Epifani: è ancora troppo poco

23/02/2005

    Mercoledì 23 febbraio 2005

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      PININFARINA: BISOGNA CAMBIARE IL CLIMA. BILLE’: DICANO SOLO COSE FATTIBILI
      Epifani: è ancora troppo poco
      Diana Bracco invita a pensare alle tecnologie

        ROMA
        L’attenzione è rivolta all’incontro di domani con il governo di Silvio Berlusconi. I sindacati e le associazioni imprenditoriali attendono di conoscere ufficialmente le scelte per il provvedimento teso a favorire la competitività annunciato da cinque mesi. Afferma il segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «C’è urgenza che il governo prenda posizione; vedremo nell’incontro con le parti sociali cosa intende fare».

          Dalle informazioni finora disponibili Epifani ricava per il momento l’impressione che le misure in cantiere siano insufficienti rispetto ai «problemi dell’industria italiana» che «aumentano giorno dopo giorno». Epifani dice infatti di aver «capito che su alcune cose» il governo «cancellerà quello che aveva deciso con la finanziaria, ripristinando dunque le situazioni di prima, mentre su qualche altra materia semplificherà norme burocratiche».

            E «il tutto», commenta il leader della Cgil, «mi pare assai poco rispetto alla portata dei problemi». Senza dimenticare poi che «il governo non è piè veloce» lamenta Epifani facendo riferimento alla lunga gestazione del provvedimento.

              Si guarda alle misure allo studio del governo. Ma si guarda molto anche al clima generale. «Adesso è tutto il paese che dovrebbe rialzarsi e destarsi finalmente dal sonno» osserva Raffaele Bonannni, segretario confederale della Cisl, in un’intervista al «Campanile». Bonanni parla delle energie e delle risorse necessarie per imporre una svolta positiva al cambiamento, rimproverando al presidente del consiglio di aver «preferito sottrarre sei miliardi di euro dalle casse dello stato per impegnarle in una riforma fiscale che ha solo distribuito soldi a pioggia» e di avere «la faccia tosta» di annunciare «altri 24» miliardi di tagli fiscali.

                Senza entrare nel merito del provvedimento che sarà presentato domani ai sindacati e alle associazioni imprenditoriali, il vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina, fa presente, anche lui in un’intervista al «Campanile», che «in un momento di così grande incertezza sullo stato dell’economia, il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori, già sui minimi storici, ha ripreso a diminuire alla fine dell’anno ampliando così il divario tra il livello della domanda finale e la capacità produttiva».

                  Diana Bracco, presidente della Federchimica, sostiene poi che «purtroppo, benché l’Italia disponga di molte eccellenze in campi diversi, nel suo complesso rischia di rappresentare una smagliatura della rete globale». Questo innanzitutto per una «ragione: manca una politica di lungo termine che spinga le imprese a svilupparsi nei settori a più alta tecnologia, a investire in ricerca e che favorisca l’interazione tra pubblico e privato».

                    Un’azione ben mirata è sollecitata da Sergio Billè, presidente della Confcommercio. Billè chiede che nel decreto per la competitività «il governo scriva poche cose ma fattibili, piuttosto che molte, ma irrealizzabili».