STA impantanando». Felice di poter festeggiare da segretario i cento anni della Cgil, ma preoccupato dell’attuale situazione economica italiana, Guglielmo Epifani è stato ieri l’ospite d’onore della festa nazionale dell’Unità. Arrivato a Milano da Palermo (dove è stato eletto il nuovo segretario siciliano del sindacato) per un’ora e mezza ha risposto alle domande del vicedirettore dell’Unità Rinaldo Gianola. Bankitalia, i rapporti con Cisl e Uil, la prossima Finanziaria i temi principali della discussione.

              "C’è una specie di paralisi: un governo che non decide, un Parlamento che non legifera e un presidente della Repubblica giustamente preoccupato della situazione", dice dopo aver appreso che i colloqui al Quirinale sul caso Bankitalia sono finiti con un nulla di fatto. Ricorda che la legge sul risparmio è stata presentata due anni fa, dopo lo scandalo Parmalat, e aggiunge: "Gli Stati Uniti, di fronte al crac Enron, hanno approvato la riforma in tre mesi". Una mancanza legislativa che ora lascia tutto nelle mani di Fazio: "Ma quando l’autonomia diventa autocrazia, cioè il non rispondere a nessuna responsabilità, si esce dalla democrazia. Il mandato a vita lo può avere solo un imperatore o un re. Continuo a sperare che Fazio faccia un passo indietro. Tocca a lui rimuovere un problema che se non viene rimosso condanna il Paese a una situazione che non è a lungo sostenibile".

                Ma questa vicenda, secondo Epifani, ha un significato che va oltre il fatto in sé: "È la metafora dei problemi che ha il Paese". Il leader della Cgil sottolinea le responsabilità del governo. "La riforma della legge elettorale, la querelle su Bankitalia e i problemi interni alla maggioranza dimostrano che il governo fa fatica a stabilire le priorità per il Paese, soprattutto in vista della prossima manovra Finanziaria". Da qui la preoccupazione del segretario della Cgil, che auspica in tempi brevi un confronto con il governo. "In una Finanziaria si devono portare innanzitutto idee, ma questa maggioranza è così dilaniata che appare arduo che possa indicare precise e forti priorità". Confessa di non capire neppure se il governo voglia effettivamente "realizzare il necessario tavolo di confronto": "Spero che da qui a qualche giorno il governo ci convochi. Verificheremo, allora, se c’è una reale volontà di dialogo". Ribadisce che sarebbe stato meglio, per non aggravare i problemi del Paese, andare al voto anticipato. "Il prossimo governo si troverà un Paese indebitato e fermo, avrà quindi margini di manovra particolarmente difficili". È infatti con ironia che commenta gli ultimi dati forniti dall’Ocse, secondo i quali ci sarebbe una crescita dell’Italia pari allo 0,2% – "è un balzo clamoroso, invece di stare a meno stiamo a zero. La realtà è che l’Italia è ultima in Europa, perché siamo l’unico Paese che è riuscito in un capolavoro alla rovescia: zero crescita, debito pubblico che aumenta e consumi che calano".