EPIFANI: “COSÌ MARCHIONNE DANNEGGIA L´AZIENDA PRONTI A RICUCIRE MA SUI DIRITTI NON CEDIAMO”

23/08/2010

23 agosto 2010

Epifani: "Così Marchionne danneggia l´azienda pronti a ricucire ma sui diritti non cediamo"

ROMA – L´autunno si annuncia duro. L´economia italiana si riprende meno delle altre mentre incombe il fantasma della crisi di governo e il clima nelle fabbriche torna ad essere molto teso. Guglielmo Epifani prova a rimettere al centro i temi del lavoro e dello sviluppo e propone un patto agli altri sindacati per superare le profonde divisioni di oggi.
Epifani, si riprende da dove si era lasciato: lo scontro alla Fiat. E´ inevitabile?
«Per la Cgil è inevitabile difendere diritti, come quello di sciopero o la malattia, che sono dei lavoratori, di tutti i lavoratori presi uno per uno. Non sono diritti nella disponibilità dei sindacati. I sindacati possono e devono contrattare turni e organizzazione del lavoro. E io sono perché si contratti fino in fondo e con grande disponibilità soprattutto in casi, com´è quello della Fiat, in cui l´azienda dichiara di voler realizzare ingenti investimenti».
Sulla Fiat, Cisl e Uil vi dipingono come un sindacato di estremisti chiusi nell´angolo. Che cosa risponde?
«Che in questo si vedono i frutti di un lavoro sistematico portato avanti dal governo per dividerci. Mai si era arrivati a questi livelli. E´ indubbio che oggi abbiamo un´idea differente del sindacato e che gli altri sindacati hanno assunto una linea contigua alle scelte del governo».
C´è chi chiede alla Cgil di mettere in riga la Fiom. Lo farete?
«La Fiom è l´organizzazione maggiormente rappresentativa tra i metalmeccanici italiani. Condivido la grandissima parte delle sue battaglie. Un´altra parte non la condivido e l´ho sempre detto pubblicamente. Quando la Fiom difende i diritti indisponibili dei lavoratori, come è il caso della Fiat, io sono d´accordo e troverà sempre la Cgil al suo fianco. Sulle questioni dei turni, degli orari e dell´organizzazione del lavoro dico alla Fiom che un sindacato deve contrattare di tutto e di più per rendere gli impianti più produttivi e per salvare e stabilizzare l´occupazione».
Quali sono oggi i suoi rapporti con Bonanni e Angeletti?
«Sono freddi, com´è inevitabile».
Come si può ricucire?
«Partendo da un accordo e da una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Un testo è fermo in Parlamento. Una legge che consegni ai lavoratori pubblici e privati il diritto di esprimere il loro punto di vista con un referendum nei momenti decisivi della contrattazione. E di farlo sempre, non solo quando fa comodo ad alcune organizzazioni com´è accaduto a Pomigliano».
Altri punti di un possibile patto con Cisl e Uil?
«Rimettere al centro il lavoro partendo dal Mezzogiorno e chiedere a chi governa il federalismo che unisce, non quello che divide. C´è poi il grave nodo dei redditi: è necessario pretendere una politica che sostenga i salari e i consumi interni perché altrimenti rimarremo, come siamo oggi, in fondo alla fila nella crescita delle economie occidentali. Oggi la nostra crescita è semplicemente una percentuale di quella tedesca. Quando cresce la Germania noi cresciamo grazie alle esportazioni in quel Paese. Ma non abbiamo una domanda interna autonoma in grado di far ripartire, da sola, la ripresa italiana. Infine c´è il nodo del fisco: che continua a mangiare i salari e le pensioni e lascia impunita una buona fetta di evasione».
Teme una crisi di governo?
«Di questo governo abbiamo combattuto le scelte di politica economica contenute in una manovra che abbiamo giudicato pesantemente iniqua. Poi abbiamo subìto gli effetti di una linea governativa che puntava esplicitamente alla divisione tra i sindacati e a diminuire i diritti e le tutele dei lavoratori. E´ chiaro che se questo governo cade non me ne dolgo. Altro discorso è capire che cosa accade dopo la crisi».
Sarà più facile ricucire con Cisl e Uil o tornare ad avere relazioni civili con la Fiat?
«Dell´atteggiamento della Fiat mi ha colpito il cambio di linea improvviso. All´inizio Marchionne appariva come un manager moderno che intendeva valorizzare i lavoratori e gli stessi sindacati. E per questo aveva suscitato interesse e una diffusa simpatia. Oggi si ripresenta invece l´immagine della vecchia Fiat che chiede di scambiare il lavoro con la negazione di alcuni diritti. Penso che così facendo si finisca per danneggiare la stessa immagine dell´azienda. Perché non si può giocare con la vita delle persone, come sta accadendo nella vicenda di Melfi».