Epifani apre la stagione del disgelo

14/05/2004



      sezione: ITALIA-LAVORO
      data: 2004-05-14 – pag: 21
      autore
      : DAL NOSTRO INVIATO MASSIMO MASCINI

      All’assemblea dei quadri della Cgil nuovo passo sulla strada del dialogo per superare le divisioni con Cisl e Uil
      Epifani apre la stagione del disgelo
      Proposta una commissione per definire una posizione comune sulla rappresentanza – Sì di Pezzotta e Angeletti
      CHIANCIANO • Cercare l’unità con Cisl e Uil, estendere la contrattazione, difendere il sindacato da chi cerca di emarginarlo e ridurne la funzione. Sono questi gli obiettivi che Guglielmo Epifani ha indicato nella sua relazione all’assemblea dei quadri e dei delegati a Chianciano, tappa importante per definire la strategia per i prossimi mesi. Temi importanti perché proprio il rapporto con le altre sigle, le scelte contrattuali e il rapporto tra sindacato e Stato erano stati gli argomenti sui quali si era avvertita di più la necessità di una parola chiara da parte del vertice sindacale. Epifani è sceso in campo con forza e determinazione, scegliendo un itinerario preciso, anche scomodo, ponendo la confederazione di fronte a una strada coerente e costruita secondo logica e razionalità. La risposta c’è stata, altrettanto forte e immediata. I delegati lo hanno applaudito a lungo per tutta la lettura della relazione e alla fine lo hanno salutato con una standing ovation. Ma anche i vertici di Cisl e Uil gli hanno espresso la loro fiducia, accogliendo le sue proposte, dissentendo dove non erano d’accordo, ma nella sostanza ritrovandosi sullo schema di ragionamento che gli era stato offerto. Eppure Epifani non è stato accomodante, non ha mai cercato il consenso, non ha tentato scorciatoie. A Cisl e Uil ha parlato con la lingua dell’unità. È importante, ha detto, aver ritrovato l’unità d’azione, ma adesso dobbiamo affrontare il problema di come consolidarla. Di qui l’invito a muoversi con «prudenza e determinazione». Cercando da un lato di approfondire la discussione sui temi che dividono, dall’altro di mettere a punto una posizione comune sui temi della democrazia, della rappresentatività e della rappresentanza. Epifani ha proposto di costituire una commissione che studi il problema e cerchi una risposta unitaria, per farne poi oggetto di un negoziato con le imprese. Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno risposto positivamente. Al limite, sono apparsi ancora più dubbiosi di Epifani sulla possibilità di trovare un accordo, tanto che il leader della Cisl ha detto di avere difficoltà a usare il termine unità, preferendo parlare di «convergenze unitarie». Ma hanno detto di sì e la commissione dunque si farà. Unità e contrattazione. Epifani ha invitato tutti a non stupirsi del fatto che cresca la conflittualità nel Paese. Non può accadere altro — ha rilevato — dove si fondono declino economico e diseguaglianza nella redistribuzione del reddito. Si moltiplicano le crisi aziendali, cresce il ricorso alla cassa integrazione, aumentano mobilità e precarietà; non può accadere altro. Ma spesso, ha osservato Epifani, dietro il conflitto c’è anche una forte domanda di partecipazione e democrazia, per sentirsi «più persone e meno oggetti». «Vogliono — ha elencato Epifani — parità di salario a parità di lavoro, turni non massacranti, chiedono rispetto e dignità, vogliono l’attuazione delle regole della contrattazione». «Cose normali», per avere le quali però a volte occorrono «lotte radicali» come ha dimostrato il caso Melfi. Anche per questo allora servono regole certe per lo svolgersi della contrattazione, tanto più a fronte del fatto che il Governo ha abbandonato la politica della concertazione e le imprese, almeno fino ad ora, hanno operato «una forte resistenza all’applicazione di quelle norme». Epifani ha ripercorso le scelte della confederazione per quanto si riferisce ai contenuti normativi ed economici dei contratti, proprio a chiarire che a questi percorsi occorre riferirsi. Poi ha indicato le linee di fondo del modello contrattuale che la Cgil vorrebbe. Un contratto nazionale non depotenziato, perché — ha spiegato Epifani — non crediamo al federalismo contrattuale. Una contrattazione nel territorio soprattutto orientata allo sviluppo e, ma solo per alcune categorie e gli artigiani, a sostituirsi alla contrattazione aziendale. Quest’ultima riqualificata ed estesa. Sostanzialmente due livelli tra loro complementari. Un progetto che la Cgil vuole finire di discutere al proprio interno, per dibatterlo prima con Cisl e Uil, che hanno idee abbastanza differenti, soprattutto sul ruolo del secondo livello, e poi con gli imprenditori.