Epifani avverte «La Fiom non deve dividere la piazza»

13/10/2010

«Se non cambiano le cose rifaremo lo sciopero generale. Ma non è questo il momento»
MILANO — Non è ancora il momento dello sciopero generale: «Non possiamo farne uno al mese». Le sedi dei sindacati sono intoccabili: «Si può dissentire da Bonanni, ma l’organizzazione della Cisl va rispettata». Infine una «raccomandazione»: «La manifestazione di sabato sia un grande momento di unità e di determinazione serena delle proprie ragioni». E un annuncio: «Faremo una nuova proposta sul sistema contrattuale». Guglielmo Epifani si prepara alla manifestazione della Fiom, sabato 16 ottobre, in piazza San Giovanni, Roma. Sarà il suo ultimo comizio da segretario generale del più grande sindacato italiano. In quello che lui stesso definisce un «crocevia delicato». C’è tensione nella Cgil… «Ci arrivo. Ma se permette vorrei partire dal vuoto di azione da parte del governo. E’ da lì che nasce il clima di incertezza. La crisi continua a mordere. Stanno per scadere i periodi di cassa integrazione in deroga. Non si capisce quale sarà il destino dei precari della scuola. Sullo sfondo c’è una cosa di cui nessuno parla. La riscrittura a livello europeo del patto di stabilità. Se si passerà davvero dal parametro del deficit a quello del debito, per il nostro Paese si aprirà una stagione di lacrime e sangue, di ulteriori tagli pesanti. A questo aggiungiamo la vicenda Fiat e l’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici…»
D’accordo. Questo è il vostro elenco. Ma in questi giorni ci sono anche segnali inquietanti. Gli attacchi alla sede della Cisl, per esempio. C’è chi accusa anche militanti della Fiom. Il suo giudizio?
«Sono tutti atti che abbiamo condannato con forza, tutti insieme nella Cgil e nella Fiom. Come condanniamo il riapparire di parole d’ordine che sembravano dimenticate. Sono cose che non sottovalutiamo, che ci impongono di tenere gli occhi aperti e, per la parte che ci compete, di abbassare i toni. E la stessa cosa dovrebbero farla quei ministri che usano parole di una pesantezza inaccettabile contro la Cgil. Dopodiché è chiaro che bisogna lavorare perché la manifestazione di sabato sia "democratica, pacifica, non violenta". Lo dico citando le parole del segretario della Fiom Maurizio Landini».
Ma la piazza di San Giovanni potrebbe invocare lo sciopero generale per protestare contro l’accordo separato firmato da Federmeccanica con Cisl e Uil. A quel punto lei che cosa risponderebbe?
«Capisco che ci possa essere la richiesta dell’intensificazione della lotta. Noi siamo consapevoli di questo e dopo la giornata del 16 continueremo con una grande manifestazione a fine novembre».
Quindi niente sciopero generale subito?
«Ne abbiamo fatto già uno a giugno di fronte alla manovra del governo. E dopo la protesta di novembre, se non cambiano le cose, rifaremo di nuovo anche lo sciopero generale, che va preparato bene, perché in tempi di crisi è un grande sacrificio per i lavoratori. Questa è la scelta fatta dal direttivo della Cgil, ascoltate tutte le strutture».
L’altro ieri ne ha parlato direttamente con Landini?
«Sì, ho parlato anche di questo e ho esposto le mie ragioni. D’altra parte siamo un sindacato cui non si può certo rimproverare di scioperare poco».
C’è il rischio che Epifani a San Giovanni possa essere contestato con durezza come fecero gli autonomi con Luciano Lama all’Università La Sapienza di Roma, nel 1977?
«Non credo, non ne sono intimorito. Sarebbe un grave errore, perché dividerebbe invece di unire».
Ma con quali conseguenze pratiche?
«Che la discussione diventerebbe altro, tutta interna alla Cgil, invece di essere rivolta fuori verso il governo e le imprese».
Traducendo: si arriverebbe alla resa dei conti con la Fiom?
«Beh, si aprirebbe un problema. Si indebolirebbe la Fiom e si indebolirebbe la Cgil».
Sull’altro fronte sembrano allargarsi le distanze da Cisl e Uil. Che cosa ne pensa dello slogan lanciato da Raffaele Bonanni: «Dieci, cento, mille Pomigliano»?
«Intanto avevo capito che la manifestazione fosse sul fisco. Comunque lo slogan mi è parso un po’ sgrammaticato. Non si usa questo tipo di linguaggio, lo trovo senza senso, perché non c’è un unico modello per attrarre investimenti. Ce ne sono invece tanti altri, con i quali si tutelano l’occupazione e i diritti».
In questo momento però Fiom e Cgil sembrano tagliate fuori da ogni tipo di trattativa. Non vi interessa provare a rientrare?
«Certo. Non è possibile che al tavolo di discussione, qualunque esso sia, manchi il sindacato più rappresentativo, la Fiom o la Cgil. Dobbiamo trovare tutti insieme una via d’uscita. E sono convinto che la troveremo: stiamo lavorando a una nostra proposta sul riassetto dei contratti». Sull’impianto costruito del 1993 sul doppio livello, nazionale e aziendale?
«Esatto. L’accordo del 1993 è ormai datato e le modifiche del 2010 non ci piacciono. E allora faremo noi una proposta e penso che questo ci possa riportare al centro del confronto innanzitutto con Cisl e Uil. Poi con gli industriali».