Epifani e Montezemolo rilanciano la scommessa della competitività

07/07/2004





Mercoledì 7 Luglio 2004

ATMOSFERA COSTRUTTIVA D’INTESA E DIALOGO NEL PRIMO FACCIA A FACCIA IERI A SERRAVALLE PISTOIESE
Epifani e Montezemolo rilanciano la scommessa della competitività
La Cgil chiede investimenti e innovazione: ora facciamo sistema
Confindustria risponde: se questi sono i punti, noi siamo pronti
Roberto Giovannini
inviato a SERRAVALLE PISTOIESE (PT)

Tutti e due i protagonisti sanno bene che tempi più difficili arriveranno: che non sempre potranno essere «d’accordo al 100%» con «quello che ha detto Guglielmo» o «Luca»; che giungeranno tensioni, scioperi, dissensi aspri. Ma ieri, il primo faccia a faccia pubblico tra il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo – organizzato dalla Cgil di Pistoia, e moderato da Ferruccio De Bortoli – ha registrato numerosi consensi tra il capo del più grande sindacato e il numero uno degli industriali. Consonanza nei toni e nell’approccio, tanto è vero che Montezemolo è giunto all’ombra della torre medievale di Castruccio Castracani accolto da un grande applauso, e ha chiuso il confronto firmando autografi e scambiando battute su Schumacher con i militanti cigiellini. Ma consonanza anche nei contenuti, e su temi delicati: un giudizio preoccupato sulla manovra, perplessità sul taglio delle tasse, intesa sulla necessità di porre al centro del dibattito del paese l’innovazione e lo sviluppo. Financo – con tanta cautela da parte del numero uno di Confindustria, che giocava "fuori casa" – sulla «scommessa» proposta dal leader Cgil sui salari: «Una politica di bassi salari – dice Epifani – è l’altra faccia del declino, ma se la competitività si giocherà su fare sistema, incentivare gli investimenti e ricerca e creare innovazione, questa strada incontrerà la Cgil. Questa è la scommessa di chi vuole il futuro del paese». «Su questa scommessa – replica subito Montezemolo – la Confindustria c’è. Se questi sono i punti, ti assicuro che ci saremo. Siamo pronti».

Se Montezemolo giocava «fuori casa» va detto che il presidente di Confindustria ci ha messo pochissimo a conquistare la platea: con una miriade di battute sottolineate da applausi, ma anche esprimendo «l’emozione e il rispetto per quello che la Cgil rappresenta nella storia del nostro paese». Dunque, il ricordo del dibattito qui a Serravalle tra Sergio Cofferati e Gianni Agnelli del 1997, con l’applauso dei presenti per l’Avvocato e il fratello Umberto. Nel taccuino dei cronisti compare solo un punto su cui Epifani e Montezemolo sono in palese disaccordo: il giudizio sull’azione di Giulio Tremonti, che per il leader di Confindustria ha affrontato «tre anni difficilissimi, facendo nomine di qualità nelle imprese pubbliche, senza farsi tirare per la giacca né usare il manuale Cencelli». E che per Epifani, invece, ha compiuto «scelte sbagliate buttando le poche risorse che c’erano».


Intesa c’è invece, come detto, sul timore per gli effetti sull’economia della manovra appena varata, e per i fortissimi dubbi sulla praticabilità del taglio delle tasse. Per Montezemolo, «è già difficile trovare 7 miliardi, non vorrei che fossimo costretti a trovare altre risorse che metterebbero a rischio lo sviluppo». Così come tutti e due puntano il dito più o meno usando le stesse parole sulle difficoltà della politica: la maggioranza che fa fatica a governare, l’opposizione a mettere a punto un progetto vero e forte alternativo. Ma il presidente di Confindustria fa capire che non ha nessuna intenzione di aprire fronti polemici con l’Esecutivo. «Questo è un paese – dice – che non può uscire dai problemi ricorrendo sempre alle elezioni. Ma di certo sarebbe deleterio se avessimo di fronte due anni di immobilismi e tatticismi. Mi auguro – è la conclusione di Montezemolo – che chi è al governo governi, assumendosi le sue responsabilità e decidendo laddove bisogna prendere decisioni».


Vero è che Montezemolo oltre a giocare la carta del «fare squadra su obiettivi condivisi» avverte anche che «ci saranno naturali tensioni, ma sempre nel rispetto reciproco e nella chiarezza di quello su cui vogliamo lavorare per il futuro del paese». Epifani appare altrettanto consapevole che le «rose e i fiori» di Serravalle si alterneranno alle spine del conflitto sociale, anche se saluta il «nuovo corso» di Confindustria. E uno dei temi su cui è facile prevedere che non mancheranno tensioni è quello dei salari, argomento «spinoso» (convengono i due) che per ora però appare destinato ad altri momenti. Per adesso Montezemolo si limita a evocare «dialogo e spirito di squadra per guardare avanti e mettere a punto nuove regole del gioco», e propone di legare i salari in funzione della competitività. Una tesi che Epifani non respinge, e che anzi rilancia con la proposta di una «scommessa» per riproporre – anche culturalmente – la necessità di innovazione, di spingere sul pedale della ricerca e della formazione, di sostenere la crescita del Mezzogiorno nella legalità, di rendere il lavoro più sicuro. E per questa via, naturalmente, anche i salari. E il leader Cgil rivendica con orgoglio la «nostra battaglia solitaria» contro il declino industriale, per una maggiore qualità dei prodotti italiani. In una parola, «per uno sviluppo vero, basato sulla qualità e non sul taglio dei "costi"».


Infine, sotto le domande di De Bortoli, uno scambio di battute sullo stato di salute dell’informazione. «Critico», commenta Epifani, preoccupato per l’autonomia dei media. Meno preoccupato Montezemolo, che pure contesta la legge Gasparri, e si dice soddisfatto per il pluralismo della carta stampata. E il ruolo di azionista di «peso» in «Corriere», «Stampa» e «Sole 24 Ore»? Un ruolo assunto «casualmente, con mia grande sorpresa». Ma che si deve svolgere «con senso di responsabilità».