Epifani: Cgil fuori dall’angolo, più lavor

06/05/2010

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«Ma il governo affronti la crisi». Fischiati Sacconi, Bonanni e Marcegaglia
Epifani lo dice esplicitamente nel bel mezzo della sua lunga relazione con la quale ieri ha aperto il XVI congresso della Cgil. Il maggiore sindacato italiano vuole uscire dall’isolamento. Nel quale si è cacciato dissennatamente, secondo il governo, la Confindustria e Cisl e Uil. Nel quale è stato cacciato, secondo la lettura riproposta ieri dal segretario generale. Che ha accusato l’esecutivo di aver voluto dividere il sindacato, con l’appoggio delle altre parti sociali. Epifani ha quindi rivendicato con orgoglio tutti i «no» detti in questi anni, a partire da quello sulla riforma della contrattazione. Ha ribadito le critiche al governo, che secondo il leader della Cgil, non fa nulla contro la crisi e attacca i diritti dei lavoratori, e a Cisl e Uil che accettano tutto questo.
Ma il leader della Cgil ha anche presentato un pacchetto di proposte per rimettere in gioco il suo sindacato. Al governo che, di fronte alla crisi, «nasconde la testa sotto la sabbia» ha chiesto un piano per creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, attraverso: una politica industriale che punti sull’innovazione, la green economy, le infrastrutture, la stabilizzazione di 400 mila precari nella pubblica amministrazione e nella scuola. Alla Confindustria ha spiegato che vuole tornare a discutere di contrattazione, per arrivare a un modello «condiviso». A Cisl e Uil, con le quali ci sono «divisioni profonde», ha proposto di trovare però il modo di «ricostruire un percorso comune», ammettendo che anche alla Cgil spetta di fare un «di più» in questo senso. Infine, ha sottolineato che anche il sindacato è da riformare: «Dobbiamo sburocratizzarci… Vogliamo essere sempre più trasparenti nel tesseramento, nei bilanci, sobri nei comportamenti e nell’uso delle risorse e profondamente democratici. La nostra idea — ha concluso, con parole che ricordano curiosamente uno slogan caro a Berlusconi — è quella del sindacato del fare, del saper fare, del voler fare».

Un tentativo di uscire dall’ angolo dunque. Che sembra però destinato a incontrare molti ostacoli, a giudicare dalle reazioni. Sulle quali hanno pesato anche le bordate di fischi che la platea ha riservato al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ai segretari della Cisl, Raffaele Bonanni, e della Uil, Luigi Angeletti, e quelli più contenuti indirizzati alla presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, tutti presenti a Rimini. «Le proposta della Cgil— ha detto Sacconi— portano a uno straordinario aumento di spesa pubblica, una sorta di via greca al socialismo». Secondo il ministro, Epifani non ha neppure aperto a Cisl e Uil e ha «confermato la linea della Cil di isolarsi e di assumere comportamenti da partito d’opposizione». Per Marcegaglia, invece, la relazione è condivisibile nella richiesta al governo di fare di più per promuovere la crescita. Epifani ha ricordato che questa posizione è emersa dal convegno della Confindustria a Parma e questo è piaciuto a Marcegaglia. Ma anche lei ha bocciato la proposta di stabilizzare 400 mila precari e ha avvertito che sul modello contrattuale non saranno possibili stravolgimenti. Schierati con Epifani invece i leader dell’opposizione, Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola.