Epifani dà il via al ridimensionamento Fiom

23/06/2006
    venerd� 23 giugno 2006

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    CGIL. LA LINEA DURA NON OFFRE RISULTATI E IL SEGRETARIO NE TRAE LE CONSEGUENZE

      Epifani d� il via al ridimensionamento Fiom

        Segretari generali di categoria che telefonano a modesti cronisti per contestare i loro articoli. Uffici stampa delle principali organizzazioni metalmeccaniche italiane che inondano le redazioni dei giornali di bollettini, cifre, dati e disanima dei voti disaggregati per sezione (pardon, per “stabilimento”) ottenute dalle categorie cui fanno riferimento nemmeno si trattasse delle elezioni politiche nazionali. Che cosa sta succedendo nelle di solito sonnacchiose acque del sindacalismo confederale e in particolare metalmeccanico italiano? Succede che si vota, nelle fabbriche, e – nemmeno si trattasse delle vecchie elezioni studentesche universitarie, quelle di quando esisteva l’Ugi (Unione goliardica italiana) e i risultati venivano scrutati quanto un’elezione politica – tutti sostengono di aver vinto, nessuno ha il coraggio di ammettere di aver perso. Soprattutto, molti leader sindacali di peso (in casa Fiom, ma anche in casa Fim e Uilm) sono nervosi, assai nervosi.

          Cerchiamo, comunque, di fare ordine. In un articolo pubblicato ieri nell’inserto Risiko abbiamo parlato di un voto solo, quello svoltosi alla Fiat Mirafori, comparto Carrozzerie, reparto simbolo delle �tute blu� che furono (con le Presse). Insomma, il nerbo della �classe operaia� (o di ci� che ne resta). I numeri dicono questo: la Fiom ha preso una sonora mazzata (cala dal 28,1 al 23,6%), la Fim risulta il primo sindacato, anche se flette in percentuale e delegati (dal 30 al 26,7%, ma � calato il numero dei votanti, da 8000 a 5400), il Fimsic (dal 13,9 al 19,9%), l’Ugl (dal 6,9 al 9,8%) fanno il botto (se non il pieno) e i Cobas (dal 3,7 al 5,5%), la Uilm va malino (cala dal 17,2 al 14,3%), perdendo (e dirigenti) verso il Fimsic. Poi arrivano i risultati delle Presse, sempre di Mirafiori, come di altri stabilimenti Fiat, e le tre sigle confederali possono, finalmente, cantare vittoria: �Non � vero che il sindacalismo confederale � in caduta libera (alle Carrozzerie � vero: i tre perdono il 10%, ndr.)�, � il leit motiv, i lavoratori continuano a sceglierlo�. Mah, sar�, certo � che cos� non pare ai principali cronisti di cose sindacali dei principali quotidiani italiani. �Se qualcuno perde � la sola Fiom�, dicono stizziti in casa Fim e Uilm, �ma noi o teniamo o avanziamo�. La Fim, in effetti, cresce del 16% alle Presse e del 15% in altri reparti ma resta anche il primo sindacato alle Carrozzerie. Nel totale di Fiat Auto (ma mancano ancora i dati delle Officine meccaniche e dei Sistemi centrali) � al 23,7%, mentre la Fiom � solo seconda, con il 23,3%. La Uilm, peraltro, rivendica i successi della Fiat Iveco e di un altro stabilimento simbolo, quello di Pomigliano d’Arco: cresciamo in entrambi del 5% e siamo al primo posto. La Fiom, per�, a questo punto non ci sta pi� lei e sui dati di Pomigliano d’Arco invia un fax con i dati aggregati, e non disaggregati per siti produttivi (che sono quattro: Fiat Auto, Tnt, Sistemi e sospensioni, Magneti Marelli), in cui sostiene di essere quasi alla pari della Uilm con il 23,2% contro il 23,43% (�vinciamo tra gli operai, perdiamo tra gli impiegati�, � la tesi), mentre dietro sta la Fim, solo quarta (18,2%) dopo il Fimsic, terzo col 19,6%. Il dato politico, per�, � un altro e riguarda il rapporto tra Fiom e Cgil: l’offensiva del segretario generale della Cgil Epifani, che gi� al congresso della Fiom di Montesilvano li aveva apostrofati duramente dicendo no alla loro aria da �primi della classe�, � partita e riguarda il metodo di gestione della Fiom di questi anni. Dirigenti tutti politicamente �allineati� su posizioni politiche e sindacali ultra-radical, no-global e no-Tav (per primi i delegati che hanno preso il ko in Mirafiori), una categoria che �fa politica� invece che �fare sindacato�, una concezione degli stessi rapporti interconfederali sbagliata, fuorviante. Che ha ridotto la Fiom a percentuali �da 20%�, dice Epifani (e aveva gi� detto il ministro Damiano, ex sindacalista Fiom di area riformista). Morale, non solo il rifondarolo Cremaschi ma nemmeno la pupilla del segretario generale Rinaldini (Re David) otterr� un posto nella nuova segreteria nazionale della Cgil, che rester� di dieci membri nonostante le due recenti uscite di Titti Di Salvo (eletta nelle fila dei Ds) e di Giampaolo Patta (diventato sottosegretario alla Salute in quota Pdci) e nonostante fossero entrambi espressione delle due minoranze interne. La prima vicina a Rinaldini e il secondo leader della ex minoranza �Lavoro e societ�, oggi confluita nella maggioranza epifaniana e che sta per eleggere il suo nuovo coordinatore in Nicola Nicolosi, che ancora coltiva ambizioni (come sostituire nel ruolo la Agnello Modica). Una cosa sola � certa: Cremaschi in segreteria non entrer� mai. Non gode, peraltro, nemmeno dell’appoggio di tutta la Fiom. La minoranza riformista, guidata da Fausto Durante, si � rifiutata di appoggiarne la candidatura, avanzata da Rinaldini. La Fiom � a pezzi, dunque, anche al suo interno.