Epifani e Billè hanno ragione: regole certe per i contratti

08/11/2002


              EDITORIALE del 7 Novembre 2002


              DEMOCRAZIA
              Epifani e Billè hanno ragione
              regole certe per i contratti



              I sindacati dei metalmeccanici hanno deciso di presentare tre piattaforme distinte per il rinnovo del contratto. Non accadeva da quasi quarant’anni. E’ un fatto clamoroso per le nostre relazioni industriali, nonostante si sia attenuato – per i cambiamenti avvenuti nel mondo della produzione – il ruolo guida dei metalmeccanici. Di certo le trattative con la Federmeccanica si concluderanno con un’intesa che escluderà una delle parti in gioco. E non è difficile prevedere che questa sarà la Fiom, il più grande sindacato della categoria. Come nel contratto precedente. Come nel Patto per l’Italia, non sottoscritto dalla Cgil. Qualcosa – è evidente – non funziona nelle regole del gioco sociale. Gli accordi sottoscritti possono avere la medesima efficacia se a condividerli non sono tutti, ma solo una parte dei soggetti negoziali? Chi decide sulla loro applicazione? Fino a quando (non molto tempo fa) è esistita l’unità d’azione tra Cgil, Cisl e Uil la questione si poneva, ma non con l’urgenza di adesso. L’inattuazione dell’articolo 39 della Costituzione veniva superata riconoscendo alle tre grandi confederazioni il fatto di essere i sindacati «maggiormente rappresentativi». Da qui l’applicazione pacifica erga omnes dei contratti sottoscritti, nazionali e aziendali.
              Oggi non solo non c’è più l’unità d’azione, ma nemmeno quella che con felice espressione Bruno Manghi coniò come «unità competitiva». Oggi non c’è più traccia di unità tra i sindacati. Le fratture sono profonde, radicali. La polemica è feroce, al limite dell’insulto. Ma i sindacati, come e più delle altre associazioni di interessi mantengono una ruolo chiave nel funzionamento della nostra democrazia. Sarebbe ben triste un paese in cui ciò non avvenisse. Bisogna però ripensare le regole, adeguandole al cambiamento avvenuto. Insomma, hanno davvero ragione Sergio Billè e Guglielmo Epifani, il presidente della Confcommercio e il segretario della Cgil, a chiedere norme certe sulla rappresentanza delle organizzazioni sociali, delle imprese e dei lavoratori. Conoscere il peso di ciascuna di esse. Il Libro Bianco di Maroni affrontò con miopia, o al contrario con eccessiva lungimiranza, il tema affidandolo all’autoregolamentazione delle parti. Una strada che presupporrebbe ben altro contesto. Oggi l’iniziativa spetta al legislatore, prima che sia troppo tardi; prima che la deriva degli accordi separati porti qualcuno a pensare di scegliersi gli interlocutori in base alla propria convenienza contingente, o peggio alla propria affinità politica. E’ giusto sapere cosa succede quando un accordo viene firmato da alcuni soggetti e non da altri. E’ una questione di democrazia.