Epifani (Cgil): così si divide il Paese, Uil e Cisl subalterni

09/06/2010

ROMA — Pier Luigi Bersani dà la sveglia al Pd e chiama l’opposizione in piazza. Sabato 19 giugno il segretario sarà sul palco del Palalottomatica, a Roma, per gridare il suo no ai provvedimenti anti-crisi e presentare la contromanovra democratica. «La manovra del governo non porta da nessuna parte — alza i toni Bersani —. Ci mobiliteremo per dar voce ai soggetti sociali più colpiti».
Per le stesse ragioni la Cgil ha chiamato i lavoratori alla protesta nazionale del 12 giugno e allo sciopero generale del 25, ma i vertici di Corso Italia sono assediati dalle critiche delle altre confederazioni. I tentativi di ricomporre l’unità sindacale sono andati a vuoto e, fra le tre sigle, è scontro a scena aperta. Guglielmo Epifani, nella sua relazione al direttivo della Cgil , attacca Cisl e Uil e riaccende la polemica: «Mostrano una subalternità verso le scelte dell’esecutivo. Se si mobilitassero con noi la forza d’urto del sindacato sarebbe molto maggiore». Perché Bonanni e Angeletti non scendono in piazza come tutti i sindacati d’Europa? «Solo due organizzazioni sono ferme in tutto il panorama europeo — affonda Epifani — e sono Cisl e Uil».
L’attacco scatena la replica infastidita di Raffaele Bonanni, che fa notare come in Europa ci siano state «solo forme di protesta e proposte» analoghe a quelle della Cisl: «Gli unici che fanno scioperi sono i sindacati comunisti di Grecia e Portogallo, che hanno subito manovre molto più dure della nostra. Epifani torni a fare sindacato, invece che opposizione politica». Altrettanto polemico Luigi Angeletti, che ieri ha incontrato Bersani e che ricorda come la Cgil sia «riuscita a fare quattro scioperi generali senza concludere nulla». E ora, provoca il leader della Uil, «cercherà di far fallire anche l’accordo per la Fiat di Pomigliano».
La linea barricadera di Bersani convince Franceschini, ma preoccupa Fioroni e Follini, che temono un Pd nella riserva indiana. Il segretario però tira dritto e prova a far saltare i nervi a Tremonti: «Tredici miliardi in due anni dalla lotta all’evasione? Non li vede neanche col binocolo…». A Ballarò il segretario ammette, ed è la prima volta, quanto sia «complicato fare opposizione con il berlusconismo» e sprona il governo a tassare chi guadagna oltre il milione: «Non solo i calciatori, ma anche i grandi manager e Berlusconi». E sempre in tv, a Otto e mezzo, Massimo D’Alema definisce «stupefacente» l’accusa che la protesta del Palalottomatica crei «tensione sociale». E lo sciopero dei magistrati? D’Alema ne condivide le ragioni, ma aggiunge che «per il ruolo che svolgono dovrebbero trovare forme di protesta diverse». Domani, al Pantheon, Nichi Vendola e Fabio Mussi di Sinistra ecologia e libertà inaugurano l’ondata di proteste contro il governo.