Epifani e Durante: «Riaprire i giochi»

27/10/2010

Va in scena la sofferenza della minoranza «riformista» della Fiom Cgil. Anche se, quando si parla di Fiom, i termini suonano un po’ diversi da quelli vigenti nel resto del paese. Il segretario di Catania, per dirne una, Stefano Materia, è stato condannato in primo grado a due mesi di reclusione e cinque anni di inibizione dall’attività sindacale per aver sostenuto la lotta dei dipendenti di una piccolissima impresa. Si definiscono «riformisti» per l’adesione alla maggioranza della Cgil, guidata da Guglielmo Epifani. La sofferenza, si sente in diversi interventi, è di trovarsi solo loro in questa scomoda posizione (la categoria, al congresso di Rimini, ha premiato con oltre il 70% la mozione alternativa).Ma c’è anche la sofferenza di tutti imetalmeccanici, gli unici con un «contratto nazionale separato», firmato solo da Cisl e Uil; l’unico che recepisce in toto il «nuovomodello contrattuale » (anch’esso «separato»), ed è stato anche derogato ad libitum per soddisfare le pretese di Marchionne. Ossia di una Fiat che «non rispetta nemmeno gli accordi che si scrive da sola» (a Pomigliano, dal 15 novembre, non scatterà la cassa integrazione «per ristrutturazione », ma quella «in deroga»; l’avvio del «nuovo modello» è rinviato insomma a non si sa quando). È forte la tensione a definire una «proposta che riapra i giochi», riporti la Fiom ai tavoli e conquisti un nuovo contratto. Impresa non facile – terza «sofferenza» – con un sistema di imprese che ormai vede la compressione di salari e diritti come unico modo di combattere nella competizione internazionale. E che, perciò, non lascia margini di mediazione. Vero è che il problema va rivisto all’indomani della grande manifestazione del 16, e in pieno smottamento della maggioranza di governo. Qui viene individuata la novità per cercare di «rientrare ai tavoli». Ma con impostazioni e obiettivi diversi tra le due anime della Cgil. La proposta di Fausto Durante, coordinatore della minoranza che
non ha accettato l’invito a rientrare in segreteria Fiom, davanti a «un sistema di regole disintegrato » vuol indicare «la cornice generale non derogabile» (regole, princìpi, diritti, salario, orario) entro cui conquistare contratti nazionali «meno pesanti, burocratici, prescrittivi ». E un secondo livello, aziendale, cui destinare le questioni di «turnistica, produttività, utilizzo degli impianti, inquadramento ». Ha gioco facile, su questo piano, il segretario generale, Maurizio Landini a dire che «per metter fine alla divisione tra i lavoratori bisogna avere contratti più inclusivi, ad esempio per tutta l’industria ». Si può lavorare perché «ora, dopo il 16, siamo più forti», mentre «a giugno in tanti di consigliavano di accettare il diktat su Pomigliano ». Ora è chiaro che «la Fiom intera, all’unanimità, aveva visto giusto». La Fiat vuole estendere quel modello, anzi, «andare più in là». Ma ora Marchionne non ha più l’aura del salvatore della patria, e «il lavoro è tornato al centro dell’attenzione politica. E si interrogano sul vero nodo: come si esce dalla crisi?». L’idea di Fiat e Bombassei è che «se ne esca con la cancellazione dei diritti e del sindacato e la compressione dei salari ». Al contrario, diventa più chiaro cosa significa «uscirne cambiando il modello di sviluppo, individuare nuove produzioni, con un’idea diversa di qualità della vita e dello sviluppo». «Lo sciopero generale, ben preparato e con grande partecipazione» aiuterebbe a scuotere l’albero dei luoghi comuni consolidati. «Non è questo il problema», spiega Epifani, «ne abbiamo fatti tanti; il 16 è altrettanto importante ». Quanto a chi – nella politica – invoca a sproposito il «modello tedesco », sappia che «in Germania, a Marchionne, lo avrebbero già cacciato».Ma intanto va presentata
una «proposta» in grado di «riguadagnare un contratto nazionale degno di questo nome». E qui ripete i concetti di Durante, con un’aggiunta da decodificare nelle prossime settimane: la Cgil non firmerà mai un contratto contenente deroghe definitive», ma «c’è una differenza profonda tra deroga temporanea e definitiva». Se non vivessimo nel paese dove solo il provvisorio è davvero eterno…