Epifani e Pezzotta, pace forzata a Gorizia

03/05/2004





sabato 1 maggio2004

Epifani e Pezzotta, pace forzata a Gorizia
      ROMA – Doveva essere il primo maggio del rilancio dell’unità sindacale. Quale miglior modo di celebrare la festa del lavoro che i comizi di Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti a Gorizia, a salutare l’ingresso di dieci nuovi Paesi nell’Ue, ma anche a chiudere una lunga stagione di scontro fra la Cgil da una parte e la Cisl e la Uil dall’altra? Poi, ieri mattina, il patatrac, con la Fim-Cisl che denuncia l’aggressione ai danni di una sua delegata che voleva tornare al lavoro nella fabbrica Fiat di Melfi presidiata da due settimane dai lavoratori in sciopero della Fiom, dei Cobas e della Cisal. Savino Pezzotta, leader della Cisl, viene raggiunto dalla notizia a Trieste, dove si trova insieme con gli stessi Epifani e Angeletti per una serie di impegni che precedono la giornata di Gorizia. Scuro in volto come non lo si vedeva da tempo, Pezzotta ordina alla Fim di abbandonare il tavolo della trattativa fra la Fiat e i sindacati. Subito dopo informa Epifani di quanto accaduto. Grande il disappunto del leader della Cgil, che subito si mette al telefono per capire che cosa sia successo. Per un momento si teme il peggio: che il primo maggio unitario di Gorizia possa saltare, come è appena saltato quello in Basilicata. Ma è solo un attimo. L’incidente di Melfi è grave e guasta il clima, ma non comprometterà lo sforzo unitario che i tre segretari generali stanno facendo da mesi.
      Da quando Pezzotta ed Epifani hanno fatto due percorsi che oggettivamente li hanno avvicinati. Pezzotta ha spostato la Cisl all’opposizione rispetto al governo Berlusconi, anticipando quello che solo pochi giorni fa ha deciso il predecessore di Pezzotta, Sergio D’Antoni, passato dall’Udc alla lista Prodi. Epifani ha cominciato a virare al centro, dopo il primo anno di leadership nella quale, lui di matrice socialista, aveva voluto vincere le diffidenze della sinistra interna appoggiando il sì al referendum per l’estensione alle piccole imprese dell’articolo 18 (tutela dai licenziamenti). Mossa che, tra l’altro, gli aveva consentito di emanciparsi dalla tutela del predecessore, Sergio Cofferati (contrario al referendum). Tutto questo, unito al venir meno dello scontro caratteriale tra lo stesso «cinese» e l’«orso bergamasco», come viene anche chiamato Pezzotta, e alla sfida lanciata dal governo sulle pensioni, ha riportato Cgil, Cisl e Uil da una stessa parte. «Siamo in una fase di importanti convergenze – concorda Pezzotta – che è fatta di un reciproco avvicinarsi».
      Mancava da compiere solo un passo: rimettere insieme i metalmeccanici. Fra le tute blu lo scontro è molto aspro. Viene da lontano e dura tuttora. Da una parte la Fiom-Cgil, dominata dai massimalisti allergici agli accordi con le aziende, dall’altra la Fim-Cisl e la Uilm-Uil, interessate a una normale pratica sindacale. L’avvicinamento, caldeggiato dagli stessi Epifani, Pezzotta e Angeletti, stava per compiersi, in un vertice riservato, lunedì 19, proprio il giorno che è scoppiato il caso Melfi. Racconta Giorgio Caprioli, leader della Fim: «Ci siamo incontrati io, il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, e quello della Uilm, Tonino Regazzi, e ci siamo detti: proviamo a rimetterci insieme e proviamo a farlo a partire dalla Fiat. Volevamo impostare la trattativa sul piano industriale e preparare la piattaforma per l’integrativo. Eravamo d’accordo, quando sono cominciate ad arrivare le notizie da Melfi». E si tornava alla solita storia, con la Fiom che sposava la protesta più dura e la Fim e la Uilm che invece volevano la trattativa.
      Poi, di nuovo in campo Epifani, Pezzotta e Angeletti a rimettere insieme i cocci e a far partire un negoziato unitario: un risultato di cui vantarsi dal palco di Gorizia. Questo non sarà più possibile dopo l’incidente di ieri. Ma i tre leader comunque non si attaccheranno e ribadiranno la volontà di stare insieme. Tre anni di governo Berlusconi e 4 di Confindustria guidata da Antonio D’Amato hanno indebolito il ruolo politico e il potere d’interdizione di Cgil, Cisl e Uil e fatto intravedere ai tre segretari il rischio di una «marginalizzazione» del sindacato. Uniti per reagire a tutto ciò, quindi. Nonostante la Fiom. E sperando nelle elezioni di giugno e nella Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo.
Enrico Marro