Epifani apre al sì per smarcarsi dal Cinese

30/04/2003


      mercoledì 30 aprile 2003

      Nella Cgil

      Epifani apre al sì per smarcarsi dal Cinese

          ROMA – Una sola cosa è chiara: per la Cgil è iniziata una lunga via Crucis. A dar retta a chi segue da vicino le vicende sindacali il segretario generale Guglielmo Epifani si è incamminato lungo un percorso che dovrebbe portarlo fuori dalla tutela cofferatiana e ad affermare una visione più pragmatica delle relazioni sindacali. Ma è un percorso lastricato di insidie e pericoli e non è affatto scontato che Epifani ce la faccia. Il paradosso, infatti, è che per dare una sterzata a destra, risindacalizzare la Cgil ed evitare che nasca la Solidarnosc italiana il suo leader è costretto – dagli eventi e da Fausto Bertinotti – a partire con una scelta di segno opposto, il sì al referendum. «Guglielmo non è un comunista ideologico bensì un socialista pragmatico – raccontano i suoi amici -. Ha capito che la prima cosa da fare era raccogliere la domanda della categorie e delle strutture territoriali della Cgil che, in continuità con le mobilitazioni contro l’articolo 18, sono per il sì. E l’ha fatto». A costo di rompere con Sergio Cofferati. Da quando il Cinese è tornato in Pirelli i rapporti con Epifani sono stati altalenanti. Lunghissimi periodi di silenzio intervallati da cicliche «rappacificazioni», quasi sempre in occasioni di manifestazioni e raduni in cui i due hanno avuto la possibilità di parlarsi e di ritrovarsi in sintonia. In parallelo, però, i rapporti di Cofferati con altri segretari confederali della Cgil sono rimasti eccellenti. Insomma mentre il numero uno anche formalmente ci teneva a smarcarsi, gli altri hanno continuato a tenere in piedi una linea di consultazione con l’ex leader. Il tutto contenendo i dissensi al di sotto del livello di guardia e al riparo dai media. Anche i mugugni sulla gestione della Fondazione Di Vittorio, che in partenza doveva essere un qualificato think tank economico-sociale e poi era finito per diventare l’editore di un sito di battaglia politica, erano stati saggiamente dosati.
          Con il referendum, invece, si è passati al confronto in campo aperto. E alle divisioni. Cofferati avrebbe voluto una condotta più prudente nei confronti dell’iniziativa di Rifondazione che considera «contro la Cgil» e non avrebbe mai schierato il suo sindacato sul fronte del sì. Epifani ha tutte le intenzioni di farlo, aspetta il verdetto finale del direttivo previsto per il 6 e 7 maggio ma nella riunione di segreteria della scorsa settimana già si è speso. Da pragmatico, quale lo dipingono i suoi, il segretario generale però ha tenuto in piedi le iniziative unitarie con Cisl e Uil su Mezzogiorno e pensioni e ha cercato addirittura di far vivere un dialogo con la Confindustria su temi decisivi come la ricerca e le infrastrutture. Ma la politica del doppio binario che Epifani ha inaugurato, fino a che punto può dare una somma positiva fatta di consensi interni all’organizzazione e interlocuzioni esterne?
          Il primo banco di prova sarà rappresentato dalle pensioni. Finora Cgil, Cisl e Uil hanno lavorato unitariamente ma il 6 maggio – data fatidica – dopo un nuovo incontro con il governo si dovrà decidere: o si raggiunge un accordo o si proclama un’agitazione. Cisl e Uil resteranno in ogni caso a fianco della Cgil? Se non dovesse avvenire per Epifani sarebbe uno smacco, il binario rimarrebbe unico. La medesima alternativa si porrà per il contratto dei metalmeccanici. Fim e Uilm puntano nella prima decade di maggio a raggiungere l’intesa (separata) e questa volta potrebbe scattare una nuova forma di attuazione dell’accordo che prevede per i lavoratori che lo disconoscono la firma di una dichiarazione di non adesione. Un meccanismo che metterebbe in grave difficoltà la Fiom e obbligherebbe la Cgil a fare corpo unico con la sua categoria più a sinistra. Anche in questo caso Epifani rischia di essere trascinato in una posizione a lui poco congeniale. E che renderebbe difficile, subito dopo, sterzare a destra. Davanti a queste riflessioni, chi ha piena fiducia nel segretario generale obietta che sta pagando contraddizioni lasciategli in eredità dal suo predecessore.
      Dario Di Vico

      L’ARTICOLO 18
          E’ la parte dello Statuto dei lavoratori (legge 300/70) che prevede, nelle aziende con più di 15 addetti, il reintegro
          del lavoratore licenziato senza giusta causa.
          Il reintegro avviene dopo una sentenza di nullità o di annullamento. In alternativa al reintegro il lavoratore può chiedere un indennizzo pari a 15 mensilità
      IL REFERENDUM
          Il 15 e 16 giugno gli italiani saranno chiamati ad esprimersi con un «sì» o con un «no» sull’abolizione del limite dei 15 dipendenti per l’efficacia delle tutele e sull’abolizione delle deroghe che consentono a partiti, sindacati, associazioni senza scopo di lucro e organizzazioni di culto di essere escluse dall’applicazione dell’articolo 18
      SE VINCE IL «SI’»
          Se il quorum fosse raggiunto e vincessero i «sì», le tutele previste dall’articolo 18 sarebbero estese anche alle aziende di piccole dimensioni, alle organizzazioni sindacali, culturali e religiose, ai partiti e alle associazioni senza scopo di lucro i cui dipendenti, in base alla legge 108/90, non beneficiano di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa
      SE VINCE IL «NO»
          Se dovessero prevalere i «no», o qualora non fosse raggiunto il quorum (50%»1 degli aventi diritto), la situazione resterebbe quella attuale, con la tutela dell’articolo 18 limitata ai dipendenti delle aziende con più di 15 addetti che ad oggi, in Italia, sono circa 6,5 milioni;
          i dipendenti di aziende con meno di 15 addetti sono invece poco più di 3 milioni


      Le posizioni sul quesito
          LA CGIL
          Epifani punta al sì
          La segreteria di 12 membri che guida il maggiore sindacato italiano, nella riunione del 23 aprile scorso si è pronunciata con 7 voti contro 5 per il «sì» al referendum. Tra i sette per il «sì» al quesito anche il segretario Guglielmo Epifani. La scelta non è però ancora ufficiale, sarà il direttivo a sancire la posizione il 6 maggio
          L’EX LEADER
          Cofferati in attesa
          Ancora non esplicita la posizione dell’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati. Il presidente della Fondazione Di Vittorio si è sempre detto contrario allo strumento referendario su un tema come quello dell’articolo 18 e ha spiegato che attenderà la scelta ufficiale del sindacato per pronunciarsi. Sembra però interessato all’idea ds di «sterilizzare» la consultazione con l’astensione
          IL PARTITO
          Ds ancora divisi
          Piero Fassino, nella segreteria di ieri ha dato un orientamento forte per una scelta di astensione dei Ds.

          I cofferatiani hanno apprezzato, il Correntone resta però orientato sul «sì», mentre i liberal preferirebbero un «no» all’astensione. Posizione ufficiale solo dopo il voto amministrativo