Epifani: «I fannulloni non vanno difesi»

09/11/2007
    venerdì 9 novembre 2007

      Pagina 4 – Economia

        Il caso

          Il leader Cgil: in passato fatti degli errori. Riforma contratti,
          Montezemolo torna alla carica

            Epifani: "I fannulloni non vanno difesi"

              ROMA – «Noi non possiamo difendere i fannulloni. Se lo abbiamo fatto in passato, abbiamo sbagliato». Con una sorta di autocritica, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, riapre – in un´intervista a Panorama – il capitolo della scarsa produttività della pubblica amministrazione. Il leader sindacale, tuttavia, esclude con nettezza la possibilità che si torni a discutere di modifiche all´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (quello che tutela dal licenziamento senza giusta causa) e apre, invece, all´ipotesi di istituire una commissione per valutare la produttività dei lavoratori degli uffici pubblici: «Può essere un modo democratico – dice – per migliorare l´efficienza».

              Ma al centro della discussione tra le parti sociali resta la cosiddetta questione salariale. Epifani rilancia la proposta di sgravi fiscali (finanziati con il recupero dell´evasione fiscale e con il taglio agli sprechi) per ridare potere d´acquisto alle buste paga. Approccio che finisce per mettere subito in campo il governo nella partita sulla riforma dei contratti. Ed è proprio questo l´aspetto che già divide la Cgil dalla Confindustria di Luca di Montezemolo. Che ieri, intervenendo al Consiglio direttivo della Federmeccanica, ha definito «assolutamente urgente» la riforma del sistema contrattuale. La cui realizzazione, però – secondo il numero uno degli industriali – spetta innanzitutto a sindacati e imprese e chiama in causa l´esecutivo solo in un secondo momento per le conseguenze fiscali, visto che per 72,5 euro che ogni metalmeccanico mette in tasca, il datore di lavoro ne paga 142,7. Il primo appuntamento tra le parti sociali potrebbe esserci tra una decina di giorni. L´obiettivo – a parere di Montezemolo – deve essere quello di una maggiore flessibilità di orario ma soprattutto quello di spostare il baricentro della contrattazione dagli accordi nazionali a quelli aziendali per distribuire quote di produttività. Così va interpretata anche la mossa della Fiat e di altre imprese metalmeccaniche di anticipare una parte degli aumenti futuri: «È stata una scelta – ha spiegato Montezemolo – ispirata alla volontà di innovare, dalla voglia di rompere schemi rigidi e rituali obsoleti che penalizzano imprese e lavoratori».