Epifani: il 18 sciopero per diritti e politica industriale

14/10/2002

          sabato 12 ottobre 2002
          economia e lavoro

          Il numero uno della Cgil ha ribadito a Monfalcone i motivi della protesta. La campagna «Tu togli io firmo» verso i 4 milioni di adesioni
          Epifani: il 18 sciopero per diritti e politica industriale

          MILANO «Lo sciopero del 18 ha una duplice
          valenza: per difendere i diritti dei lavoratori
          e per chiedere al governo una nuova
          politica industriale»: lo ha dichiarato Guglielmo
          Epifani a Monfalcone, all’assemblea
          dei lavoratori Fincantieri, un discorso
          che ha preso le mosse dagli anni della concertazione,
          quando «il risanamento lo hanno
          pagato lavoratori e pensionati»: a queste
          parole, il segretario Cgil, alla sua prima
          uscita ufficiale in Friuli Venezia Giulia, ha
          riscosso il grande appaluso degli oltre mille
          delegati e lavoratori. Epifani ha anche auspicato
          che allo sciopero del 18 aderiscano
          anche Cisl e Uil, anche se – ha precisato -«
          non mi sembra che abbiano la nostra stessa
          impostazione». Sui due temi «il dialogo
          può comunque essere aperto con Cisl e Uil
          ma al momento non lo è». Buona parte del
          discorso è stato dedicato alla crisi Fiat, e
          alle critiche al governo «che brilla per la sua
          assenza: sembrava che tutti i problemi fos-
          sero legati all’articolo 18, mentre il Paese è
          in preda a una crisi di vaste proporzioni e
          di fronte al caso Fiat anche il patto per
          l’Italia appare privo di senso». Severa l’analisi
          sui vertici del Lingotto: «Hanno presentato
          lo stesso piano di tre mesi fa, e ora
          dicono che il piano non può essere modificato:
          è un pessimo modo per cominciare la
          discussione. Il problema ovviamente è molto
          complesso. Il salvataggio della Fiat coinvolge
          gli azionisti privati, e un diritto a
          vendere e a comprare di General Motors,
          però bisogna ripartire da un progetto industriale
          e dalle garanzie che solo la mano
          pubblica può assicurare. Capitolo Finanziaria:
          «È un documento sbagliato: per lo sviluppo
          del Paese chiediamo al governo una
          seria politica industriale». E dopo lo sciopero
          occorre «continuare nella mobilitazione
          sui grandi temi, per far fare un salto di
          qualità al Paese: scuola e formazione, sanità
          e Mezzogiorno». La mobilitazione Cgil
          «non ha uguali in Italia», ha proseguito. Le
          firme raccolte sono già 3 milioni e 300
          mila. Entro il 18 saranno 4 milioni: «Un
          risultato straordinario mai registrato».
          Epifani si è poi dichiarato contrario allo
          «spezzatino» di Fincantieri: «Tutto quello
          che divide serve a separare la parte migliore
          dalla peggiore per fare cassa. Invece
          occorrono sinergie tra i diversi insediamenti
          e i diversi tipi di produzione per fare
          massa critica ed evitare i contraccolpi anticiclici».
          Epifani infine ha criticato il trasferimento
          da Trieste a Roma della direzione di
          gruppo.
          Si tratta – ha concluso – di far ritornare
          i temi del lavoro al centro dell’iniziativa sia
          del sindacato, sia delle forze politiche e delle
          istituzioni. Inoltre occore una «profonda
          modifica della legge sull’immigrazione», a
          partire da una proroga dei termini per gli
          immigrati che intendono regolarizzarsi.
          g.lac.