Epifani: giusto il ragionamento sul precariato (Ugolini)

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

    Pagina 4- Politica

    DENTRO IL LAVORO

      Nel sindacato apprezzamenti per il patto intergenerazionale e l’attenzione al lavoro. Maulucci, Cgil: non basta avere una torta da dividere, bisogna allargarla

        Epifani: giusto il ragionamento
        su precariato, giovani, futuro

          di Bruno Ugolini

            Sindacati offesi dalle parole di Walter Veltroni? Non è proprio così, anche se nel movimento sindacale non mancano apprezzamenti ma anche distinguo (e in qualche settore, magari aspre polemiche). Eppure qualche commentatore aveva cercato una tale contrapposizione totale. Magari prendendo a pretesto la proposta di un patto intergenerazionale, oppure quel monito a tutelare non solo i pensionati o gli occupati ma anche i giovani precari. Pur riconoscendo allo stesso sindacato, di aver saputo difendere i diritti e gli interessi dei lavoratori, assumendosi con coraggio responsabilità generali.

            Com’è naturale, dati gli impegni affannosi di queste ore, Guglielmo Epifani non è stato in grado di ascoltare e poi riflettere su tutte le cose dette da Veltroni. Ha potuto avere solo resoconti sommari. Ma è rimasto colpito positivamente dai ragionamenti sul precariato, posto come priorità per il Partito Democratico. Così come ha trovato giusto il rapporto tra generazioni, senza dividere, senza contrapporre. «È quello che noi abbiamo sempre fatto e facciamo, ovvero tentare di tenere insieme i diversi aspetti del lavoro, ribellandoci all’idea dei padri contro i figli». È anche il senso, del resto, sottolinea, di quella citazione di Vittorio Foa che invitava a concepire la sinistra come la forza che pensa «a quelli che ancora non ci sono».

            A sua volta Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl, condivide una certa impostazione generale del discorso veltroniano, quella che chiama «l’uscita dal 900», l’uscita dal fordismo. È un tema, sottolinea, che coinvolge la politica, il sindacato e le imprese. Esso però, insiste, deve «essere fortemente ancorato ad una cultura del lavoro». Ecco perché «da Veltroni ci si può aspettare di più di un semplice appello». Un appello che è apparso un po’ contingente, collegato alla trattativa in corso su giovani e anziani. La discussione su una necessaria nuova cultura del lavoro, secondo il dirigente della Cisl, va portata avanti e su questo dovrebbe caratterizzarsi il Partito democratico. «Non basta un richiamo congiunturale, serve una strategia».

            Resta il fatto che a molti, comunque, quel richiamo veltroniano alla necessità di un patto generazionale è apparso convincente. È il caso di Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil. L’unico limite che lei riscontra, in questo discorso, riguarda il fatto che non basta parlare di “patto” se non si stabiliscono le condizioni della crescita, della produttività. «Non basta avere una torta da dividere, occorrerebbe allargare la torta». Il problema rimane, dunque, nella concretezza da dare al patto intergenerazionale. Detto questo la dirigente sindacale rifiuta l’accusa di corporativismo che qualcuno muove oggi ai sindacati. «Io non mi sento corporativa se ad un tavolo di trattativa cerco di salvaguardare una parte di giovani, una parte d’anziani, una parte di disoccupati. Non mi sento corporativa se difendo le donne della Magneti Marelli che hanno cominciato a lavorare a quindici anni e ora intendono andare in pensione. Mi sentirei molto corporativa se decidessi che la questione del cosiddetto scalone fa premio su tutto il resto». Opinioni che ritrovano un’eco anche in una dichiarazione rilasciata da Susanna Camusso segretaria regionale della Lombardia per la Cgil che un po’ ironicamente osserva «veltroniamente parlando noi abbiamo ben chiaro che l’obiettivo della coesione sociale passa per la garanzia di un futuro ai giovani e per certezze a pensionati e pensionandi».

            Insomma nessuno si sente offeso, semmai si precisano i dati del problema. Tutto con la consapevolezza, par di capire, che per la prima volta una trattativa sembra portare a casa dei risultati. E con la convinzione che si poteva far uscire i giornali oggi con un titolone sull’accordo globale, raggiunto su tutto. Bastava accettare, accenna Epifani, le proposte che avevamo fatto anche sullo scalone. Non per seppellirlo, ma per ammorbidirlo. Peccato.