Epifani: «I centri sociali non vanno criminalizzati»

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 9 – Interni

    «I centri sociali non vanno criminalizzati»

      A Padova mille persone all’assemblea dei sindacati contro il terrorismo: nessuna sottovalutazione
      Il leader della Cgil Epifani: i luoghi di aggregazione giovanile devono «aprirsi» per evitare estremismi

        di Giampiero Rossi inviato a Padova

          APRIRE I sindacati padovani pensavano che una grande sala con oltre 700 posti fosse sufficiente per ospitare il direttivo unitario con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil organizzato per discutere del nuovo terrorismo. Ma anche se nel frattempo è caduto il governo e sono ritornati alla ribalta temi di dibattito più strettamente sindacali, il salone dei Carraresi della Fiera di Padova trabocca di folla. Tutto pieno, molti sono rimasti fuori, chi è riuscito a entrare si è organizzato come ha potuto, qualcuno addirittura accoccolato praticamente ai piedi degli oratori. Non meno di un migliaio di persone che – dopo aver scoperto che proprio qui, a Padova, gli inquirenti hanno colpito preventivamente una cellula di nuovi, insospettabili terroristi – vogliono capire dalle parole di Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti come possa riprodursi il delirio brigatista all’ombra di una società e di una politica completamente diverse dagli anni settanta.

          «Dopo Torino e Milano questa è la nostra terza risposta, in ordine di tempo, perché noi di fronte ai problemi non voltiamo la testa dall’altra parte – premette Epifani – e ora dobbiamo da un lato interrogarci su questa scoperta, chiederci cosa abbiamo fatto e cosa non abbiamo fatto perché ciò potesse accadere, e dall’altro lato ribadire il nostro ruolo e il nostro patrimonio di valori e certezze». Il leader della Cgil sottolinea il dato più preoccupante portato alla luce dalle indagini della polizia: la presenza di molti giovanissimi lavoratori tra gli attivisti della presunta nuova rete terroristica. Ma ricorda anche che quei ragazzi «si sono formati al di fuori del mondo del lavoro» e poi hanno preso una tessera sindacale e in qualche caso hanno ottenuto una delega di rappresentanza. E si chiede: «Cosa li spinge a una simile doppiezza insospettabile e insopportabile?».

          Guglielmo Epifani ricorda anche proprio Padova si è rivelato «uno dei punti centrali della rete terroristica che si stava formando». Ed è qui a Padova che ha sede il centro sociale «Gramigna», punto di riferimento politico di molti dei giovani arrestati. Ha ragione chi reclama la chiusura dei centri sociali noti per essere laboratori di posizioni particolarmente estreme? Il segretario della Cgil non la pensa così: «Ci sono centri sociali e centri sociali – spiega – la cosa più utile è aprire i centri sociali, perché non mi piacciono quelli chiusi, quelli impermeabili. Il centro sociale dev’essere un luogo di socialità aperto, perché nell’apertura c’è la contaminazione, la reciprocità e così si possono evitare gli estremismi». Una visione che fa parte di un quadro di consapevolezze manifestato sin dalle prime ore dopo il blitz ordinato dalla procura di Milano e che comprende la gratitudine alle forze dell’ordine e alla magistratura, ribadita ieri dai leader di Cgil, Cisl e Uil, e la ferma intenzione di non permettere che nessuno colga questo pretesto per «porre il sindacato sulla difensiva – sottolinea Epifani – e noi, con l’unità dei lavoratori questa battaglia la vinceremo, estirperemo questo fenomeno». A una condizione, però: «Che si renda più forte la democrazia anche restituendo valore sociale alla condizione di chi lavora». Su questo c’è indiscussa unità tra le tre confederazioni sindacali: anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ricorda infatti che «la corda che può strangolare il terrorismo ha come aggancio la forza coesiva della democrazia». E il leader della Uil, Luigi Angeletti, raccoglie applausi quando formula la sincera autocritica dei sindacati: «Cosa possiamo rimproverarci? Di aver pensato di aver già estirpato del tutto il terrorismo, mentre in realtà abbiamo scoperto che ci sono giovani intossicati da questa sottocultura. Ma non abbiamo la coda di paglia – insiste – tra noi e loro c’è un abisso».