Epifani: «Ho visto tanto fumo e poco arrosto»

25/02/2005

    venerdì 25 febbraio 2005

      Epifani: «Ho visto tanto fumo e poco arrosto»
      Critici i sindacati: servono altri interventi, no alle privatizzazioni solo per far cassa. Polemica assenza di Montezemolo

        Felicia Masocco

          ROMA Lasciano Palazzo Chigi con più dubbi che certezze, i leader di Cgil, Cisl e Uil. La confusione emersa dall’incontro con il governo fa dire a Epifani che «c’è tanto fumo e poco arrosto», mentre Pezzotta ammette «di non avere idee più chiare» di quando è entrato. Angeletti dal canto suo reclama «più confronto e meno ascolto». Insomma, dopo decine di tavoli aperti e chiusi (e altri sei debutteranno), anche questo sulla competitività promette di essere inconcludente. Ovviamente tutti si riservano di andare a vedere nel dettaglio le proposte che dovrebbero risollevare le sorti del paese, «ma – ha detto Epifani nel suo intervento – mi permetto di dubitare, fin d’ora che questo possa essere un provvedimento utile ad affrontare i problemi che abbiamo davanti».

            Problemi presi in considerazione con grande ritardo, ha denunciato il segretario della Cisl Savino Pezzotta, chiedendo poi «quali e quante proposte di sindacati e imprese siano state recepite». E ancora un interrogativo: «I 4 miliardi stanziati con il provvedimento sono aggiuntivi o vengono dalla Finanziaria?».

              Domande senza risposta per ora. «Più che un confronto è stato un concorso a titoli perché il governo ha illustrato solo capitoli di un documento il cui contenuto le parti sociali dovrebbero indovinare», è il durissimo commento di Stefano Cetica, segretario dell’Ugl, sindacato di destra. Giudizi a caldo, di quelli maturati alla prima impressione, servirebbe un confronto vero ed è quello che ha chiesto Luigi Angeletti, sospendendo le valutazioni di merito ma sollecitando risposte sulle proposte che le parti sociali hanno avanzato unitariamente, «è il paese che ne ha bisogno, è difficile avere un cambiamento del clima se il paese non capisce».

                Per conoscere il testo definitivo sindacati e imprese dovranno attendere lunedì, i tavoli tecnici di approfondimento sui capitoli indicati dovrebbero partire subito dopo. Confindustria si dice fiduciosa. «Un primo passo positivo nella direzione giusta», ha detto il vicepresidente Andrea Pininfarina. Il presidente invece non c’era. A sorpresa Luca Cordero di Montezemolo ha disertato il vertice programmato da giorni. Nel pomeriggio da Maranello (per la Consulta dei presidenti) in nome della «situazione generale dell’economia italiana, non delle migliori» aveva chiesto «una scossa» per poter ripartire, «non possiamo permetterci di perdere altro tempo», ha ripetuto dopo le forti polemiche delle settimane scorse. Il provvedimento sulla competitività ha impiegato finora tanto tempo per essere pensato e assemblato, «speriamo adesso che almeno faccia bene e serva per il rilancio delle imprese». Una speranza non troppo solida se poi ha ritenuto di non dover varcare la soglia di Palazzo Chigi.

                  «Le risorse disponibili sono quelle che sono – ha ammesso il suo vice Pininfarina -. Si tratta di spostamenti di risorse negli stessi settori, quindi non si può parlare di risorse addizionali ma apprezziamo l’impegno su alcuni temi come la semplificazione». «Il documento è stato a lungo atteso e chiediamo però di procedere con la massima urgenza», ha concluso Pininfarina sottolineando come Viale dell’Astronomia avesse chiesto il blocco dell’Irap. Richiesta non accolta.

                    L’impressione di Guglielmo Epifani è che si tratti di «un disegno tanto complesso quanto probabilmente privo di misure in grado di incidere: per questo ho detto molto fumo e poco arrosto», ha spiegato al termine dell’incontro. Il leader della Cgil dice di non aver colto «quel volume di risorse aggiuntive necessarie per far ripartire. Sembrano più risorse di risulta, spostate da una posta di bilancio all’altra». I sindacati, riferisce Epifani, hanno anche chiesto lumi su alcuni argomenti delle ultime ore: «Cos’è questa privatizzazione delle Poste, cosa vuol dire privatizzare l’Enel in assenza di liberalizzazione del mercato»? «Siamo contrari, se è solo una soluzione per fare cassa», ha intanto fatto sapere Pezzotta. Dal fronte delle imprese la Cna auspica che le poche risorse a disposizione «non siano utilizzate solo per sostenere le grandi aggregazioni industriali a svantaggio dei piccoli imprenditori e degli artigiani».