Epifani: basta chiacchiere bonus fiscale di 500 euro

12/03/2010

Segretario Epifani, perché la Cgil ha proclamato per oggi uno sciopero generale?
«Per chiedere al governo di affrontare la crisi con politiche diverse — risponde il leader della Cgil, Guglielmo Epifani — con strumenti che garantiscano il reddito di chi perde il lavoro. E perché non si tocchino i diritti dei lavoratori, a partire dalle recenti norme sull’arbitrato fino alla condizione dei migranti. E poi c’è il grande tema della distribuzione dei redditi». La questione fiscale? «Sta aumentando il prelievo proprio a carico del mondo del lavoro, come confermano i dati Ocse, mentre vengono salvaguardate rendite e patrimoni. Se il governo vuole invertire la tendenza, metta subito in busta paga e sulle pensioni un bonus di 500 euro, che equivale a quanto lavoratori e pensionati hanno mediamente pagato in più di tasse negli ultimi 2 anni. Anche imprese e commercianti sono d’accordo su una misura che spinga i consumi. Ma il governo non fa nulla».
Non crede che i 95 miliardi di euro regolarizzati con lo scudo fiscale possano dare una spinta all’economia?
«No, perché in gran parte sono rimasti fuori dall’Italia e perché se si voleva questo risultato, bisognava fare uno scudo diverso: senza garantire l’anonimato e legandolo alla ricapitalizzazione delle imprese. Invece una parte di questi soldi va a investimenti immobiliari, tanto è vero che da un sondaggio che abbiamo fatto il 70-80% dei lavoratori condivide le nostre richieste».
Lo sciopero si è caricato anche dello scontro sull’arbitrato e sulle liste elettorali.
«Sull’arbitrato è un anno e mezzo che la Cgil denunciava il rischio che si arrivasse a queste norme palesemente incostituzionali. Quanto alle regole della democrazia, anche se non è uno dei motivi dello sciopero, è chiaro che c’è un legame». Perché? «Perché lo stesso Berlusconi, che dice che non si può impedire al partito più grande di partecipare al voto, è quello che fa gli accordi senza il sindacato più grande».
Torniamo all’arbitrato sulle controversie di lavoro. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ieri in un’intervista auspicava un accordo tra le parti che escludesse i licenziamenti dai casi previsti per la clausola compromissoria all’atto dell’assunzione (impegno a ricorrere all’arbitro invece che al giudice). La Cisl ha illustrato una proposta in questo senso, che è stata accolta da tutti ma non dalla Cgil. Perché?
«Escludere l’articolo 18 va bene, naturalmente. Ma la Cgil non firmerà l’avviso comune perché contesta l’arbitrato così come configurato dalla nuova legge. Che chiede al lavoratore, all’atto dell’assunzione, di rinunciare alla possibilità di rivolgersi al giudice su ogni altra materia e diritto, violando così l’art.24 della Costituzione, e prevede che l’arbitro decida secondo equità, aprendo così la strada a una derogabilità individuale delle leggi e dei contratti. Con noi c’è quasi la totalità dei giuslavoristi.
Sacconi dice che la CGIL dovrebbe lasciare il conflitto al novecento e mettersi sulla strada di relazioni industriali partecipative.
Le relazioni industriali sono fatte di partecipazione, confronto, e quando non c’è accordo, conflitto. Che non va esorcizzato, specialmente quando è usato con senso di responsabilità. Il conflitto, se serve a difendere interessi condivisi, è utile. Attualmente c’è in Grecia, in Spagna, nel Regno Unito per i dipendenti pubblici.
Tra pochi giorni ricorrono otto anni dall’uccisione di Marco Biagi, il giuslavorista che ispira tuttora la politica del governo e che fu attaccato duramente dalla CGIL. Sergio Cofferati bolloò il suo libro come un libro "limaccioso". La CGIL si riconosce ancora in questa definizione?
Io non ho mai usato quell’aggettivo ma stiamo parlando di una fase diversa e no ncredo che abbia senso guardare all’indietro in questo modo. L’anno scorso sono stato alla commemorazione in presenza di Napolitano non solo per confermare l’ovvia condanna el terrorismo da parte della CGIL, ma anche per ribadire che sappiamo sempre distinguere tra la persona, verso la quale non viene mai meno il rispetto, e il dissenso sul merito.
Lei ha stravinto la battaglia interna in vista del congresso di maggio. Si farà rieleggere e poi lascerà a settembre quando le scadrà il mandato? O è possibile una proroga?
No, rispetteremo le regole. Lo chiediamo agli altri e dobbiamo farlo per primi