Epifani boccia il tavolo dei tagli

18/07/2003





 
   

venerdì 18 Luglio 2003








 

Epifani boccia il tavolo dei tagli
No ai tavoli con il governo, la spesa sociale non può essere ridotta. Le risorse si trovano ripristinando la tassa di successione e sospendendo la delega fiscale. La Cgil ha una ricetta opposta a quella di Berlusconi, e propone a Cisl e Uil di scendere in piazza contro il Dpef

ANTONIO SCIOTTO


ROMA
Nessun tavolo con il governo per tagliare le spese sociali, «la finanziaria non si può fare a quattro mani». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani rimanda al mittente l’invito di Silvio Berlusconi a «fare la finanziaria insieme», giunto in chiusura dell’incontro fasullo su un Dpef che non esiste: «Siamo sempre aperti al dialogo e alla concertazione, ma l’accordo per le riforme e lo sviluppo auspicato nel Dpef non è possibile, soprattutto se i tavoli di confronto proposti dal governo serviranno solo per realizzare uno scambio tra riforme strutturali e investimenti». Il sindacato di Corso Italia, dunque, non solo respinge nettamente il nuovo metodo di dialogo sociale teorizzato dal governo e scritto a chiare lettere nel capitolo V del documento varato da Palazzo Chigi, ma ha una posizione chiara anche sulla prossima finanziaria, che, per quanto ancora misteriosa e vaga, prefigura comunque sostanziosi tagli alle spese sociali. Cercando un ponte con Cisl e Uil, Epifani preannuncia scioperi e mobilitazioni contro la prossima manovra. Per ora nessuna risposta definitiva dalle altre due confederazioni, che si pronunceranno la settimana prossima, ma ieri i tre sindacati hanno incontrato il vertice dell’Ulivo proprio per parlare di Dpef, e dunque il dialogo è aperto. «Il Dpef – ha detto Epifani al termine del direttivo Cgil – è figlio degli errori compiuti dal governo in questi due anni. Due anni in cui sono state messe in campo politiche sbagliate e le risorse sono state sprecate, perché l’esecutivo si è basato su previsioni di crescita che non ci sono mai state. La Tremonti bis è stata un fallimento, così come la delega fiscale, iniqua e priva di risorse certe. L’aumento a un milione di lire ai pensionati più poveri ha lasciato fuori milioni di anziani illusi inutilmente, e non c’è traccia di nuovi interventi in questa direzione». «L’invito che ci viene fatto adesso di scrivere la finanziaria a quattro mani – prosegue il leader Cgil – ha dietro l’idea di uno stato corporativo, un modello che non ci piace e che è sbagliato: la finanziaria la deve scrivere il governo e se ne deve assumere tutta la responsabilita. Non si governa così, non si escludono le regioni e gli enti locali, che vengono totalmente ignorati».

Tre le priorità individuate dal segretario Cgil per la finanziaria alternativa proposta dal sindacato: «Rilanciare gli investimenti su ricerca, formazione, infrastrutture e Mezzogiorno, utilizzando tutte le risorse disponibili in questa direzione. Riqualificare, e non ridurre, la spesa sociale. Elaborare una politica dei redditi che metta sotto controllo i prezzi e le tariffe, fissando un’inflazione programmata che non sia così lontana da quella reale, altrimenti diventa impossibile difendere il potere d’acquisto di salari e pensioni». Le risorse per la manovra non dovrebbero essere reperite tagliando il welfare, ma si possono trovare «agendo sul fisco». La Cgil propone «di non applicare almeno per un anno il secondo modulo della delega sulla riforma fiscale e di ripristinare la tassa di successione sui grandi patrimoni».

Per quanto riguarda le iniziative contro il Dpef, Epifani parla di un possibile incontro con Cisl e Uil già per la prossima settimana. La Cisl è per il momento più possibilista, per quanto critichi il Dpef, soprattutto in rapporto all’accordo del luglio del ’93, che prevedeva un confronto più approfondito con le parti sociali. Pezzotta fa sapere di aver chiesto un incontro per la settimana ventura al presidente del consiglio, proprio in merito ai tavoli di discussione sulla finanziaria, ma nel contempo martedì un’apposita segreteria del sindacato di via Po deciderà quale posizione prendere sulle proposte della Cgil. Sull’incontro di ieri sera con l’Ulivo, Pezzotta dice che è stato soltanto interlocutorio, e che non si sono decise iniziative comuni, «perché l’opposizione fa il suo mestiere, e il sindacato ne fa un altro».

Per la Uil ha parlato il vice di Angeletti, Adriano Musi, che ha raffreddato per il momento l’ipotesi di una mobilitazione, rimandandola «semmai alla finanziaria, quando capiremo esattamente qualità, quantità e senso degli interventi». Il dirigente Uil dice che per ora «ci sono pochi soldi e tanti tavoli, mentre la logica della finanziaria prevede un unico tavolo, un unico punto di riferimento presso la presidenza del consiglio, e in questo ambito si dovrebbero collocare tutte le scelte, in un contesto di politica economica chiara e di chiare disponibilità di risorse». Insomma, sia Cisl che Uil sono disponibili alla mobilitazione, e il vertice con la Cgil per la prossima settimana è ancora aperto, ma le due confederazioni lasciano in piedi anche una linea di credito al governo.

Di tutt’altro tono i commenti di Confindustria, che ieri è tornata ad esprimere apprezzamento per il Dpef, spingendo sul capitolo pensioni, per ora scomparso dal testo, e invitando l’esecutivo ad avere più coraggio per operare tagli alla spesa sociale: «Adesso il documento va riempito di contenuti – dice il vicepresidente Francesco Rosario Averna – L’apertura da parte del governo al dialogo con le parti sociali è un fatto positivo. Poi è chiaro che la politica avrà l’ultima parola e dovrà assumersi le sue responsabilità. Ad esempio sulla riforma delle pensioni che va fatta perché è una priorità del paese».