Epifani e Landini dopo le scintille è tornata l’intesa

29/07/2010

Un mese fa non era così. Quando impazzava la battaglia sul futuro di Pomigliano i toni erano diversi. Poco prima del 22 giugno – quando il 40% degli operai della fabbrica campana votò no all’accordo separato – non erano pochi i distinguo tra categoria e confederazione. Ma ieri Guglielmo Epifani e Susanna Camusso, il presente e il futuro della Cgil, sono arrivati a Torino e hanno detto le stesse cose di Maurizio Landini, lo stropicciato segretario Fiom.
Il leader Cgil lo scandisce in conferenza stampa: «Per la Cgil e anche per la Fiom l’obiettivo del progetto Fabbrica Italia è condiviso; il problema è come si conquista e si gestisce l’obiettivo». Landini annuisce soddisfatto. Rilancia, come Epifani, una ripresa di negoziato «per risolvere i problemi nel rispetto di contratti, leggi e Costituzione». Che cosa è accaduto in così poco tempo? In molti nella Fiom, con soddisfazione, e pure una certa ironia, spiegano che «il merito è di Marchionne». Il futuro responsabile nazionale Fiat, Giorgio Airaudo, non ha dubbi: «La Cgil è sensibile al tema dei diritti individuali. E’ nel suo Dna, è nel suo statuto. Come deve reagire di fronte alla newco di Pomigliano, alla ipotizzata disdetta del contratto, al mancato pagamento del premio, ai licenziamenti?».
Dirigenti del Nord e del Sud raccontano «di un rifiorire nel tesseramento». Si cita il caso di Mirafiori con venticinque nuovi iscritti davanti alla porta 2 delle Carrozzerie. Delegati che, a Torino come a Melfi, penavano per marcare la propria diversità dagli altri sindacati, mentre molti lavoratori li ritenevano «tutti uguali», oggi raccontano che adesso le differenze si vedono. E poi c’è stata la vittoria nelle elezioni delle Rsu a Melfi. Segnali piccoli, magari insignificanti, ma per la Fiom importanti e che la Cgil non può ignorare. Il ragionamento è, in sostanza, che di fronte alla violazione, vera o presunta, di quelli che Bruno Trentin definiva «diritti indisponibili» i lavoratori reagiscono. E la confederazione anche. E con convinzione.
Semmai le recriminazioni sono altre. Sul passato: forse la Fiom poteva reagire prima sul tema dei turni a Pomigliano; forse poteva essere più morbida sul diciottesimo su cui ha temporeggiato, memore anche della rivolta di Melfi che, con ventun giorni di sciopero, si è scrollata di dosso la detestata domenica notte.
E poi forse i toni della categoria sono a volte troppo alti. Ma al dunque la Cgil non può e non vuole accantonare la cultura delle libertà individuali così profondamente impastata nella Costituzione non solo materiale del Paese.
Così ieri i tre dirigenti sono apparsi uniti. Non che sia tutto rose e fiori. Le differenze ci sono e anche grandi. La confederazione ha responsabilità complessive e da sempre mostra maggiore disponibilità su temi come straordinario e orario. Ci sono categorie – tessili e chimici – che da anni contrattano flessibilità impensabili tra i meccanici. E brucia ancora nella Fiom il mancato ingresso nella segreteria nazionale di un componente della minoranza congressuale della categoria che è, ovviamente, appartenente della maggioranza Cgil.
Dopo anni Fausto Durante non è membro delle segreteria anche se Landini glielo ha proposto. Ma c’è stato il veto confederale perché il segretario Fiom ha aderito all’area programmatica della ex minoranza congressuale. Uno strappo, consumato già nel dopo Pomigliano, mentre i meccanici chiedevano una gestione unitaria del post congresso. Uno strappo recente che dimostra come la pace di oggi sulla vicenda Fiat sia solo uno dei tanti momenti della dialettica tra Fiom e Cgil. Nel futuro chissà.