Epifani: «Arbitrato, scelta obbligata» Bonanni: «Cercano il pelo nell’uovo»

21/10/2010

Dell’arbitrato secondo equità e delle tante norme incostituzionali contenute nel ddl lavoro ormai diventato legge. Sui peggioramenti che il testo approvato martedì dalla Camera infliggerà ai diritti e alle tutele dei lavoratori italiani si potrebbe scrivere un intero trattato. Probabilmente le centinaia di giuristi che in questi mesi si sono opposti al provvedimento già si sono messi all’opera, in vista dei ricorsi alla Consulta annunciati dalla Cgil, insieme ad una massiccia campagna informativa e ad una raccolta di firme.
TEORICA LIBERTÀ DI SCELTA Il punto più controverso continua ad essere quello sull’arbitrato. Anche ieri il leader Guglielmo Epifani è tornato a battere sul tasto dolente: «Il lavoratore non ha libertà di decidere cosa fare. E perché deve decidere una volta per sempre di rinunciare al giudice, cosa che la Costituzione prevede?». Domanda retorica, inutile dirlo. Eppure il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la pensa diversamente: «Quando si vuole trovare il pelo nell’uovo ogni occasione è buona. Non capisco per quale motivo la Cgil debba essere contraria a una libertà che i lavoratori sapranno ben utilizzare ed esercitare». Per sciogliere ogni dubbio, meglio restare ai casi concreti: «Quanto sarà realmente libero di decidere un lavoratore precario in attesa di conferma? E un immigrato che deve rinnovare anche il permesso di soggiorno? E una persona rimasta a lungo disoccupata a causa della crisi?» si chiede Fulvio Fammoni della segreteria confederale di Corso d’Italia. «Ai lavoratori si chiede di firmare una cambiale in bianco, quando ancora non sanno quali controversie sorgeranno, e senza la possibilità di poterci ripensare». Magli elementi d’incostituzionalità non finiscono qui. C’è la certificazione, «una sorta di contratto individuale per derogare in peggio rispetto ai contratti nazionali, che determinerà il costante peggioramento delle condizioni dei lavoratori futuri, in particolare dei giovani». Ed ancora, continua Fammoni, «l’abbassamento in un solo colpo dell’età dell’obbligo scolastico e del lavoro minorile, nonostante fonti ministeriali abbiano accertato che solo il 20% degli apprendisti riceve un qualche tipo di formazione». LAVORO MINORILE La norma contestata riguarda la possibilità di apprendistato già dai 15 anni, contro cui si è scagliata anche la rete degli studenti: «Vuol dire solo ed esclusivamente demolire l’obbligo scolastico a 16 anni e dare la possibilità a 15 anni di andare a lavorare senza diritti nè tutele, in un percorso che è paradossale considerare formativo, essendo esclusivamente sfruttamento». In rivolta anche i medici. «La pensione a 70anni per i medici rappresenta una picconata contro migliaia di precari che vedono allontanarsi la stabilizzazione. Una iniquità che si aggiunge alla possibilità di revoca del part-time per le donne medico» denunciano Fp Cgil e Anaao Assomed.