Epifani: il nostro «sì» per le riforme

08/05/2003



  Sindacale




07.05.2003
Epifani: il nostro «sì» per le riforme

di 
Felicia Masocco


 Sul referendum per l’articolo 18 il direttivo della Cgil ha approvato la linea del segretario generale, lo ha fatto a larghissima maggioranza con 127 voti a favore su 140 presenti (158 gli aventi diritto), il 15 giugno la Cgil sarà schierata per il sì. Gli ordini del giorno alternativi alla proposta di Guglielmo Epifani sono stati ritirati, i firmatari non hanno però rinunciato a rimarcare il loro dissenso con delle dichiarazioni di voto, il «sì» è un errore hanno ribadito, ma non il resto della relazione del segretario che spaziava dalle pensioni («ci vorrebbe un ministro con pieni poteri») ai metalmeccanici («il contratto separato è una sconfitta per i lavoratori»), fino a quello che Epifani ha definito il «rischio di un corto circuito istituzionale per quanto riguarda il rispetto dei ruoli dello stato e in particolare dell’autonomia della magistratura».

Valutazioni condivise da tutti, di qui la scelta di non partecipare al voto dei segretari confederali Achille Passoni e Marigia Maulucci che sul referendum avevano presentato due distinti ordini del giorno, del segretario della Camera del Lavoro di Milano Antonio Panzeri che con Agostino Megale (Ires) e Aldo Amoretti (Inca), ne avevano presentato un terzo. Non hanno votato anche Beppe Casadio e Carlo Ghezzi, anche loro membri della segreteria di Corso d’Italia. Fuori dal coro Francesco Grondona (Fiom di Genova) ha mantenuto il suo ordine del giorno che ha avuto un solo voto, il suo. «Abbiamo espresso le nostre valutazioni – è stato il commento di Carlo Ghezzi – ora la Cgil parla per bocca del suo segretario». E Beppe Casadio che nel suo intervento aveva ripetuto di non vedere «ragioni perché la Cgil si schieri e assuma su di sé la gestione e le conseguenze del referendum», a voto espresso ha osservato: «È stata una discussione importante e impegnativa su un evento che io considero tra quelli che non segneranno la storia dei lavoratori. La Cgil ha scelto un orientamento che va rispettato e attuato».

Questo l’esito di un dibattito appassionato, per nulla formale, iniziato il 23 aprile con una riunione di segreteria che aveva registrato una divisione al vertice che lasciava immaginare rese di conti e battaglie interne che, se ci sono state, non sono emerse in questa due-giorni da cui Guglielmo Epifani esce consolidato da un larghissimo consenso per aver raccolto e rilanciato la spinta che da settimane veniva dal suo sindacato, categorie e strutture territoriali sono stati infatti il vero traino di questa scelta, il leader Cgil non solo non le ha ignorate, ma si è dimostrato anche sordo alle molte critiche delle forze politiche dell’Ulivo e di Cisl e Uil che erano e restano convinti che schierare la Cgil per il «sì» sia una scelta sbagliata.

Una decisione «non facile, questo non è il referendum della Cgil», una scelta dettata dalla «coerenza, non dalla convenienza», ha detto Epifani dopo la conclusione del direttivo, non è una scelta «contro qualcuno», ma «per provare a rafforzare la strategia dei diritti fortemente compromessa dalle decisioni di questo governo e di una parte delle imprese». Epifani insiste: la scelta fatta tiene conto degli interessi generali delle persone che la Cgil rappresenta, i lavoratori e le lavoratrici. È stata una scelta «autonoma» ha risposto a chi gli chiedeva dei rapporti con i Ds, «noi non ci stupiamo se le imprese si impegnano per il “no” e non ci stupiamo se i partiti, la rappresentanza politica che è più complessa, diano altre indicazioni, quindi non ci si stupisca se un sindacato che rappresenta i diritti di chi lavora si schiera per il sì. Trovo queste asimmetrie del tutto giustificate dai diversi modelli di rappresentanza».

Una decisione su cui hanno pesato – ha detto il leader Cgil – quei «milioni di lavoratori, di giovani e pensionati che credono che la stagione dei diritti debba continuare e che non vanno lasciati soli». Quindi si tratta di una scelta «riformatrice e riformista» ed è in linea con quanto perseguito da Corso Italia e la Cgil la seguirà con le proprie parole d’ordine e e con iniziative di carattere territoriale. Quanto ai rapporti con Cisl e Uil «non è nostro interesse aprire polemiche», non sul referendum. Sul quale peraltro Guglielmo Epifani ha ripetuto la sua convinzione che il quorum non verrà raggiunto.

A questo punto è sempre più attesa la decisione di Sergio Cofferati, sulla sua posizioni le indiscrezioni fioccano, non è un mistero che questo referendum non gli piaccia, il tam-tam ieri lo dava intenzionato a non ritirare la scheda o a votare scheda bianca. Interpellato in proposito, Epifani ha risposto: «Non so esattamente cosa Sergio Cofferati vuole decidere. Certo – aggiunge – il mio è un problema diverso, da segretario della Cgil devo tenere conto delle spinte di chi rappresento. Sergio può scegliere sulla base di un proprio convincimento personale, e lo può fare con un senso di scelta individuale più forte perché svincolato da ruoli di direzione. E quale che sia la sua scelta la rispetterò»

numeri

Quattro ordini del giorno ritirati
127 su 140 a favore del segretario

ROMA Due giorni di lavori, sei ordini del giorno presentati e quattro
ritirati. Sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori alle imprese sotto i 15 dipendenti, il direttivo della Cgil
ieri ha votato solo il dispositivo che chiedeva l’approvazione della
relazione di Guglielmo Epifani in tutti i suoi punti, «sì» al referendum
compreso, e quello presentato da un esponente della Fiom di
Genova che ha avuto solo un voto. 158 i membri del direttivo, 140 i
presenti al momento delle votazioni, 127 i favorevoli alla linea di
Epifani. In 12, di cui quattro membri della segreteria confederale
hanno espresso la loro contrarietà sul referendum e scelto di non
partecipare al voto. Così Achille Passoni che ha ritirato il suo ordine
del giorno che chiedeva di non schierare la Cgil, così pure Marigia
Maulucci che ha ritirato il proprio in cui proponeva di scegliere la
non partecipazione al voto. Lo stesso hanno fatto il segretario della
Cgil di Milano, Antonio Panzeri, il presidente dell’Ires, Agostino
Megale e quello dell’Inca Aldo Amoretti che con altri due firmatari
avevano chiesto la libertà di voto. Non hanno votato, tra gli altri,
anche Beppe Casadio e Carlo Ghezzi mentre un’altra segretaria confederale
Morena Piccinini, dapprima critica verso Epifani alla fine ha
scelto di seguirne la linea. È stato infine ritirato anche il documento
dei bertinottiani Ferruccio Danini e Claudio Baldini con l’appello per
un «sì attivo».